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Langue/parole
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Questa coppia di termini si è diffusa attraverso il Cours di
Saussure [1916]. La resa di questi due termini nelle varie
lingue si è rivelata problematica. In italiano, fra le varie
soluzioni adottate, troviamo lingua/parola, o i termini francesi
conservati nella forma originale (uso a cui ci atteniamo qui).
Nella coppia opositiva (o, come si suol dire, dicotomia)
langue/parole convergono e si sovrappongono varie distinzioni
come quella fra sociale e individuale, fra sistema e struttura,
fra codice e messaggio, fra paradigmatica e sintagmatica, fra
potenza e atto [Lepschy 1989].
La langue appartiene alla società più che all'individuo, è il
sistema (per es. la lingua italiana) in base al quale si
producono singole strutture fonologiche, morfologiche e
sintattiche: per es. la sequenza di [m] e [a] nella sillaba ma;
la serie di formativi (prefisso, tema, infisso, suffisso,
desinenza) nella parola illumin-azion-e; o di parole, nella
proposizione "Il gatto si è addormentato". La langue in quanto
sistema può essere vista come un "codice", costituito da
"inventari paradigmatici" (di fonemi, o di lettere dell'alfabeto
se pensiamo alla scrittura, o di forme flesse, come negli schemi
delle declinazioni o coniugazioni riportati nelle grammatiche, o
di parole, elencate, di solito in ordine alfabetico, nei
vocabolari) e di regole per il loro impiego, che costituiscono
l'" aspetto potenziale" del linguaggio.
La parole, che è sempre di un singolo individuo, consiste di
strutture che possono essere viste come "messaggi", formati in
base a un dato codice, "sequenze sintagmatiche" di elementi
ricavati dagli inventari paradigmatici, "messa in atto"
effettiva, nel discorso, delle possibilità offerte in potenza
dalla langue.
Nell'uso di Saussure si può anche trovare che della langue si
sottolinea l'aspetto psicologico, mentre della parole viene
messo in rilievo il lato fisiologico, l'aspetto materiale.
D'altra parte della Iangue si parla come di un oggetto concreto
di analisi linguistica, in maniera che per noi oggi sarebbe
possibile riferire all'astrazione caratteristica del metodo
scientifico, che cerca generalizzazioni sottostanti alla
variabilità dei singoli casi concreti.
Parzialmente analoga è la distinzione di Chomsky fra competenza
ed esecuzione, per cui conviene essere coscienti del pericolo di
reinterpretare, anacronisticamente, la dicotomia saussuriana
alla luce di quella chomskyana. Fra le differenze piú ovvie
ricordiamo che la Iangue per Saussure è sociale, mentre la
competenza per Chomsky è individuale; e che la sintassi, per
Saussure, sia pure con qualche incertezza, pare situarsi sul
versante della parole, in quanto viene rinviata all'iniziativa
del singolo, che produce messaggi specifici, nel corso dell'atto
linguistico, mentre essa occupa un posto centrale nella nozione
chomskiana di competenza.
La riluttanza di Saussure a riconoscere la possibilità o la
legittimità di una linguistica della parole, da un lato ha
provocato le critiche di filologi e glottologi che in essa hanno
visto una delle cause della propensione, giudicata eccessiva,
nella linguistica moderna, per la teoria, a scapito dell'analisi
dei dati, della documentazione effettiva fornita dai testi.
Dall'altro lato si sono avute delle critiche, di ispirazione
sociolinguistica, secondo le quali Saussure disconosce (di
fatto, se non in teoria) le radici sociali dell'atto di parole,
e le implicazioni di tipo ideologico-politico, invece che
puramente psicologico, nella nozione di langue.
Labov [1972b] ha messo in luce, nella dicotomia saussuriana, un
elemento paradossale, per cui lo studio della langue, definita
come fatto sociale, si basa sull'introspezione del singolo, e lo
studio della parole, fatto individuale, si basa sull'indagine di
scambi linguistici che presuppongono la natura sociale del
linguaggio. Va anche notato che la nozione di Iangue è
penetrata, al di là della linguistica, nella critica in senso
lato, per cui si trovano riferimenti alla nozione di "Iangue
letteraria" o di "langue poetica", come sistemi dotati di una
loro codificazione, distinta da quella generale della lingua
dell'uso medio.
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