Lingua e grammatica



 Linguistica


 

 

 

Grammatica generativa      Archivio



Anche grammatica generativo-trasformazionale. Teoria linguistica sviluppatasi dai lavori del linguista statunitense N. Chomsky a partire dagli anni Cinquanta. Il termine "generativo-trasformazionale" rimanda a due tra gli aspetti fondamentali di innovazione di questa teoria: da una parte, sottolinea che la descrizione di una lingua deve fornire, in maniera esplicita e predittiva, una caratterizzazione di ogni sequenza appartenente a quella lingua ("generare" viene inteso appunto nel senso logico-matematico di 'definire esplicitamente'), con una particolare attenzione per la sintassi, in genere trascurata nelle scuole linguistiche precedenti; dall'altra, si riferisce al formalismo proposto per questo scopo che è forse stato maggiormente e piú facilmente recepito, quello dell'apparato trasformazionale ( trasformazione), che mette in relazione i diversi livelli di rappresentazione sintattica di una frase: la struttura profonda e la struttura superficiale ( profonda /superficiale, struttura). Mentre l'impostazione generativa è rimasta immutata in tutta la ricerca seguente, l'aspetto tecnico delle trasformazioni ha via via perso centralità, per cui ci si riferisce ora a questa teoria linguistica semplicemente con grammatica generativa.

1). Fin dalle sue prime enunciazioni, risultano ben chiari gli obiettivi della teoria. La teoria linguistica vuole descrivere la grammatica delle singole lingue, che generi tutte e solo le frasi grammaticali della lingua. Questo equivale a caratterizzare la competenza del parlante/ascoltatore (idealizzato, al fine di astrarre dalle idiosincrasie personali), cioè la conoscenza implicita che ii parlante adulto ha della propria lingua materna. DaI momento che il parlante è in grado di comprendere e produrre, nonché di giudicare come grammaticali o meno ( grammaticalità /agrammaticalità) un numero infinito di frasi della propria lingua, la grammatica deve essere formulata ín modo tale da permettere un uso infinito a partire da un insieme finito di elementi. Essa deve essere un sistema formale, che contiene regole ricorsive (ricorsività) e produce descrizioni strutturali che si possano applicare ad un numero infinito di frasi. Se la teoria linguistica intende caratterizzare la conoscenza implicita del parlante, ricercando la realtà mentale che rende possibile il comportamento linguistico effettivo, essa si configura come una teoria mentalistica (mentalismo /meccanicismo), branca delle scienze cognitive.

La teoria linguistica deve anche stabilire gli aspetti che sono intrinseci al linguaggio, quelle proprietà universali, comuni a tutte le lingue, di cui sono composte le grammatiche delle singole lingue. In questo senso, si vuole determinare il concetto di lingua umana biologicamente possibile, vale a dire distinguere tra i processi grammaticali che si possono trovare nelle lingue naturali e quelli che non possono mai verificarsi. La grammatica universale stabilisce dunque i limiti entro i quali le lingue del mondo possono differire tra loro. L'orientamento universalistico non poteva infatti prescindere dalla ovvia constatazione della variazione linguistica: le lingue si differenziano l'una dall'altra anche in maniera consistente. La ricerca linguistica si trova perciò di fronte a due compiti, solo apparentemente inconciliabili: spiegare gli aspetti universali del linguaggio e spiegare la variazione
linguistica.

2). Valutando il modo in cui il parlante acquisisce la conoscenza della propria lingua madre, Chomsky sottolinea che gli aspetti universali e astratti della lingua non sono deducibili dai dati che costituiscono la sua esperienza linguistica, vale a dire che l' acquisizione linguistica non può avvenire su base comportamentista, come sostenevano gli strutturalisti behavioristi (comportamentismo) a cui si oppone: questi aspetti, devono essere innati, parte della dotazione biologica della specie umana (innatismo). L'argomento della povertà dello stimolo sostiene l'ipotesi dell'esistenza di una predisposizione innata all'acquisizione della lingua, specifica della facoltà del linguaggio. I tempi e i modi dell'acquisizione sono infatti eccezionali: il bambino impara la sua lingua con estrema rapidità e in un'età ben precisa (non oltre il periodo della pubertà), senza insegnamento esplicito e sulla base di dati finiti e frammentari, con una esperienza del tutto personale e dunque parzialmente diversa dagli altri appartenenti alla stessa comunità linguistica, ma seguendo stadi analoghi e arrivando alle stesse intuizioni linguistiche.

