Lingua e grammatica



 Linguistica


 

 

 

Significante/significato      Archivio



Questa dicotomia si è diffusa nella linguistica moderna a partire da Saussure [1916], ma ha radici antiche: í logici medioevali parlavano dí signans e signatum per le due parti del segno, e gli stoici di semainon e semainómenon.

Se "significato" è un termine abbastanza comune, per indicare ciò che vogliono dire le parole (cioè il loro senso, le cose a cui si riferiscono), meno usuale, e meno trasparente, è "significante", per indicare le parole in quanto sí distinguono da ciò che vogliono dire, dal loro senso.

Saussure spiega che, se íl segno ha un rapporto di denotazione con la cosa designata, esso è, a sua volta, un'unità bifronte, che consiste di un significante (signifiant), e di un significato (signifié). Questo consente di stabilire il rapporto semiotico all'interno della lingua, e di attribuire alla linguistica lo studio non solo, come avviene tradizionalmente, del significante, ma anche, senza uscire dal linguaggio e passare ad esaminare il mondo esterno, del significato.

Le lingue differiscono l'una dall'altra non solo nel significante (all'it. bue corrisponde l'ingl. ox), ma anche nel significato:
l'inglese distingue, a differenza dell'italiano, fra l'animale vivo, ox, e la sua carne usata come vivanda, beef, perciò il significato di bue (che comprende anche quello di beef) è diverso, piú ampio di quello di ox.

Si apre anzi tutta una prospettiva di analisi sistematica del significato, parallela a quella del significante. Gli innumerevoli significanti diversi dei segni sono analizzabili in un numero limitato dí unità, í fonemi ( fonema), e questi a loro volta sono riducibili a combinazioni di un numero ancora minore di tratti o coefficienti distintivi (tratto distintivo).

Similmente è possibile pensare che gli innumerevoli significati dei segni siano riducibili a combinazioni di un numero ridotto di tratti ultimi che consentano dí identificare la struttura semantica soggiacente del linguaggio.



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