WWW.PARODOS.IT


 

Home| Lettera a Meneceo| E-Mail

EPISTOLE DEL FILOSOFO GRECO EPICURO

Tre sono le lettere pervenuteci:

Una indirizzata a Erodoto su problemi cosmologici, una a Pitocle su problemi meteorologici, una a Meneceo su problemi etici e religiosi; tutte e tre importanti per conoscere più esattamente certi punti del pensiero epicureo. Nella prima si legge fra l'altro: "Prima di tutto. caro Erodoto. nulla si origina dal nulla, altrimenti tutto potrebbe nascere da qualunque cosa senza aver bisogno di alcuna semenza generatrice. se ciò che sparisce si dissolve nel nulla, tutte le cose sarebbero ormai perite, perché nelle singole dissoluzioni si sarebbe ridotta al nulla la materia che le costituiva. E inoltre non v'è dubbio che l'universo fu sempre tale, quale e ora. e sarà sempre lo stesso: perché nulla vi è in cui possa mutarsi". E ancora: "L'universo è infinito: ... gli atomi, corpi indivisibili e compatti.... sono poi in continuo movimento: ... l'anima è una sostanza corporea, composta di sottili particelle: ... quando l'organismo tutto intero si è dissolto, l'anima si disperde e non mantiene più le medesime facolta...". Nella lettera a Pitocle. cosi si esprime Epicuro:"... Prima di tutto bisogna persuadersi che dalla conoscenza dei fenomeni celesti in qualsiasi modo venga trattata, insieme ad altre dottrine o separatamente. non ne può venire altro scopo se non la pace e la sicurezza dell'anima il che del resto è anche lo scopo di qualsiasi altra ricerca ... Lo studio della natura non deve seguire vani enunciati e formulazione di leggi, ma i dati che risultano dagli stessi fenomeni. La nostra vita non ha bisogno di mancanza di ragione e di vuote supposizioni. bensi di fiducia e di pace".
Più importante appare la lettera a Meneceo:"Nessuno, quando è giovane. trascuri il filosofare. né quando è vecchio si stanchi di filosofare; poiché nessuno è immaturo per acquistarsi la salute dell'animo... Considera la divinità come un essere vivente, incorruttibile e beato infatti gli dei certamente esistono: ... perciò non è irreligioso chi rinnega gli dei del volgo, ma chi applica agli dei le opinioni del volgo ... Prendi l'abitudine di pensare che la morte per noi è nulla: in quanto ogni bene ed ogni male sono nei sensi, mentre la morte è privazione dei sensi .. E' dunque stolto chi dice di temere la morte non perché gli farà male quando sarà venuta, ma perché soffre nel prevederla ... Il più orribile dei mali, la morte, non è nulla per noi; perché quando ci siamo, la morte non c'è, e quando la morte c'e, allora noi non siamo più ... Noi facciamo veramente ogni cosa per questo fine: non soffrire e non essere turbati ... Quando noi diciamo che il fine della vita è il piacere, noi non intendiamo il piacere dei dissoluti e dei gaudenti, così come credono alcuni ignoranti o in disaccordo con noi o che comprendono male. ma il non soffrire nel corpo e il non essere turbati nell'anima" Da queste lettere, scritte con chiarezza e con carattere catechetico e pedagogico. è possibile ricostruire la dottrina di Epicuro.


   

 

         

www.parodos.it