Chomsky ha anche mostrato in varie occasioni che le generalizzazioni linguistiche sfuggono a semplici procedure induttive, escludendo di conseguenza che l'acquisizione possa semplicemente far ricorso a tali strategie. Nei primi modelli generativi, essa si configura invece come la scelta, tra tutte le grammatiche teoricamente possibili, di quella compatibile con i dati dell'esperienza. Se piú di una grammatica è compatibile con i dati cui è esposto, il bambino opererà la sua scelta sulla base di una misura di valutazione innata. Dal momento che nessun individuo nasce predisposto ad imparare una lingua in particolare, questo bagaglio innato non può che corrispondere alla grammatica universale.

3). La prima formulazione del modello [Chomsky 1955 e 1957] comprende due tipi di regole: le regole di struttura sintagmatica, che riscrivono i simboli categoriali e introducono gli elementi lessicali creando la struttura di base della frase (es.: S–›NP +VP; NP–› Art + N; Art –› il, ecc.), e le regole trasformazionali (trasformazione), che hanno varie funzioni: permutare l'ordine degli elementi; cambiare le relazioni grammaticali (ad es. nel passaggio dall'attivo al passivo); creare frasi complesse a partire dalla combinazione di frasi semplici. Nella cosiddetta "teoria standard" (elaborata in Chomsky [1965]) tale funzione ricorsiva passa dalle regole trasformazionali alle regole di struttura sintagmatica, che possono reintrodurre lo stesso simbolo teoricamente all'infinito. L'applicazione di queste regole, insieme all'apporto del lessico, introdotto come componente separato, dànno luogo alla struttura profonda di una frase, che viene considerata il livello a cui si applicano le regole per l'interpretazione semantica. Le regole trasformazionali, che vengono "attivate" dalla presenza di indicatori nella struttura (quali NEG(azione), PASS(ivo), ecc.) e applicate in modo ciclico (ciclo trasformazionale), producono la struttura superficiale di una frase.

Mentre da un lato la teoria sintattica dava luogo alla nascita della semantica generativa (ad opera, tra gli altri, di G. Lakoff, J. McCawley, P. Postai e J. R. Ross), che mette in dubbio l'esistenza di un livello di struttura profonda autonomo dal livello di rappresentazione semantica e assume che le regole trasformazionali si applicano alle rappresentazioni semantiche (contenenti tutte le informazioni semantiche e pragmatiche che determinano la comprensione di una frase), formando in questo modo anche gli elementi lessicali complessi e producendo direttamente le strutture superficiali, dall'altro si evolveva nella cosiddetta "teoria standard estesa" [Chomsky 1975 e 1977] : si riconosceva il contributo semantico sia della struttura profonda sia della struttura superficiale (dunque che le trasformazioni "cambiano" il significato), si assumeva l'esistenza di una struttura superficiale (struttura-S) piú astratta rispetto alla effettiva realizzazione fonetica della frase ipotizzando la presenza di tracce e categorie vuote in generale, e si cominciava a formulare condizioni che restringessero il potere espressivo delle regole di base e delle trasformazioni (la teoria X-barra, il principio di conservazione della struttura (aggiunzione), il concetto di soggiacenza, ecc.).

4. La ricerca di una teoria sempre piú restrittiva conduce, a partire dalla fine degli anni Settanta, ad una svolta concettuale, motivata anche da una differente concezione della variazione linguistica. Inizialmente, la differenza tra le lingue veniva attribuita all'esistenza, accanto alle regole universali, di regole particolari a ciascuna lingua (ad es., la regola che inserisce in inglese il verbo di supporto do nelle frasi dichiarative negative e nelle frasi interrogative, regola non esistente nella grammatica dell'italiano). In particolare gli studi svolti su lingue diverse dall'inglese, quali il francese e l'italiano, hanno condotto ad una concezione parzialmente diversa della grammatica universale, che viene a configurarsi come un sistema di "principi" e "parametri": i principi rappresentano quanto vi è di invariante tra le lingue, i parametri sono invece responsabili della variazione linguistica [Chomsky 1981]. Caratteristica di questo modello, detto modello GB (Government and Binding) o teoria della reggenza e del legamento, è il livello di astrattezza e di generalità raggiunto nella formulazione dei principi, che non fanno piú riferimento a costruzioni o regole particolari, ma si applicano ad un gran numero di strutture. Non esisterà piú, ad es., una regola specifica per la formazione delle frasi passive, ma queste risulteranno dall'applicazione di principi distinti, appartenenti a diversi moduli della grammatica (modularità), quali la teoria tematica, la teoria del caso, la regola trasformazionale «Muovi a» (movimento), ecc., che operano nelle frasi passive, ma non solo. Una frase "ben formata" sarà tale se non viola nessuno deí vari principi della grammatica, che funzionano appunto da condizioni di buona formazione delle frasi. Dunque, nozioni come ad es. "costruzione passiva" e "regola del passivo" non conteranno piú come concetti primitivi, ma le frasi passive saranno tra le strutture che non violano alcun principio della grammatica. Data tale astrattezza e generalità di applicazione, ci si aspetta che anche piccole differenze nel modo in cui i principi si applicano nelle varie lingue possano condurre alla grande variazione linguistica superficialmente attestata.
I principi della grammatica, in quanto esprimono caratteristiche universali, sono per ipotesi innati. Nell'ipotesi che anche i parametri, di numero finito e abitualmente considerati binari, siano definiti dalla grammatica universale, l'ambito di variazione tra le lingue non è infinito, ma anch'esso conseguenza di una necessità biologica.

