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Metonimia      Archivio



(gr. metonymia, lat. metonymia, denominatio 'scambio di nome'). Classificata da Fontanier [1827-30] come tropo di corrispondenza, da Lausberg [1949] come tropo per spostamento di limite oltre il campo del contenuto concettuale. La metonimia designa un'entità per mezzo di un nome di un'altra entità che sta alla prima come la causa sta all'effetto ("ad opera di chi?", "perché?"), oppure che le corrisponda per relazioni in qualche modo interdipendenti ("dove?", "in che modo? "). Le definizioni indicano sia le relazioni della metonimia rispetto alla sineddoche e alla metafora, sia i principali tipi di metonimia perché qualificano i rapporti di reciproca dipendenza che sussistono tra le due entità e che rispondono ai loti: cur?, quomodo?, ubi?, quemadmodum?. Per Eco [1984] l'operazione metonimica consiste nella sostituzione di un sema per il semema e viceversa. Sono metonimie della causa per l'effetto nominare l'autore per l'opera: ascolto Mozart; il produttore per il prodotto: veste Armani; il proprietario per la cosa posseduta: Federico va a duecento all'ora; il patrono per la chiesa: i concerti a San Filippo; la divinità per i suoi attributi o per la sua potenza simbolica: le frecce di Cupido; o ancora nominare il mezzo grazie al quale si è raggiunto un fine: hai fatto un ottimo lavoro. I rapporti sono sempre reversibili, dunque si hanno metonimie di effetto per la causa, con frequenti passaggi dal concreto all'astratto, quando si parla di una persona che è una gioia, o una sciagura, di grandi amicizie, di sfiorite bellezze, ecc. Altrettanto varie e frequenti le metonimie fondate sul rapporto tra contenente e contenuto: bere una bottiglia; tra strumento e chi lo adopera: i violini dei Wiener, un ottimo pennello; tra qualità fisica e morale: buon sangue non mente, un uomo senza cuore, senza cervello; o le sostituzioni del luogo per i suoi abitanti: la tragedia della Bosnia; della località di produzione per il prodotto: un Bordeaux; della marca per il prodotto: un Rolex, un'Alfa. Molte inoltre le metonimie del simbolo, alcune di lunga tradizione: armi per 'guerra', alloro per 'gloria poetica'; altre favorite dagli stereotipi e dalle convenzioni culturali e ideologiche che continuamente si rinnovano: ieri si parlava di camicie nere, o rosse, oggi assai dí piú di squadre di calcio e quindi di maglie granata, giallorosse, ecc.; è tramontata la falce e il martello, ma si parla della Quercia o dei Verdi (che è antonomasia metonimica); agli azzurri —in qualunque sport — sono sempre affidate le speranze dell'Italia, e cosí via. È altrettanto diffuso l'uso di denominare la sede per l'istituzione o gli organi di governo, o l'industria: Palazzo Chigi o Palazzo Madama, il Cremlino, la Casa Bianca, Corso Marconi, Foro Bonaparte, il Vaticano. Molte di esse sono catacresi di metonimia, come i nomi di molte monete antiche (il carlino, il napoleone, il luigi) e documentano il passaggio dal nome proprio al nome comune [Migliorini 1927], ad es. le unità di misura che traggono il nome dagli scienziati: voli, ampere, curie, gauss, newton. Il meccanismo metonimico è un fattore importante di polisemia nella dinamica linguistica, in quanto favorisce l'arricchimento del vocabolario, attraverso le estensioni di significato.
Molto ampia è la discussione sul rapporto da un lato tra metonimia e sineddoche per la fragilità dei confini tra i due tropi, e dall'altro tra metonimia e metafora (Ruwet [1975] esclude che esistano differenze di principio tra metonimia e sineddoche; per una rassegna delle diverse posizioni, cfr. Mortara Garavelli [1989]). Sineddoche e metonimia sono entrambe figure fondate su un meccanismo di "focalizzazione" del pensiero ed entrambe procedono da un meccanismo fondamentale dell'intelletto umano [Henry 1971]. A Jakobson [1956] si deve il riconoscimento che alla radice dell'attività linguistica operano meccanismi metaforici e metonimici. L'atto linguistico infatti si produce grazie a due operazioni: il parlante compie la selezione di determinate entità — in absentia — all'interno del patrimonio linguistico comune a lui e al destinatario, e la loro successiva combinazione — in praesentia —, conformemente alla morfologia e al sistema sintattico della sua lingua. Nel primo momento si tratta di una scelta e di una sostituzione compiuta per similarità tra entità alternative che esistono nel codice linguistico, ed essa costituisce la "direttrice metaforica", nel secondo momento il parlante costruisce il messaggio legando per contiguità i diversi elementi, ed essa rappresenta la "direttrice metonimica".

La metonimia, elemento di rilievo nella retorica, viene intesa da Jakobson come una sostituzione di un termine con un altro che ha con il primo un rapporto di contiguità. Esempio: "vela" può significare "barca"; "capo" può stare per "uomo", ecc. In questi esempi è evidente la relazione "pars-pro-toto". Od ancora: "si guadagna il pane con il sudore della fronte" (con il lavoro che causa sudore: scambio dell'effetto con la causa); "il discorso della corona" (il discorso del re).



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