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FAVOLA E FIABE


 

Favola e fiaba sono usati spesso come sinonimi perchè derivano dalla stessa radice latina, il verbo fari che significa "parlare", "raccontare" e distinguono un tipo di racconto risolto con elementi irreali o addirittura soprannaturali.

La favola è un componimento scritto con intendimenti morali e ammaestrativi ed ha come protagonisti quasi sempre animali, intesi come simboli dei vizi e delle virtù degli uomini.
Le favole classiche costituiscono un genere letterario molto antico. Nato come racconto che vuole insegnare quali comportamenti gli uomini dovrebbero evitare e quali invece dovrebbero seguire, esse vogliono far capire come va il mondo, dove i potenti opprimono gli umili e i deboli, mentre i furbi ingannano gli sciocchi.
La struttura della favola è caratterizzata dalla brevità del racconto, che è costruito in modo semplice, con pochi personaggi (spesso solo due), dove la vicenda è costituita da un unico episodio e c'è sempre un insegnamento espresso in forma esplicita, o all'inizio o alla fine (la morale).
I protagonisti sono di solito degli animali che parlano e agiscono come gli uomini e sono il simbolo dei vizi e delle virtù umane.

La fiaba, invece, è un tipo di narrazione i cui protagonisti non sono quasi mai animali (tipici invece nella favola), ma creature umane, coinvolte in avventure straordinarie con personaggi dai poteri magici come fate, orchi, giganti e cosi via.

MITI E FIABE

I miti ruotano intorno al tema natura/cultura, affrontando il rapporto esistente tra prodotti naturali e prodotti creati dall’uomo e sviluppandolo attraverso opposizioni.
Cosi possono diventare elementi culturali il nutrirsi di cibi cotti, coltivare vegetali o il silenzio, ed elementi naturali i loro opposti, cioè nutrirsi di cibi crudi, raccogliere vegetali che crescono spontaneamente e il rumore (elemento naturale per popoli che vivono in prossimità di foreste).

In altri miti troviamo esseri umani in opposizione agli spiriti, i fratelli maggiori ai minori, l’autorità terrena a quella sacra, la luce al buio, ecc.

Questa struttura binaria è riscontrabile anche nelle fiabe classiche: ad esempio Cenerentola è buona, bella, ha piedi piccoli, è giovane e adotta un atteggiamento passivo verso la matrigna e le sorelle, mentre le sorelle sono più vecchie, più brutte, aggressive, con i piedi grandi.

Levi-Struss afferma anche l’impossibilità di separare nettamente mito e fiaba: "è anzi possibile constatare come dei racconti, che hanno il carattere di favole in una società, sono miti per un’altra, e viceversa".

Ma mentre i miti si basano su forti opposizioni interne di carattere cosmologico, naturale e metafisico tra gli elementi, le fiabe presentano opposizioni più lievi, solitamente di carattere sociale o morale; poichè "la favola è una trasposizione attenuata di temi la cui realizzazione amplificata è caratteristica del mito."  

 

Le 31 funzioni di Propp

In Morfologia della fiaba lo studioso russo Vladimir Propp ( 1895-1970 ) ha indagato la fiaba popolare.

Egli ha individuato nelle cosiddette “funzioni” gli elementi costanti che si presentano nel testo secondo un determinato ordine (grosso modo il tipo di azioni e di avvenimenti che vi ricorrono); le azioni che essi compiono sono poche e si ripetono spesso.


Sostanzialmente Propp è giunto a formulare tre principi:

  • gli elementi costanti, stabili della fiaba sono le funzioni dei personaggi, indipendentemente dall’esecutore e dal modo dell’esecuzione;

  • il numero delle funzioni che compaiono nelle fiabe è limitato;

  • la successione delle funzioni è sempre identica.

Le 31 funzioni:

  1. Allontanamento: un personaggio della fiaba si allontana da casa per un particolare motivo (guerra, affari, punizione, ecc.).

  2. Divieto: all’eroe viene proibito di fare qualcosa, gli viene imposto un divieto.

  3. Infrazione del divieto: l’eroe non rispetta la proibizione, trasgredisce il divieto che gli era stato imposto.

  4. Investigazione: l’antagonista cerca elementi utili per combattere l’eroe.

  5. Delazione: l’antagonista riceve da qualcuno informazioni che gli servono per danneggiare l’eroe.

  6. Tranello: l’antagonista cerca di ingannare la vittima per impossessarsi dei suoi beni o di lei stessa.

  7. Connivenza: la vittima si lascia convincere e cade nel tranello.

  8. Danneggiamento: l’antagonista riesce a recare danno a un familiare dell’eroe o ad un suo amico. Oppure mancanza: a uno dei familiari o degli amici manca qualcosa o viene desiderio di qualcosa.