La grammatica di ogni lingua particolare risulta, da una parte, dall'applicazione dei principi invarianti della grammatica universale e, dall'altra, dalla scelta di un particolare valore per ciascuno dei parametri. Sono stati oggetto di particolare discussione il parametro dell'ordine, che concerne l'ordine rispettivo delle categorie lessicali (ad es. nome, verbo, aggettivo, ecc.) e dei loro complementi (in italiano e inglese i complementi seguono il verbo, in turco e giapponese lo precedono), e il parametro del pro-drop (caduta del pronome) o parametro del soggetto nullo, che concerne la possibilità, esistente ad es. in italiano ("Parlo italiano") ma non in inglese ("Speak Italian"), di non realizzare foneticamente il soggetto (che sarà rappresentato da una categoria vuota). In particolare lo studio di quest'ultimo parametro ha messo in evidenza la necessità di una formulazione alquanto astratta dei fattori di variazione linguistica: la grammaticalità di soggetti nulli sembra correlata ad un insieme di proprietà apparentemente indipendenti l'una dall'altra, quali la possibilità di invertire liberamente il soggetto (cfr. "È arrivato Gianni", da contrastare con *"Arrived John"), la possibilità di operare estrazioni a partire da questa posizione postverbale (cfr. "Chi, credi che partirà t,?", da contrastare con "Who, do you think that t, will leave?" e l'applicazione del processo di ristrutturazione. L'ipotesi è che queste caratteristiche, rilevate solo nelle lingue come l'italiano, devono essere tutte ricondotte ad una stessa proprietà astratta, da identificare con il parametro del pro-drop. Un altro aspetto di variazione concerne il livello di rappresentazione in cui un certo processo grammaticale si applica: se nel componente sintattico, con effetti visibili a struttura superficiale, o nel componente di forma logica, astrattamente: ad es., il movimento nella posizione iniziale di frase di un elemento wh- interrogativo si applica in sintassi in italiano e in inglese ("Quando, è arrivato t? / "When, did he arrive t?"), ma in forma logica in giapponese e in francese ("Il est arrivi quand?", accanto a "Quand, est-il arrivé t?"). Nel suo lavoro più recente, Chomsky [1993] discute l'ipotesi che la variazione possa concernere solo quanto vi è di effettivamente tangibile durante il processo di acquisizione, ad es. aspetti morfofonologici, le proprietà dei formativi flessionali, e certe proprietà idiosincratiche delle varie entrate lessicali. Non vi sarà invece alcuna variazione nella applicazione dei principi o nelle proprietà interpretative del componente di forma logica.

5). Dato il modello di "principi e parametri", emerge di conseguenza anche una nuova concezione dell'acquisizione linguistica. Essa consisterebbe non piú nella scelta tra un numero potenzialmente infinito di grammatiche possibili, bensí nel fissare i parametri: .sulla base dell esperienza linguistica cui è eposto, il bambino seleziona, tra i possibili valori di variazione, quello compatibile con questa esperienza. La teoria dei parametri cosi definita ha dato un notevole impulso da una parte agli studi sull'acquisizione del linguaggio, e dall'altra agli studi comparativi, permettendo anche una interazione tra questi ambiti di ricerca molto maggiore di quanto non fosse possibile nel precedente modello di acquisizione.

6). Parallelamente al modello GB, si sono sviluppati altri modelli generativi, quali, tra gli altri, la grammatica lessico-funzionale (L(exical] F[unctional] G[rrammar]), la grammatica relazionale (R[elational] G[rammar]), la grammatica a struttura sintagmatica generalizzata (G[eneralized] P[hrase] S[tructure] G[rammar]). Nell'ambito della grammatica generativa si è sviluppata la fonologia generativa (fonologia; fonologia autosegmentale).


www.parodos.it