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Ironia
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(gr. eironeía 'dissimulazione, finzione'). Inaugurata da Socrate
come strategia maieutica (il chiedere per sapere, l'interrogare
conoscendo già la risposta), studiata da Kierkegaard e da
Jankélevitch, ironia è un atteggiamento verso il mondo che può
diventare uno stile di vita, un modo autocontrollato e lucido
della ricerca della verità.
In retorica, l'ironia è figura particolarmente sfuggente e
complessa. Il suo paradosso consiste nel fatto che per
funzionare deve essere riconoscibile ma se è troppo scoperta
perde
di efficacia e si avvicina all'amarezza del sarcasmo: il
discorso ironico si gioca quindi tra riconoscibilità e
leggerezza.
La definizione tradizionale assimila ironia e antifrasi: ironia
è dire il contrario di ciò che si pensa. Ma l'ironia è piú
sfumata dell'antifrasi, anche quando si tratti di un'antifrasi
enunciativa o illocutoria (atto illocutorio), piú che
proposizionale (proposizione). L'ironia è anche piú sottile
della litote con cui pure condivide l'area dell'understatement.
E, al di là delle apparenze — l'ironia assume volentieri le
vesti della riduzione, della sottovalutazione, del farsi piccoli
—, complesso è il rapporto con l'enfasi. Decisiva per innescare
il discorso ironico è la possibilità di riferimento degli
interlocutori a conoscenze e a valutazioni condivise, ad assunti
di base sul mondo e ad aspettative sulla situazione comunicativa
attualizzata. Questa condivisione e sintonia è condizione
dell'ironia.
Chi fa ironia ha in mente una norma — da qui il moralismo o il
senso di superiorità associati ad alcuni tipi di ironia — alla
quale la realtà dovrebbe conformarsi. L'enunciato ironico è
valutativo. Spesso serve a mettere in luce la distanza dalla
norma che il parlante implicitamente pone o, nei casi piú
convenzionali e di routine, semplicemente evoca, invitando
l'interlocutore a condividerla. E questo vale sia che si intenda
l'ironia soprattutto come capovolgimento antifrastico, come dire
l'opposto di ciò che si pensa, come inversione di senso, sia che
la si intenda, secondo recenti proposte, come citazione di un
discorso proprio o altrui, come eco di un già detto. In questo
secondo caso, sottolineato da Mizzau [1984], l'ironia si basa su
di una proprietà della quale tutti i discorsi sono intessuti: il
dialogismo, la polifonia, l'interdiscorsività, che è
essenzialmente la presenza in ogni enunciazione di enunciazioni
altrui, in un continuo farsi e disfarsi del senso in tensione
dialettica fra l'individuale e il collettivo.
Un ruolo decisivo nella comunicazione ironica hanno i segnali di
ironia che si avvalgono di canali soprattutto prosodici (la
cosiddetta intonazione ironica) e non verbali, mimici, cinesici,
prossemici, tra loro interrelati in modi complessi. L'ironia
presuppone sempre un destinatario, un interlocutore attuale o
virtuale a cui i segnali di ironia sono destinati:
nell'autoironia emittente e destinatario coincidono.
Nelle forme piú maligne di ironia, in cui prevale l'intento
derisorio, è possibile distinguere un destinatario vittima e un
destinatario complice: l'interlocutore attualizzato non è il
vero destinatario ma la vittima inconsapevole dell'ironia da cui
rimane esduso non essendo in grado di coglierne i segnali
diretti ad un terzo personaggio, reale o immaginario: il
destinatario complice.
Nel modello conversazionale di Grice, l'ironia deriva da una
palese violazione di una massima conversazionale che fa scattare
implicature: l'ironia è per Grice un'implicatura
conversazionale. Per un'analisi dell'ironia sembra comunque
utile spostare l'attenzione da un'intenzionalità, sempre
incerta, a un effetto di senso, una perlocuzione (atto
perlocutorio), attualizzato da un interprete. E questo anche
perché, tranne che in esempi artificiali, l'ironia non è
confinata in una singola frase ma risulta, in modo ora piú netto
ora piú sfumato, da una sequenza interattiva, che può diventare
strategia o stile.
L'analisi dell'ironia può utilmente avvalersi di integrazioni
dalla psicolinguistica (come ad es. avviene in Groeben e Schede
[1985]) e dall'indagine microsociologica. In particolare, molte
delle consuete caratterizzazioni dell'ironia sembrano
ridistribuibili nelle categorie, di origine etnometodologica, di
salvaguardia o minaccia della faccia, propria o altrui; i due
tipi principali di ironia sembrano infatti essere l'ironia
autodifensiva e l'ironia aggressiva. Ma l'analisi dell'ironia,
specialmente delle sue forme piú disinteressate e ludiche,
rimane compito arduo: non a torto i latini chiamavano l'ironia
illusio.
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