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Logica formale
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La logica si occupa della
relazione di deducibilità (o inferibilità, o conseguenza: questi
termini possono essere usati come sinonimi, a meno che non si
siano attribuiti loro significati distinti mediante opportune
stipulazioni definitorie). Un enunciato E è deducibile dagli
enunciati E1, En se non è possibile che E1,..., En siano tutti
veri senza che sia vero anche E. In certi casi, la deducibilità
di un enunciato da altri enunciati non dipende dallo specifico
contenuto degli enunciati in questione, ed è di questi casi in
particolare che tratta la logica.
Il punto può essere chiarito con un paio di esempi. L'enunciato
1) "Maria non è la moglie di Paolo" è certamente deducibile
dall'enunciato 2) "Paolo è scapolo" (non è possibile che 2) sia
vero senza che sia vero anche 1)); ma ciò dipende dallo
specifico contenuto dei due enunciati, dal fatto che chi non è
sposato non ha moglie e che "scapolo" vuole dire appunto 'non
sposato'. Si considerino invece gli enunciati 3) "Ogni filosofo
è povero", 4) "Ogni povero è infelice" e 5) "Ogni filosofo è
infelice". 5) è ovviamente deducibile da 3) e 4) e, altrettanto
ovviamente, il sussistere di questo nesso di deducibilità non ha
niente a che vedere con ciò di cui questi enunciati parlano (se
in 3-5) si sostituiscono "filosofo", "povero",
"infelice" con altri termini scelti a piacere, si ottengono
ancora tre enunciati tali che il terzo è deducibile dai primi
due: ad es., "Ogni felino è carnivoro", "Ogni carnivoro è
pericoloso", "Ogni felino è pericoloso"). Si può dire che 5) è
logicamente deducibile da (ovvero che è conseguenza logica di)
3) e 4).
Il motivo per cui si parla di logica formale è che, fin
dall'antichità, i logici hanno cercato di caratterizzare i
rapporti di conseguenza logica tra enunciati facendo riferimento
soltanto alla forma, cioè alla configurazione sintattica, degli
enunciati stessi (anche se poi, per giustificare una tale
caratterizzazione, si deve inevitabilmente ricorrere a
considerazioni di ordine semantico: ad es., si può enunciare il
principio per cui, dati tre enunciati rispettivamente della
forma "Ogni A è B", "Ogni B è C" e "Ogni A è C", il terzo è
conseguenza logica dei primi due; il principio fa riferimento
soltanto alla forma degli enunciati, ma è ovvio che la sua
validità dipende da fatti semantici, in particolare dal
significato di "ogni"). Al punto di vista formale già si
atteneva con coerenza Aristotele negli Analitici Primi, dove,
com'è noto, venivano indagati i diversi tipi di ragionamento
sillogistico (di cui 3-5) è un esempio).
La teoria aristotelica del sillogismo rappresenta senza dubbio
il contributo piú rilevante alla logica formale prima della
grande rinascita della logica tra Ottocento e Novecento, quando
il desiderio di comprendere a fondo e di padroneggiare le
modalità di ragionamento impiegate nelle dimostrazioni
matematiche induce gli studiosi ad affrontare la problematica
logica in una prospettiva nuova, con l'ausilio di una nuova e
potente strumentazione concettuale. Questa strumentazione
concettuale è a sua volta di tipo matematico, per cui
l'espressione logica matematica, usata spesso per designare la
versione contemporanea della logica formale può essere intesa in
due modi: o nel senso di 'logica della matematica', con
riferimento a quello che è stato, almeno all'inizio, il suo
oggetto privilegiato, oppure nel senso di `logica che si avvale
di metodi matematici'. Un passo decisivo nella creazione della
nuova logica è stato il ricorso alla formalizzazione. L'analisi
dei nessi di conseguenza non riguarda piú gli enunciati del
linguaggio naturale, bensí gli enunciati di opportuni linguaggi
formali, che del linguaggio naturale evitano le ambiguità, le
indeterminatezze e le complicazioni indebite.
Una volta fissato un certo linguaggio formale, si formulano poi,
in termini puramente sintattici, regole algoritmiche che
consentono di derivare enunciati da altri enunciati. Le regole
devono essere tali che, se consentono di derivare E da E1,...
En, allora E è conseguenza logica di E1,... En. Regole che
soddisfino questa condizione, si dicono "corrette" Il problema
fondamentale che si pone a questo punto è se, oltre che
corrette, le regole di derivazione possano essere anche
complete, se cioè possano essere formulate in modo tale da
permettere di derivare E da E1,... En, tutte le volte che E è
conseguenza logica di E1,... En (completezza/ correttezza). Per
la cosiddetta logica dei predicati del primo ordine - che è, in
un certo senso, il cuore della logica formale come oggi la si
intende -, questo problema ammette una soluzione positiva.
La logica dei predicati del primo ordine è la logica dei
linguaggi in qui si possono costruire enunciati complessi a
partire da enunciati semplici solo introducento connettivi
verofunzionali o quantificatori che operano su individui. (Il
frammento della logica dei predicati che codifica le relazioni
di conseguenza logica determinate dal significato dei connettivi
è noto come logica proposizionale. La dicitura "logica dei
predicati del primo ordine" allude al fatto che si considera qui
soltanto la quantificazione su individui: le logiche che
contemplano anche la possibilità di quantificare su proprietà di
individui, proprietà di proprietà di individui, ecc. sono
chiamate logiche di ordine superiore).
Come si è detto, dunque, per la logica dei predicati del primo
ordine il problema della completezza ha soluzione positiva: si
può formulare un sistema di regole tale che, se E, E1,... En,
sono enunciati di un linguaggio del tipo descritto, E è
conseguenza logica di E1,... En, se e soltanto se E è derivabile
da E1,... En, in base alle regole.
