Lingua e grammatica



 Linguistica


 

 

 

Proiezione      Archivio



Termine usato in linguistica generativa (grammatica generativa) in tre sensi del tutto differenti. Nella prima accezione si trova impiegato fin dai primordi di questi studi negli anni Cinquanta (e, soprattutto, ai primordi) con riferimento al nucleo piú formale del paradosso rappresentato dal fenomeno dell', acquisizione del linguaggio. In questo senso si parla infatti dell'esistenza di un problema della proiezione al centro del più vasto problema logico dell'acquisizione.

La rilevanza di tale problema emerge bene a partire dalle considerazioni seguenti: ormai da alcuni decenni si elaborano modelli di linguistica formale applicata alla descrizione delle piú svariate lingue naturali, tuttavia di nessuna lingua è stato ancora descritto in modo esauriente ogni aspetto, di nessuna è stata cioè scritta unn grammatica completa. Chomsky ha messo in luce che, invece, un compito essenzialmente identico a questo (che i linguisti stanno cercando ancora di realizzare con fatica nonostante l'accesso diretto e illimitato ai dati principali, cioè le intuizioni dei parlanti) è condotto a termine implicitamente da un bambino, quando apprende la sua lingua materna, in pochissimi anni, con pieno successo, in modo spontaneo e senza sforzo apparente. L'acquisizione nativa di una lingua è infatti estremamente rapida, e sorprendente è l'uniformità del risultato finale. Inoltre l'acquisizione da parte di un bambino avviene senza che egli manifesti, nelle fasi intermedie, molti degli errori più banali che ci si potrebbe aspettare di veder commessi.

Ogni essere umano è dunque esposto, nell'età cruciale, all'ascolto di un corpus primario, cioè del campione finito e casualmente diverso da parlante a parlante (anche se alla fine porta ad una conoscenza acquisita relativamente uniforme tra i parlanti della stessa comunità) di dati linguistici (essenzialmente enunciati spontanei insieme con qualche intuizione o informazione sul loro significato) a disposizione di un bambino nel periodo dell'acquisizione. Se confrontiamo le caratteristiche del corpus primario con quelle della conoscenza finale acquisita da qualunque parlante immune da specifiche patologie linguistiche, risulta subito tra gli altri un aspetto di sproporzione puramente quantitativa che Chomsky ha sottolineato fin dagli anni Cinquanta.

Il corpus è non solo finito, come abbiamo già notato, ma anche limitato, perché il bambino è esposto ad esso per poco tempo e probabilmente non ha grande memoria: questo dovrebbe limitarne le conoscenze acquisibili che invece sono infinite. Questo è provato almeno dall'esistenza del fenomeno della ricorsività che determina l'infinitezza delle frasi di una lingua naturale:

"Io penso che
tu sappia se
Maria spera che
Mario sia partito".

Nessun parlante è in grado di dire quando ci dovremo fermare nell'incassare (incassamento) frasi subordinate l'una dentro l'altra, perché l'enunciato risulti agrammaticale (grammaticalità/agrammaticalità). Da ciò risulta che le frasi potenzialmente grammaticali di una lingua, sulla forma e il significato delle quali un parlante adulto possiede intuizioni linguistiche, costituiscono un insieme infinito. Da un insieme finito di dati, dunque, si creano conoscenze su un'infinità di frasi.

È su questa base che Chomsky ha definito il problema della proiezione dal finito all'infinito e ha proposto alla linguistica il compito di scoprire quale meccanismo, presumibilmente innato, di acquisizione proietti i dati del corpus primario nella conoscenza finale.

La seconda accezione del termine riguarda in particolare la teoria sintattica e precisamente la teoria X-barra. All'interno di tale teoria, sviluppata a partire dagli anni Settanta, si afferma che ad ogni parola, denominata tecnicamente testa, corrispondono uno o piú sintagmi le cui caratteristiche sintattiche dipendono da quelle della testa: per es. ad un verbo corrisponderà sempre un sintagma verbale (VP) comprendente, oltre alla testa, i complementi e i modificatori di quest'ultima, e probabilmente un altro sintagma meno inclusivo, comprendente solo la testa e i complementi, chiamato V(erbo)'. Si designa con proiezione il rapporto sintattico fra una testa ed i sintagmi che ad essa corrispondono e da essa sono caratterizzati. In questo senso si dice che il verbo proietta un V' ed un VP. Il primo sintagma è definito proiezione intermedia del verbo, il secondo proiezione massimale.

Infine, a partire dall'inizio degli anni Ottanta, nell'ambito della teoria sintattica chiamata della reggenza e del legamento (Government and Binding), si è affermata una terza accezione del termine proiezione, che si ritrova soprattutto nell'espressione "principio di proiezione". In questo senso del termine si intende che le parole, cioè teste della teoria X-barra, proiettano nella struttura sintattica in cui entrano tutti gli elementi necessari a soddisfare i loro requisiti di selezione, quali, per es., le loro valenze argomentali: un verbo attivo obbligatoriamente transitivo proietterà necessariamente nella struttura un sintagma soggetto e un sintagma oggetto. Il principio di proiezione formalizza l'intuizione di tale obbligatorietà asserendo appunto che tutte le rappresentazioni sintattiche sono proiezioni nella struttura dei requisiti di selezione delle singole parole che compongono una frase.



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