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Sociolinguistica      Archivio



Con una definizione e contrario, potremmo dire che la sociolinguistica comprende tutti o la maggior parte di quei fattori che fino a qualche tempo fa la linguistica chiamava un po' sprezzantemente "extralinguistici".

Di fatto, la convinzione che la lingua non possa essere analizzata e studiata soltanto come insieme compatto di rapporti logicogrammaticali e come meccanismo che funziona indipendentemente da ogni altro fattore era già tramontata da tempo allorché Fishman [1970] propose che i compiti della giovane disciplina si riassumessero in un riadattamento delle celebri "quattro W doppie" del giornalismo: who speaks what language to whom and when (`chi parla, quale lingua, a chi e quando'), ed allorché Berruto [1974] propose di aggiungere, per completare l'individuazione degli scopi della sociolinguistica, le domande "come", "perché" e "dove".

A rompere l'illusione della monoliticità e dell'indivisibilità del codice linguistico erano venuti infatti la dialettologia, la geografia linguistica, il movimento detto Wòrtet und Sachen, e lo stesso Ferdinand de Saussure non poteva non richiamarsi, per giustificare la sua teoria dell'"arbitrarietà del segno", alle teorie sociologiche di Durkheim e alla considerazione della lingua come organismo sociale con sede nella "coscienza collettiva".

Tant'è vero che tra le numerosissime etichette (dialettologia sociologica, sociodialettologia, dialettologia sociale, linguistica sociologica, sociologia linguistica, sociologia del linguaggio, sociologia delle lingue, ecc.) che in seguito sono state proposte, tutte per designare praticamente lo stesso referente, ci sono stati talvolta dei tentativi di distinzione, come quello di chi ha proposto di chiamare sociologia del linguaggio lo studio dei contenuti che discendono dalla considerazione sociale "generale" del fenomeno lingua inteso come langue saussuriana, e sociolinguistica lo studio degli aspetti sociali della parole saussuriana, vale a dire dell'attualizzazione concreta della lingua in rapporti quotidiani di scambio linguistico, orizzontale o diagonale, tra individui, gruppi sociali o comunità.

Alla sociolinguistica sono stati inoltre affidati altri compiti, alcuni dei quali lasciano trasparire certe urgenze "politiche" che hanno talvolta affrettato il cammino della disciplina: ci si riferisce in particolare agli aspetti di "politica" o di "pianificazione linguistica", in riferimento sia alle situazioni di minoranze linguistiche in paesi del vecchio mondo, sia a quelle di istituzionalizzazione di nuove lingue nei paesi in fase di sviluppo. Ma ci si può riferire anche alle discussioni sull'utilità, la misurabilità, le modalità di attuazione del bilinguismo, o ancora, piú in generale, agli studi sull'educazione linguistica e sui suoi rapporti con le situazioni socioculturali dei diversi paesi.

Ciascuno dei compiti che volta a volta sono stati attribuiti alla disciplina ha comportato ovviamente un'ulteriore ricerca sulle metodologie da adottare;
sarà tuttavia importante osservare che se la definizione piú semplice (la sociolinguistica è la scienza che studia i rapporti tra lingua e società) si rivela anche la piú soddisfacente, essa richiede però che si riconosca che, al di là dei piú diversi approcci metodologici, tra gli scopi ultimi della sociolinguistica c'è quello di identificare, come dice Pride [1970] alcuni dei piú universali fattori sociali implicati nelle scelte linguistiche dei parlanti; e di mostrare quanto tali scelte si manifestino in termini di varietà del linguaggio (lingua standard, varietà substandard, socioletti, idioletti).

Da quando il termine sociolinguistica (anzi, Socio-Linguistics) venne usato per la prima volta da H. C. Currie nel 1952, sono stati compiuti numerosi tentativi di organizzare quella pluralità di compiti che abbiamo rapidamente esposto.

Ricordiamo ad es. la semplice tripartizione di Fishman [1972], che distingue una sociolinguistica descrittiva, il cui scopo sarebbe quello di chiarire le norme dell'agire linguistico in base ai modelli sociali generalmente accettati ed attuati; una sociologia dinamica del linguaggio, che dovrebbe rispondere alla domanda "qual è il peso dei mutamenti differenziali nell'organizzazione sociale dell'uso e del comportamento linguistico"; ed infine una sociologia del linguaggio applicata, i cui fini sono legati principalmente alla didattica linguistica, ai problemi della traduzione ed a quelli della pianificazione linguistica.

Per Bright [1966] i soggetti di studio si ripartiscono invece in sette punti:

1) la situazione sociale del mittente, che seleziona la varietà in base alla propria classe sociale;
2) la figura del ricevente e l'adattamento della varietà all'interlocutore;
3) il contesto comunicativo e la situazione, che condizionano la diglossia tra formalità ed informalità;
4) la ricerca sincronica (differenze sociali negli usi linguistici);
5) lo studio delle autovalutazioni in relazione con lo status dei parlanti;
6) l'indagine sull'estensione delle diverse varietà (dialetti, lingue, socioletti) all'interno della comunità;
7) l'applicazione delle divergenze sociolinguistiche come indici di strutture sociali diverse o di mutamenti linguistici o come base per la pianificazione linguistica.

L'enumerazione forse piú completa dei compiti della disciplina si ha però ad opera dell'europeo Halliday [1974], il quale elenca i seguenti quindici settori della ricerca sociolinguistica:

1) macrosociologia del linguaggio; demografia linguistica;
2) diglossia; plurilinguismo e pluridialettalismo;
3) pianificazione linguistica: sviluppo e standardizzazione;
4) pidginizzazione e creolizzazione;
5) dialettologia sociale; descrizione delle varietà non standard;
6) sociolinguistica dell'educazione;
7) etnografia della comunicazione; situazioni comunicative;
8) registro; repertorio verbale e commutazione di codice;
9) fattori sociali nel mutamento fonologico e grammaticale;
10) linguaggio e socializzazione; il linguaggio nella trasmissione della cultura;
11) approccio sociolinguistico allo sviluppo linguistico nei bambini;
12) teorie funzionali nei sistemi linguistici;
13) relatività linguistica;
14) microsociologia della conoscenza (linguistica etnometodologica);
15) teoria del testo.

Gli sviluppi successivi della sociolinguistica si inscrivono tutti, si può dire, nell'arco di questi quindici settori, ivi comprese le convergenze che la nuova scienza linguistica ha trovato con la pragmatica e con le scienze psicologiche, antropologiche ed etnologiche.



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