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Strutturalismo      Archivio



Il termine strutturalismo può essere usato per indicare due movimenti, o correnti, della cultura del Novecento, collegati ma distinti [Lepschy 1966; 1992].

Il primo, relativo alla linguistica strutturale, si riferisce principalmente alla linguistica di ispirazione saussuriana in Europa, e di ispirazione bloomfieldiana negli Stati Uniti, e fiorisce fra il terzo e il sesto decennio del nostro secolo.

Il secondo, per il quale si usa l'etichetta di strutturalismo in generale, è un fenomeno principalmente francese, che si manifesta soprattutto negli anni Sessanta, e che segna l'adozione di concetti della linguistica strutturale in tutta una serie di discipline, dalla storia (F. Braudel), all'antropologia (C. Lévi-Strauss), al marxismo (L. Althusser), alla psicoanalisi (J. Lacan), alla storia e critica delle istituzioni culturali (M. Foucault), alla critica letteraria (R. Barthes).

Per questo secondo movimento, al quale è succeduta una fase critica, chiamata post-strutturalista, o decostruttivista ( J. Derrida), ci limitiamo qui a questo cenno, dedicando il resto di questa voce allo strutturalismo linguistico.

Nello strutturalismo linguistico si possono isolare alcune nozioni fondamentali, che si ritrovano tutte in Saussure [1916]. Il linguaggio viene considerato come un sistema, costituito da elementi "connessi" fra loro; il funzionamento di tale sistema va spiegato identificandone il "modello" astratto soggiacente, separando i fatti "pertinenti" da quelli via via non pertinenti per i singoli aspetti che si considerano. Fra le dicotomie di base che illustrano questa concezione citeremo:

a) quella fra diacronia e sincronia; rifacendosi al dibattito corrente sullo scorcio dell'Ottocento relativo alla distinzione fra scienze della natura e scienze dello spirito, Saussure contrappone all'idea, allora dominante, della linguistica scientifica come studio storico delle lingue, l'esigenza di capire preliminarmente il linguaggio come sistema sincronico;
b) quella fra sintagmatica e paradigmatica, le unità che si susseguono occupando la loro sede opportuna nei messaggi lineari, sono organizzate in paradigmi o inventari, per cui esse possono essere delimitate o definite sia dalle unità che le precedono e le seguono (rapporti in praesentia), sia da quelle che avrebbero potuto figurare al loro posto (rapporti in absentia);
c) quella fra langue e parole: da un lato questa distinzione corrisponde a quella fra sociale e individuale, dall'altro a quella fra generale (astratto) e particolare (concreto); l'indagine scientifica mira al primo polo di questa dicotomia e Saussure preconizza una linguistica della langue piuttosto che della parole.

Se queste tre dicotomie hanno un interesse metodologico generale, che le rende pertinenti per qualsiasi disciplina scientifica, ce n'è una quarta, di natura esclusivamente semiotica, che sembra essenziale specificamente per la linguistica, e cioè:

d) quella fra significante e significato. Qui Saussure si rifà alla distinzione tradizionale di due aspetti del segno (il signans e il signatum, il semainon e il semainómenon), mostrando che essi sono distinti e inseparabili; questo lo porta a indicare la possibilità di studiare non solo il significante, rispetto al significato, ma anche il significato, rispetto al significante piuttosto che alla cosa designata dal segno, e implicitamente incoraggia l'elaborazione di quella semantica strutturale che avrebbe trovato piú tardi i suoi cultori.

Fra le principali tendenze dello strutturalismo linguistico in Europa troviamo, oltre al gruppo saussuriano di Ginevra, con Ch. Bally, A. Sechehaye, H. Frei, la Scuola di Praga e la Scuola di Copenaghen.

La Scuola di Praga, fiorita negli anni Trenta, conta fra i suoi rappresentanti piú famosi (oltre a studiosi boemi come V. Mathesius e B. Trnka) due grandi studiosi russi, N. S. Trubeckoj e R. Jakobson, ai quali si deve l'elaborazione della teoria fonologica.