Il primo sistema di regole completo per la logica dei predicati
è quello proposto da Gottlob Frege nella sua Ideografia [1879].
La dimostrazione del fatto che sistemi del genere sono
effettivamente completi fu pubblicata da Kurt Gòdel nel 1930, e
costituisce uno dei risultati capitali della logica
contemporanea. (Lo stesso Gòdel dimostrò che le logiche di
ordine superiore sono invece incomplete).
La logica dei predicati del primo ordine deve la sua centralità
al fatto di codificare una relazione di conseguenza che si basa
sulla nozione tradizionale di verità e che bisogna prendere per
buona se si vogliono giustificare i modi di ragionare impiegati
di solito in matematica: a questo ci si riferisce oggi quando si
parla di logica classica. Sono però possibili anche delle
alternative. Un esempio di particolare interesse è quello della
logica intuizionista, che trae la sua motivazione dall'originale
filosofia della matematica di J. E. Brouwer. Nella logica
intuizionista, alcune leggi della logica classica (come la legge
del terzo escluso: "A oppure non A") vengono lasciate cadere. Se
la logica intuizionista costituisce un'alternativa alla logica
classica, altri sistemi di logica ampiamente studiati sono
invece estensioni della logica classica: è il caso delle logiche
modali (che cercano di fare luce sui nessi deduttivi in cui sono
coinvolti i concetti di necessità, possibilità, e simili), delle
logiche temporali (che tengono conto del fatto che il valore di
verità di un enunciato
può variare con il tempo), delle logiche epistemiche (logiche
del conoscere e del credere), ecc.
Sistemi logici di questo tipo sono spesso classificati sotto la
rubrica logica filosofica, che alcuni giudicano però un po'
fuorviante. In effetti, sarebbe un errore pensare che esista
oggi una contrapposizione netta tra logica matematica e logica
filosofica: per un verso, tutta quanta la logica ha, ovviamente,
una grande rilevanza filosofica; per un altro verso, anche
nell'ambito della cosiddetta logica filosofica si lavora ormai
con strumenti matematici.
La metalogica è lo studio delle proprietà dei sistemi logici: un
tipico esempio di risultato metalogico è la dimostrazione
gódeliana, citata sopra, della completezza della logica dei
predicati del primo ordine. In realtà, la costruzione di nuovi
linguaggi formali e la formulazione di nuovi sistemi di
derivazione logica costituisce solo una parte (quantitativamente
neppure tanto importante) dell'attività dei logici
contemporanei, i quali si cimentano per lo piú appunto con
questioni di indole metalogica.
Due aree di ricerca tradizionalmente molto coltivate sono quella
della teoria della dimostrazione e quella della teoria dei
modelli. Nella prima ci si mantiene ad un livello puramente
sintattico, mentre nella seconda si tiene conto della dimensione
semantica e si indaga la capacità dei diversi linguaggi formali
di descrivere strutture. Nei manuali di logica compaiono poi
spesso sezioni dedicate alla teoria degli insiemi e alla teoria
della ricorsività. Si tratta di due discipline matematiche
autonome, ma è indubbio che i loro legami storici e teorici con
la logica sono profondi.
Sebbene nessuno, oggi, consideri piú la teoria degli insiemi
parte della logica, non si può dimenticare che agli occhi di
autori come Frege e Russell logica e teoria degli insiemi erano
sostanzialmente tutt'uno. In seguito, concetti e tecniche
insiemistiche hanno continuato a svolgere in logica un ruolo
preminente, e lo studio dell'organizzazione logica della teoria
degli insiemi ha condotto ad alcuni dei risultati piú notevoli
della matematica novecentesca, come quelli concernenti la
cosiddetta ipotesi del continuo. Quanto alla teoria della
ricorsività – che offre un'esplicazione rigorosa della nozione
di algoritmo e che fornisce alla computer-science le coordinate
concettuali più astratte e generali – consente la formulazione
precisa e la soluzione di problemi metalogici cruciali. Ad es.,
è con i metodi della teoria della ricorsività che, negli anni
Trenta, A. Church e (indipendentemente) A. Turing dimostrarono
l'indecidibilità della logica dei predicati del primo ordine:
non esiste nessun metodo puramente meccanico che, per ogni
scelta E, E1,... En, di enunciati della logica dei predicati,
consenta di decidere in un numero finito di passi se E è
derivabile da E1,... En, oppure no.
Complessa è la vicenda dei rapporti tra logica e studio del
linguaggio naturale. Il ricorso alla formalizzazione veniva
spesso motivata, dai pioneri della logica moderna, sottolineando
l'imperfezione e l'inaffidabilità del linguaggio naturale; la
contrapposizione tra linguaggio naturale e linguaggi
formalizzati – fonte di pseudoproblemi filosofici il primo,
strumenti di chiarificazione i secondi – è stato poi uno dei
temi prediletti del neopositivismo. Dal canto loro, i linguisti
hanno a lungo ignorato ciò che i logici andavano facendo.
Chomsky, nella prima fase delle sue ricerche, si è rifatto a
nozioni e metodi della teoria della ricorsività nell'elaborare
l'idea di grammatica come algoritmo generante tutte e sole le
frasi di una lingua, sebbene fin dall'inizio abbia fermamente
rifiutato qualsiasi assimilazione frettolosa delle lingue
naturali ai linguaggi formali dai logici. Relativamente recente
è l'idea che l'apparato tecnico-concettuale della logica (in
particolare, della teoria dei modelli) possa essere direttamente
utilizzato per l'analisi semantica del linguaggio naturale, come
accade nella grammatica di Montague. |