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Metalinguaggio
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(gr. metti 'sopra, oltre' +
linguaggio, `linguaggio che ha per oggetto il linguaggio').
Neologismo introdotto nel repertorio terminologico della
linguistica per indicare la prerogativa specifica ed esclusiva
del linguaggio verbale di codificare messaggi aventi come
contenuto il linguaggio stesso.
Sono riflessioni metalinguistiche considerazioni frequentemente
udibili nell'uso quotidiano del tipo che cosa intendi
esattamente con questa parola?, oppure, in un ambito piú
tecnico, il verbo "essere" può avere funzione di copula.
La capacità tipica dell'uomo di comunicare pensieri e
valutazioni che assumano come oggetto lo stesso strumento di
comunicazione deriva in primo luogo dalla costante ed
indubitabile presenza di una riflessione che il parlante formula
sul sistema (o i sistemi) linguistico di sua competenza. Su
questa base, intrinseca nella natura stessa della facoltà del
linguaggio, si innesta la linguistica come scienza che assume
programmaticamente il fenomeno lingua e le singole lingue
naturali come oggetto di analisi scientifica. Si può, pertanto,
sostenere con legittimità che la linguistica come scienza nasce
al momento in cui l'istintiva riflessione metalinguistica del
parlante viene trasferita a quei livelli di astrazione e di
formalizzazione, che ne garantiscono l'attendibilità ed il
rigore sul piano dei metodi e dei risultati.
La riprova di quanto sopra sostenuto risiede nel carattere
empirico delle pur acute osservazioni che i primi "linguisti"
ante litteram della cultura occidentale hanno dedicato ai propri
sistemi linguistici o, piú raramente, al linguaggio tout court.
Dall'India alla Grecia classica a Roma antica, le grammatiche di
sanscrito, greco e latino, redatte in un arco cronologico che
abbraccia oltre un millennio (dal IV sec. a. C., epoca di
composizione di una grammatica indiana ad opera di Panini, al VI
sec. d. C., quando viene redatto il manuale di grammatica latina
di Prisciano), sono un prezioso serbatoio di considerazioni
metalinguistiche, il cui carattere impressionistico e, in
qualche misura almeno, prescientifico non ne inficia
l'importanza come testimonianze della capacità innata di
riflettere sul funzionamento dei meccanismi linguistici e
dipendente da certi tratti costitutivi che differenziano il
linguaggio verbale dagli altri sistemi di comunicazione.
Il linguaggio verbale è infatti lineare, segmentabile e, ciò che
piú conta è in grado dí creare una quantità pressochè infinita
di messaggi con un numero limitato di unità (economia
linguistica). Queste proprietà consentono indubbiamente non solo
di riformulare in diversi modi íl medesimo messaggio, ma anche
di assumere come contenuto il mezzo di codfficazione e
trasmissione deI messaggio stesso.
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