  9. Maledizione:l’eroe viene incaricato di rimediare alla mancanza o al danneggiamento.

  10. Consenso dell’eroe: l’eroe accetta l’incarico.

  11. Partenza dell’eroe: l’eroe parte per compiere la sua missione.

  12. L’eroe messo alla prova dal donatore: deve superare prove e incarichi in cambio della promessa di un dono che lo aiuterà nell’impresa.

  13. Superamento delle prove ( reazione dell’eroe): l’eroe affronta le prove e le supera.

  14. Fornitura del mezzo magico: l’eroe si impadronisce del mezzo magico.

  15. Trasferimento dell’eroe: l’eroe giunge, o viene condotto, nel luogo in cui dovrà compiere l’impresa.

  16. Lotta tra eroe e antagonista: l’eroe si batte contro il suo avversario.

  17. L’eroe marchiato: all’eroe è imposto un segno particolare, cioè un marchio ( può trattarsi anche di un oggetto ).

  18. Vittoria sull’antagonista: l’antagonista è vinto.

  19. Rimozione della sciagura o mancanza iniziale: l’eroe raggiunge lo scopo per cui si era messo in viaggio.

  20. Ritorno dell’eroe: l’eroe torna nel luogo da cui era partito.

  21. Persecuzione dell’eroe: l’eroe viene perseguitato o inseguito.

  22. L’eroe si salva: l’eroe sopravvive alla persecuzione o all’inseguimento.

  23. L’eroe arriva in incognito a casa: l’eroe arriva al punto di partenza senza farsi riconoscere.

  24. Pretese del falso eroe: un antagonista ( falso eroe ) cerca di prendere il posto dell’eroe.

  25. All’eroe è imposto un compito difficile: all’eroe è imposta un’ulteriore prova di bravura.

  26. Esecuzione del compito: la prova viene superata.

  27. Riconoscimento dell’eroe: l’eroe viene finalmente riconosciuto.

  28. Smascheramento del falso eroe o dell’antagonista: gli impostori vengono riconosciuti.

  29. Trasformazione dell’eroe: l’eroe si trasforma, assume un nuovo aspetto ( da animale si trasforma in uomo, da brutto diventa bellissimo, ecc. ).

  30. Punizione dell’antagonista: l’antagonista riceve il giusto castigo.

  31. Lieto finale: l’eroe ottiene il meritato premio ( si sposa, ritrova i suoi cari, si libera da un incantesimo, ecc. ).

 

Secondo Christopher Booker, The seven Basic Plots: Why We Tell Stories, le trame possibili della narrativa sono solo sette.
E si possono rintracciare ovunque, dalle antiche saghe mitologiche di tutti i popoli, alle fiabe, ai film.

Eccole:

1) Il mostro sconfitto. Storie in cui l’eroe sconfigge un mostro o allontana una minaccia, arriva alla conquista di un tesoro o alla mano dell’amata. Si va dall'eterna lotta tra il bene il male nella Bibbia (Davide e Golia, per esempio) alla mitologia indiana (Gilgamesh), alla saga del Signore degli Anelli di Tolkien,  fino allo Squalo di Spielberg e ai film di James Bond;

2) Dalle stalle alle stelle. Storie di persone del tutto normali che scoprono in sè una seconda e migliore identità. Come Cenerentola, David Copperfield, Pinocchio, Oliver Twist, My fair lady.

3) La rinascita, dove occorre che prima qualcuno muoia. E che si tratti di morte apparente. O, per lo meno, simbolica. Poi avviene il riscatto da questa morte, attraverso un intervento miracoloso. Come in Biancaneve, nella Bella Addormentata nel Bosco, nel Canto di Natale di Dickens, in Delitto e castigo.

4) La ricerca, avventure e peripezie all’inseguimento di un obiettivo o di una ricompensa. Un tesoro di inestimabile valore o l’oggetto del desiderio, la salvezza eterna o qualche forma di redenzione morale. Esempi: l’Odissea e la Divina Commedia, la Cerca del Graal, ma anche Il giro del mondo in 80 giorni e Indiana Jones.

5) La commedia degli equivoci. Imbrogli scoperti e appuntamenti mancati. E trame che prendono in giro se stesse. Ma poi tutto si aggiusta per cui tutto è bene quel che finisce bene. Aristofane, l’Avaro di Moliere, le Nozze di Figaro, le commedie di Feydeau.

