Lingua e grammatica



 Linguistica


 

 

 

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Col termine linguistica si è soliti definire lo studio scientifico, peraltro condotto secondo le piú diverse ottiche interpretative, del linguaggio umano in tutte le sue possibili manifestazioni – comprendendo queste ultime, in generale, le lingue storicamente attestate, i rapporti che possono stabilirsi fra di esse sul piano di una classificazione in termini di parentela genetica o di affinità tipologica, le componenti (fonetiche, morfosintattiche, lessicali e semantiche) loro costitutive – ma con il presupposto di fondo che lo studio in questione, modernamente inteso, si attui comunque «per mezzo di osservazioni, controllate e verificabili empiricamente con riferimento ad una qualche teoria generale della struttura linguistica» [Lyons 1968]. In tal senso si è spesso voluto contrapporre una linguistica "scientifica" – identificata ora con la grammatica storico-comparativa dell'Ottocento (grammatica comparata), ora invece con la teoresi saussuriana o postsaussuriana – ad una Iinguistica "prescientifica", in quanto tale non ancora consapevolmente costituitasi come scienza autonoma, con propri metodi e specifiche finalità di studio. Una distinzione del genere appare tuttavia di assai dubbia pertinenza – se non totalmente destituita di fondamento – sul piano di una corretta storicizzazione del pensiero linguistico, ed è forse opportuno qui ribadire che la "scientificità" della Iinguistica non può in alcun modo qualificarsi come acquisizione recente: al pari, evidentemente, di ogni altra disciplina scientifica, la linguistica– comprendente, nell'accezione più generale del termine, qualsiasi tipo di riflessione sul linguaggio – è sorta e si è sviluppata con modalità e ad opera di sollecitazioni diverse nei vari sistemi culturali che si sono via via succeduti nella storia sin dall'epoca piú antica; se – poniamo – i Cinesi, gli antichi Indiani, i Greci e gli Arabi hanno attentamente analizzato le proprie realtà linguistiche, è altrettanto vero che le loro analisi rinviano, manifestamente o subliminalmente, a specifici modelli interpretativi, ai paradigmi culturali di riferimento di volta in volta inerenti agli sviluppi del pensiero, dell'ideologia, della religione, delle istituzioni politiche e sociali che hanno caratterizzato le loro rispettive civiltà. Sí potrà allora riconoscere, senza alcuna ombra di dubbio, che è realmente esistita sia una Iinguistica cinese, sia una Iinguistica indiana, greca, araba, e cosí via, sino alle correnti interpretative moderne e contemporanee, la cui etichettatura è quanto meno sovranazionale (si è potuto, ad es., ragionevolmente contrapporre, negli ultimi decenni del nostro secolo, una Iinguistica europea ad Iinguistica americana); ed è altresí usuale parlare di Iinguistica classica, medioevale, rinascimentale, illuminista, romantica od ottocentesca, ecc., in coincidenza con le denominazioni delle grandi epoche storiche, o qualificare il termine Iinguistica con opportuni attributi specificativi che ne identifichino gli stretti rapporti diversamente contratti con le principali correnti di pensiero succedutesi nei secoli sino ad oggi (si possono di fatto riconoscere una Iinguistica empirista ed una Iinguistica razionalista, una linguistica positivista ed una Iinguistica idealista, una Iinguistica strutturale variamente ramificata ed una linguistica marxista).

