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LE ACCADEMIE
E LE SOCIETÀ SCIENTIFICHE
La creazione dell'Accademia dei Lincei
«Organizzare e coordinare le ricerche, rendere stabili e fecondi i rapporti fra
la cultura dei meccanici e dei tecnici e quella dei teorici e degli scienziati;
comunicare a un pubblico il più largo possibile i risultati degli esperimenti e
delle ricerche; aprire possibilità sempre più ampie di collaborazione e di
verifica: sulla base di queste esigenze — che sono comuni a
Cartesio e a
Mersenne, a Boyle e a Leibniz — nacquero in Europa le prime società e accademie
scientifiche.
Al di fuori delle università, tradizionalmente controllate dal
potere ecclesiastico, nacquero nel corso del Seicento nuove sedi per le
discussioni e la ricerca. I grandi epistolari del XVII secolo documentano da
parte loro quanto fortemente fosse avvertita l'esigenza di una larga
collaborazione intellettuale capace di superare le frontiere degli Stati e la
particolarità delle culture nazionali» (Paolo Rossi).
La scienza è un fatto sociale: lo è perché essa sorge sempre all'interno di una
tradizione culturale (con specifici problemi, quel linguaggio ecc.); è sociale
nelle sue applicazioni; ma lo è soprattutto nel suo metodo di legittimazione in
quanto scienza, giacché la conoscenza scientifica, per essere tale, deve essere
controllabile, e la controllabilità è una questione pubblica.
La teoria scientifica pretende di valere per tutti. E questa sua essenziale
pretesa è soddisfatta solo a patto che le conseguenze osservative e
sperimentali della teoria costringano tutti ad accettarne la validità.
E ciò mentre, dall'altra parte, il sapere filosofico (come veniva praticato
nelle Università, nei Seminari e nei Collegi ecclesiastici) si
era configurato e veniva inteso come fedeltà a una Scuola o alla dottrina di un
maestro piuttosto che come fedele applicazione di un metodo che esponga alla
pubblica critica teorie, tecniche di prova e risultati della ricerca.
Ebbene, proprio in contrapposizione all'insegnamento universitario ecclesiastico
(«e confessano ordinariamente gl'auditori et anco lettori che in studio non
s'apprende altro che li primi termini e regole, anzi la via e il modo di
studiare e d'aprire i libri [...]»), il giovanissimo principe Federico Cesi
fondò nel 1603 a Roma, sostenendone le spese, l'Accademia dei Lincei, provvista
di biblioteca, di gabinetto di storia naturale e con annesso un orto botanico.
Scrive il Cesi in Del natural desiderio di sapere et instituzione de' Lincei per
adempimento di esso (1616):
Mancando un'ordinata instituzione, una milizia
filosofica per impresa sì degna,
sì grande e sì propria dell'uomo
qual è l'acquisto della sapienza, e particolarmente con i mezzi delle principali
discipline, è stata a questo fine et intento eretta l'Accademia o vero consesso
de' Lincei, quale con proporzionata unione de' soggetti atti e preparati a tal
opra, procuri,
ben regolata, supplire a tutti li sopradetti difetti e mancamenti, rimuovere
tutti li ostacoli et impedimenti et adempire questo
buon desiderio, propostasi l'oculatissima lince per continuo sprone e ricordo di
procacciarsi quell'acutezza e penetrazione dell'occhio della mente che è
necessaria alla notizia delle cose, e di risguardar minuta e diligentemente, e
fuori e dentro, per quanto lece, gli oggetti tutti che si presentano in questo
gran teatro della natura.
Anche Galileo fu membro dell'Accademia dei Lincei. Questa terminò la sua
attività nel 1651 e, dopo alcune riprese non troppo significative, l'Accademia
ritornò a funzionare regolarmente a partire dal 1847.
La nascita dell'Accademia del Cimento
Non più di dieci anni durò l'Accademia del Cimento, voluta nel 1657 dal principe
Leopoldo di Toscana, amico e discepolo di Galilei. Lorenzo Magalotti (1637-1712)
— che fu membro di questa Accademia — ci ha lasciato scritto:
È stata mira della nostra Accademia, oltre a quello, che è
sovvenuto a noi, di sperimentare
anche di quelle cose per giovevoli
curiosità, o per riscontro, che sono state fatte, o scritte da altri; pur troppo
veggendosi che sotto questo nome d'esperienza, piglian piede, e si accreditano
sovente gli errori. E fu appunto quello, che mosse da prima la mente
perspicacissima, e infaticabile del Serenissimo Principe Leopoldo di Toscana, il
quale per riposo degli assidui maneggi, e delle sollecite cure, che gli arreca
il grado di sua alta condizione, prende a stancar l'intelletto su per l'erto
cammino delle più nobili cognizioni. Essendo stato per tanto assai facile al
sublime intendimento dell'A . S. di comprendere, come il credito de' grandi
Autori muove il più, delle volte agl'ingegni, i quali, o per soverchia fidanza,
o per reverenza a quel nome, non ardiscono revocare in dubbio ciò, che da quelli
autorevolmente si presuppone, giudicò dover esser opera del suo grand'animo e
riscontrare con più, esatte, e più sensate esperienze il valore delle loro
asserzioni, e conseguitane la riprova, o 'l disinganno, farne un sì desiderabile,
e sì prezioso dono a chiunque è più, ansioso degli scoprimenti del vero.
