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Mentalismo /meccanicismo
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In ambito linguistico
l'opposizione fra mentalismo e meccanicismo richiama quella fra
due grandi linguisti americani della prima metà del Novecento,
Edward Sapir e
Leonard Bloomfield, considerati rappresentanti
del mentalismo il primo e del meccanicismo (o del
comportamentismo) il secondo. Dopo il prevalere della Scuola dí
Bloomfield si è avuta una vigorosa riaffermazione del
mentalismo, con la linguistica generativa di Chomsky.
Il mentalismo si propone di affrontare i fenomeni della mente (e
in particolare il linguaggio) nei termini a loro propri, cioè
secondo nozioni astratte, non riducibili a meccanismi di stimolo
e risposta, o di cause ed effetti verificabili in base al
funzionamento del supporto materiale (fisiologico) delle nostre
attività mentali. Il contrasto fra queste due posizioni pare
spesso riconducibile a scelte di fondo, filosofiche e
ideologiche, più che alla effettiva spiegazione del
funzionamento del linguaggio.
La convinzione che per spiegare i fatti linguistici occorra
osservare i loro correlati materiali e le attività biochimiche
del cervello (o comunque il ' comportamento dell'individuo),
corretta o sbagliata che sia in linea di principio, non ci
avvicina alla soluzione di nessun problema linguistico, e si
rivela semmai piú ingombrante di un atteggiamento mentalista che
lascia maggior libertà nella scelta di metodi e criteri adatti
alla ricerca.
Il mentalismo.nella forma assunta dalla grammatica generativa,
si rivela del resto coerente con la moderna filosofia della
scienza e mira non a spiegare approssimative e intuitive, ma
all'uso di appropriate formulazioni logico-matematiche.
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