In generale, è dunque di pertinenza della linguistica qualsivoglia analisi della lingua – sia essa scritta che (soprattutto) parlata – condotta in chiave rigorosamente descrittiva o in concomitanza a finalità normativo-prescrittive, sul piano sincronico o diacronico, con prevalenti interessi sintagmatici o paradigmatici, incentrata sull'aspetto formale o sostanziale del linguaggio, rapportata a un modello interpretativo icastico (come la configurazione della materia o del corpo umano) o anicastico (come nel caso dei modelli matematici, di complessa e sofisticata formalizzazione, che stanno alla base della ricerca moderna e contemporanea). In particolare, tenendo conto delle molteplici articolazioni oggi assunte dalla disciplina, e in base agli specifici oggetti o settori di studio, alle diverse direzioni di indagine e ai metodi che ne improntano le differenti prospettive di analisi, si possono distinguere, da un lato, una Iinguistica indoeuropea, ugrofinnica, semitica, germanica, slava, latina, romanza, inglese, italiana, francese, ecc., dall'altro lato una Iinguistica generale, o teorica, orientata – secondo gli intendimenti di Saussure e dello stesso Meillet – allo studio delle modalità e delle condizioni di funzionamento dei sistemi linguistici; quindi una Iinguistica diacronica, o storica, o storico-comparativa, strettamente interessata sia ai problemi riguardanti i mutamenti e le trasformazioni che coinvolgono le lingue considerate nella loro dimensione temporale, sia al confronto di piú lingue geneticamente imparentate, al fine di ricostruirne le fasi arcaiche non documentate e di ipotizzarne la lingua madre responsabile della loro parentela (come nel caso dell'indoeuropeo, ricostruibile mediante il confronto di antico indiano, greco, latino, lingue celtiche, germaniche, slave, ecc.), ed una Iinguistica sincronica o descrittiva, tesa invece a indagare una determinata lingua in un preciso momento della sua evoluzione storica, secondo modalità di analisi "interna" che nell'ambito delle scuole postsaussuriane hanno costituito l'indispensabile presupposto di fondo per l'affermarsi dei vari indirizzi della cosiddetta linguistica strutturale (strutturalismo). Si possono inoltre distinguere una linguistica antropologica (etnolinguistica), una linguistica areale (o spaziale), e, fra le articolazioni piú recenti della disciplina, una linguistica applicata, una linguistica contrastiva una Iinguistica formale (con riferimento alla logica formale, di cui assume determinati requisiti procedurali, come nel caso della grammatica generativa), una linguistica quantitativa (altrimenti definita Iinguistica statistica), una linguistica matematica (che comprende anche la teoria dell'informazione, il vasto ambito delle ricerche riguardanti i problemi della traduzione automatica, nonché le metodologie della cosiddetta linguistica computazionale, cui compete lo studio dei modelli matematici applicati ai dati linguistici e destinati all'elaborazione elettronica), una Iinguistica pragmatica (denominazione ormai invalsa nell'uso, ma scorretta e fuorviante, giacché è traduzione erronea del ted. linguistische Pragmatik, propriamente 'pragmatica linguistica'), una linguistica testuale e una linguistica tipologica. Si ricorderà infine che alcuni settori della linguistica ove piú forte è stata l'interazione con altre scienze hanno dato origine, nel corso degli ultimi decenni, a singole discipline specialistiche quali la biolinguistica (che ha per oggetto di indagine i fondamenti biologici del linguaggio), l'etnolinguistica, la psicolinguistica e la sociolinguistica, né è da sottovalutare l'apporto che la linguistica ha dato ai più recenti sviluppi dell'antropologia e della psicanalisi, della poetica e della narratologia, della semiologia-semiotica in generale, oltre che agli studi di prossemica e di intelligenza artificiale.

Quanto alla storia del termine, si tratta di un prestito dal fr. linguistique (testimoniato agli inizi del XIX sec. e prestito, a sua volta, dal ted. Linguistik), usato anche da G. I. Ascoli dal 1854 nei suoi primi lavori scientifici, ma già precedentemente registrato dai compilatori del Panlessico italiano, ossia dizionario universale della lingua italiana (Venezia 1839) e da F. Ugolini nel Vocabolario di parole e modi errati (Urbino 1848), nell'accezione di « scienza del linguaggio articolato ». Avversato in seguito dal Dizionario della lingua italiana di N. Tommaseo e B. Bellini (Torino 18651879), il termine fu dall'Ascoli stesso sostituito con glottologia, voce destinata per quasi un secolo a restarne l'equivalente – e piú spesso, sulla scia ascoliana, a sostituirlo del tutto – nella tradizione italiana degli studi di linguistica, ma ancor oggi conservatasi come denominazione corrente della materia nel nostro ordinamento universitario, e comunque non necessariamente configurantesi in tutto e per tutto come sinonimo di linguistica, giacché in piú di un caso essa qualifica prevalentemente l'analisi storico-comparativa delle lingue indoeuropee.



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