Lingua e grammatica



 Linguistica


 

 

 

Psicolinguistica      Archivio



Branca della psicologia che inizia il suo sviluppo autonomo agli inizi degli anni Cinquanta [Miller 1951; Saporta e Bastian 1961]; si occupa della comunicazione umana in generale, e, in particolare, delle condizioni di uso dei sistemi simbolici come la lingua.

In sostanza, lo studio psicolinguistico della lingua riguarda sempre l'esecuzione linguistica, quella che Saussure definiva la parole (langue /parole): il fine di tale studio è rinvenire indizi utili a ricostruire il comportamento umano e il modello cognitivo che lo rende possibile.

I nuclei di interesse descrittivo sono l'acquisizione del linguaggio, il rapporto tra l'attività linguistica e le basi cerebrali, le patologie del linguaggio che portano alla sua perdita, come le sindromi afasiche (afasia).

Per quanto riguarda i rapporti tra comportamento e lingua, si possono distinguere almeno cinque diverse ipotesi di lavoro:

1) la cosiddetta "ipotesi Sapir-Whorf", secondo cui la lingua del parlante condizionerebbe il suo modo di percepire e organizzare a realtà;

2) la posizione dei neopositivisti logici della scuola di Vienna (Carnap) secondo cui le condizioni di verità alle quali le espressioni linguistiche sono soggette derivano dalla organizzazione della realtà;

3) la posizione di Piaget e della scuola di epistemologia genetica che da lui deriva, che rappresenta in un certo senso un punto di sintesi tra le prime due. Infatti, secondo lo psicologo svizzero, sia la lingua che il pensiero rappresentano due manifestazioni distinte di un comune processo, piú generale e profondo, che è quello che governa l'attività simbolica dell'uomo;

4) gli psicologi comportamentisti (comportamentismo) americani [Skinner 1947], che hanno elaborato una teoria dell'apprendimento linguistico e del comportamento verbale in generale, basata sullo schema dell'associazione stimolo /risposta. Lo stimolo è qualsiasi impressione percepita dal soggetto; la risposta è la reazione a tale stimolo, la quale può essere "rinforzata" positivamente (mediante incoraggiamento, ricompensa, ecc.) determinando in tal caso l'apprendimento dell'associazione e la sua generalizzazione;

5) infine, piú recentemente, la psicolinguistica ha trovato un rapporto di complementarietà con la grammatica generativa di Chomsky. Il punto di contatto sta nel comune interesse per la ricerca degli universali linguistici innati, cioè non acquisiti con l'esperienza o l'apprendimento. Cosí, ad es., secondo Chomsky, la fase di acquisizione del linguaggio da parte del bambino mostrerebbe la capacità innata della mente di operare la generalizzazione delle regole che il bambino osserva all'opera e assume a proprio modello nella performance o esecuzione linguistica dei parlanti adulti. Compito della psicolinguistica sarebbe dunque mettere alla prova sperimentalmente questa ipotesi, al fine di verificarla. Mentre l'analisi linguistica vera e propria si svilupperebbe ad un altro livello, quello della competenza linguistica vera e propria.

Psicologia del linguaggio è una variante del termine psicolinguistica; ma un accento piú forte è posto sull'appartenenza del campo alle discipline psicologiche, piuttosto che linguistiche, sia per quanto riguarda la metodologia, sia per quanto riguarda l'oggetto di indagine.



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