La nozione di fonema si fonda sul concetto di opposizione. Se partiamo dalla realtà fonetica troviamo per es. che sia in italiano sia in inglese abbiamo delle nasali dentali o alveolari [n], come in it. pane ['pane], ingl. sinner ['sinз] 'peccatore'; e delle nasali velari [
ç], come in it. panca ['paçka], ingl. singer ['sinз] 'cantante'. Ma questi due suoni distinti, [n] e [ç], appartengono a due fonemi separati /n/ e /ç/ in inglese. Il motivo è che in italiano il suono [ç] è una variante, obbligatoria davanti a consonante velare (come in panca), e libera in posizione finale (come in clan per cui sono facoltative le pronunce [klan] o [klaç]). In italiano è impossibile trovare coppie minime (cioè coppie di parole che differiscono solo per un fonema) relative alla differenza fra [n] e [ç], paragonabili a quelle inglesi [sin] 'peccato' — [siç] `cantare', o ['sinз] — ['siçз]. Questo illustra la differenza fra punto di vista fonetico, relativo ai suoni materialmente manifestati, e punto di vista fonologico, relativo all'utilizzazione linguistica delle distinzioni fonetiche.

Singole lingue possono usare in maniera diversa, come fanno l'inglese e l'italiano nell'esempio citato sopra, le stesse distinzioni fonetiche. Nell'ambito della Scuola di Praga, Trubeckoj ha prodotto una magistrale elaborazione sistematica della teoria fonologica; R. Jakobson, oltre ad impostare i principi della fonologia diacronica, ha avviato anche quell'analisi dei fonemi in tratti distintivi binari che avrebbe poi sviluppato durante la sua permanenza negli Stati Uniti, e che è stata adottata e trasformata dalla fonologia generativa di Chomsky e Halle.

La Scuola di Copenaghen, caratterizzata dall'interesse per la formalizzazione e per i contatti fra linguistica e logica, è rappresentata principalmente da V. Brondal e L. Hjelmslev. Le teorie di quest'ultimo sono anche designate dal termine glossematica. Hjelmslev sviluppa in maniera coerente e sistematica molte delle intuizioni di Saussure, e le sue idee si sono rivelate influenti anche per la teoria della letteratura, in particolare attraverso l'elaborazione semiologica del concetto di segno, e il tentativo di approfondire la nozione di "forma del contenuto", che consente di avviare una semantica strutturale.

Negli Stati Uniti lo strutturalismo linguistico, elaborato fra gli anni Venti e gli anni Cinquanta, trova le due personalità di maggior rilievo in E. Sapir e L. Bloomfield. Dei due, il primo è quello la cui influenza si rivela ancora oggi piú vitale; egli ha contribuito ad elaborare, in maniera originale, la nozione di fonema, e ha scritto pagine memorabili relative ai risvolti culturali e psicologici del linguaggio.

A Bloomfield, autore di un influente manuale in cui si cercava si adottare una (a dire il vero piuttosto sterile) psicologia comportamentista, si deve l'elaborazione rigorosa di quell'analisi in costituenti immediati che è alla base della grammatica sintagmatica con grafi ad albero di cui Chomsky si serve nel contesto della sua linguistica generativa ( grammatica generativa).

Si accennerà infine alla questione del rapporto fra linguistica generativa e strutturale. Come è noto, i generativisti presentano la propria teoria come una radicale innovazione, nata in aperta polemica contro la linguistica strutturale. Su questo punto è lecito avere qualche riserva. Da un lato la polemica è piuttosto contro certi aspetti deteriori, particolarmente riduttivi ed asfittici, della linguistica postbloomfieldiana, e non contro altre correnti, che pure appartengono di pieno diritto allo strutturalismo linguistico, come quelle rappresentate da E. Sapir o da R. Jakobson. Dall'altro, gli assunti e i metodi che legano Chomsky a Z. Harris e a L. Bloomfield consentono (senza diminuire per nulla la straordinaria originalità e genialità di Chomsky) di vedere nella linguistica generativa un nuovo, fecondo sviluppo di quelle concezioni strutturali che sono ormai entrate a far parte del metodo della ricerca linguistica piú viva e interessante. (linguistica distribuzionale).


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