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Linearità
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Nel Cours di Saussure [1916], la linearità, insieme
all'arbitrarietà, viene presentata come una delle
caratteristiche fondamentali del segno linguistico. Di fatto la
sua importanza non viene poi illustrata, ed è stata contestata
da vari linguisti [Lepschy 1979].
C'è un aspetto intuitivo che può apparire ovvio: le unità
linguistiche che costituiscono i nostri discorsi (suoni,
morfemi, parole, sintagmi) si susseguono, l'una dopo l'altra,
linearmente. Non possono essere simultanee. Non possiamo
pronunciare [a] ed [o] allo stesso tempo, non possiamo dire due
cose contemporaneamente, se non nei giochi di parole: ma anche
una frase ambigua riceve le sue due interpretazioni una dopo
l'altra. Le frasi hanno una sola dimensione. Ricorderemo alcune
delle obiezioni che sono state formulate, e che possono servire
anche a chiarire certi aspetti della stessa nozione di
linearità:
1 ) i fonemi (si vedano le teorie della Scuola di Praga) vengono
analizzati in tratti distintivi, che si presentano
simultaneamente, e non successivamente: per es., una [b] è
costituita da vari tratti (occlusione, bilabialità, sonorità,
ecc.);
2) l'analisi prosodica ha isolato delle strutture intonative e
accentuali che sembrano sovrapposte a quelle fonologiche, e
coesistenti con esse (a volte vengono infatti designate come
"soprasegmentali"; segmentale), per cui il filo del discorso si
rivela come ritorto, consistente di vari fili attorcigliati, di
natura diversa: l'espressione "Verrà?" è, dal punto di vista del
messaggio acustico, lineare, ma una volta analizzata si rivela
costituita non solo da una sequenza di fonemi, ma anche da una
struttura accentuale ossitona e da un andamento intonativo
ascendente, che si possono trovare anche in parole diverse;
3) i rapporti sintattici fra i vari membri di una frase non
sembrano rappresentabili linearmente, ma richiedono quei grafi
bidimensionali che si chiamano ad albero: la struttura
sintattica non coincide con la successione lineare dei
formativi;
4) altri dubbi emergono considerando la rappresentazione grafica
del discorso, che si svolge su due dimensioni: le lettere hanno
un'altezza e una lunghezza, e le parole possono essere scritte
lungo direzioni diverse, come nei manifesti futuristi, o nelle
scritture iconiche, come la seguente
C
R
CROCE
C
E
per la quale è difficile pensare a un corrispondente fonico. Si
noti infine che Saussure parlava della linearità del
significante, dando per scontato che per il significato tale
nozione non fosse pertinente: non è infatti chiaro quale
potrebbe essere l'ordinamento lineare degli elementi che
costituiscono il significato di un morfema, o di una frase.
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