6) Il viaggio. Storie in cui succede qualcosa (un naufragio, un incontro o una guerra) che proietta gli eroi in un mondo o in una dimensione sconosciuta. Come nell’Asino d’oro di Apuleio, in Robinson Crusoe, in Alice nel paese delle meraviglie o in Via col vento. Ma l'Odissea potrebbe stare anche qui, non credete? Quale altro mito del viaggio è cosi eterno?

7) Una storia che finisce male. Gli eroi sono sopraffatti da una passione che li porta al disastro e alla morte. E si va dall'Edipo Re, ad Anna Karenina, da Madame Bovary a Lolita. Da Rogoletto a Otello a Macbeth.
 

Fratelli

Le fiabe sono ricche di fratelli abbandonati dai genitori, che affrontano prove rischiose cementando cosi il loro rapporto d’affetto (basti pensare ad Hänsel e Gretel o a Pollicino).
Prevalgono però, in una società che per evitare il frazionamento del patrimonio favoriva il figlio maggiore, emarginazione, rivalità, astio.
Nella celebre fiaba di Perrault, Il gatto con gli stivali, il protagonista, che è il minore, riceve in eredità solo il gatto (di cui non si sapeva fosse magico) e la sua riuscita nella vita è esclusivamente legata a questo personaggio magico. 

 

“Lo strano violinista” dei fratelli Grimm è una fiaba sulla paura di affrontare una situazione inaspettata, un cambiamento improvviso.

Uno "strano" violinista si avventura nel bosco per trovarsi un "buon compagno". Strada facendo incontra un lupo, una volpe e una lepre; tre animali che sebbene manifestino un comportamento amichevole e chiedano solo di imparare a suonare il violino, vengono ingannati e imprigionati dall'uomo.
Gli animali però riescono a liberarsi e vanno alla ricerca del violinista per vendicarsi.
Intanto l'uomo ha incontrato un povero taglialegna, un essere umano, che riconosce subito come il compagno che cercava: si ferma con lui e suona per lui.
Quando sopraggiungono i tre animali, inferociti, il taglialegna brandisce la sua ascia e difende il violinista cacciandoli.

Il lupo simbolicamente ha sempre rappresentato la voracità, la forza furiosa a stento trattenuta.

La caratteristica principale della volpe è indubbiamente la furbizia, l’astuzia e la malizia. Quindi rappresenta l’egoismo astuto, l’imbroglio e l' intelligenza perfida.

Il leprotto ha sempre rappresentato un carattere infantile: salta da una parte all’altra, è facilmente instabile in quanto molto timoroso e pertanto può giocare facilmente dei tiri.

Sono  tre comportamenti che dimostrano modi non funzionali di affrontare le difficoltà e che possono portare allo stress cronico.

La prima categoria è quella delle persone che affrontano i rapporti con il mondo in maniera altamente competitiva e conflittuale, mors tua vita mea - i lupi per cosi dire - in lotta continua con i propri simili, tendenzialmente ipercritici e probabilmente candidati alle malattie circolatorie.

Vi sono poi altre persone fondamentalmente invidiose e/o gelose, che vivono con la convinzione pessimistica degli altri, non si fidano e pertanto sono “furbi” come le volpi. Con il risultato che non fidandosi degli altri, sono da una parte incapaci di farsi aiutare e dall’altra incapaci di delegare i loro compiti o mansioni, tanto da trovarsi facilmente sovraccarichi di impegni e continuamente agitati.

Altri, poi, come la lepre sono di base persone che hanno reazioni emotive più accentuate, frequenti e più intense rispetto alla media. Sono più reattive e la loro emotività fa spesso paura.

Peter Pan

Negli anni Ottanta lo psicologo americano di scuola junghiana Dan De Kiley ha individuato una sindrome che ha chiamato proprio "sindrome di Peter Pan", che colpisce chi "finisce per rimanere imprigionato nell’abisso dell’uomo che non vuole diventare e del ragazzo che non può continuare ad essere" chi ha provato a rifiutare le regole del mondo adulto e si è ritrovato sconfitto.

La sindrome colpisce molti giovani uomini che si sentono rifiutati dai genitori, abbandonati ed incompresi, sono inquieti, non hanno nessuno a cui rivolgersi con fiducia, ma cercano di nascondere le loro inquietudini con coperture, come fa Peter Pan quando si mette a suonare allegramente il suo flauto proprio mentre sta per essere abbandonato da Wendy e dai suoi Bimbi Sperduti.





James Matthew Barrie - Peter Pan

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