Questi «prudenti dettami del Serenissimo nostro Protettore», dice ancora
Magalotti, non miravano a trasformare gli accademici in «censori indiscreti
dell'altrui dotte fatiche, o presuntuosi dispensatori di disinganno, e di verità,
ma è stato il principale intendimento di dar motivo ad altri di riscontrare
altresì con somma severità le medesime esperienze, nel modo, che talora abbiamo
preso ardire di far noi dell'altrui». La Scienza è un fatto sociale: esige la
pubblica prova, la «sincerità» di «disappassionati e rispettosi sentimenti» e il
concorso di molte forze («e altre forze a cotanta impresa vengon richieste»).
Dal Diario originale degli Atti dell'Accademia si ricava che gli accademici del
Cimento sarebbero stati solo i seguenti: Vincenzo Viviani, Candido e Paolo del
Buono, Alessandro Marsili, Antonio Uliva, Carlo Rinaldini, Giovanni e Alfonso
Borelli, e il conte Lorenzo Magalotti, segretario.
Tuttavia, oltre a questi nominati nel manoscritto, altri accademici furono
Alessandro Segni (che fu segretario dell'Accademia fino al 20 maggio 166o, data
in cui subentrò Lorenzo Magalotti), Francesco Piedi e Carlo Roberto Dati. Tra i
soci esteri corrispondenti è da nominare Stenone e in qualche modo anche
Huygens, per il carteggio astronomico col Principe Leopoldo.
Il motto distintivo dell'Accademia fu l'espressione «provando e riprovando», e
le ricerche scientifiche degli accademici del Cimento spaziarono sull'intero
arco delle scienze naturali: fisiologia, botanica, farmacologia, zoologia,
meccanica, ottica, meteorologia, eccetera.
E non dobbiamo dimenticare la grande attenzione che gli accademici posero alla
costruzione di strumenti sempre più esatti: termometri, igrometri, microscopi,
pendoli eccetera. Il patrimonio strumentale dell'Accademia del Cimento, rimasto
sino ai nostri giorni, è conservato nel Museo di Storia della Scienza di Firenze,
ed è costituito di 223 pezzi, alcuni dei quali danneggiati. Alla morte di
Leopoldo (1675), pare che vi fossero 1282 pezzi in vetro.
E molti di questi strumenti esistevano nel 1740, come testimonia Giovanni
Targioni-Tozzetti che li vide in una stanza contingua alla Biblioteca di Palazzo
Pitti. Scrive dunque Targioni-Tozzetti nelle sue Notizie degli aggrandimenti
delle scienze fisiche accadute in Toscana nel corso di anni LX del secolo XVII:
Gl'istrumenti poi erano infiniti, per
così dire, cioè tutti quelli pubblicati nelle Tavole di Rame de' Saggi, e quasi
il doppio
e più non ancora pubblicati. Di questi la maggior parte io nel 174o, gli veddi
collocati dentro a' Magnifici Armadj, in uno Stanzone accanto ala Biblioteca del
Real Palazzo de' Pitti, che era quel medesimo, dove regolarmente si tenevano le
Sessioni dell'Accademia del Cimento Altri di essi furono lasciati qua è là, e
dispersi, o passarono in altre mani, ed un'altra gran parte il Signor Vayringe
Macchinista di S. M. C. si portò in casa sua, senza che da prima gli conoscesse.
A questo proposito mi sovviene, che andando io una volta da esso Vayringe, come
di tanto in tanto era solito fare, piacendomi sommamente la Conversazione di
quel Valentissimo Meccanico, ed Uomo Onoratissimo, egli mi fece vedere una massa
immensa, e confusa, di Istrumenti del Cimento, di Cristallo, di Metalli, di
Legno ecc., e mi domandò se io sapevo a che cosa potevano aver servito. Io che
in un tratto gli riconobbi, gli dissi che cosa erano, e siccome gli giunse
affatto nuovo il nome dell'Accademia del Cimento gliene detti un'idea, e la
mattina dopo gli portai i Saggi, e gli feci riscontrare le Figure, e gli spiegai
le descrizioni, le quali egli allora non intendeva benissimo.
Dopo la morte del Vayringe, degl'Istrumenti del Cimento, e di quelli bellissimi
propri di esso Vayringe, una parte fu per comando dellAugustiss. Imperator
Francesco incassata, e mandata a Vienna, e si disse regalata al Gran Collegio
Teresiano; e tutti gli altri furono riposti nel suddetto Stanzone del Palazzo
de' Pitti, ed in una stanza contigua. Le tavole
poi in rame, tanto cioè le pubblicate nei Saggi quanto alcune altre non per
anche pubblicate e verisimilmente destinate per una allora ideata continuazione
de' Saggi, si conservano nella Real Guardaroba f...1. Bisogna per altro credere,
che gl'Istrumenti fatti a spese del Principe Leopoldo fossero moltissimi, poiché
in numero grandissimo, me ne fece vedere il Sig. Vayringe, molti altri erano
stati nel tempo avanti fracassati, o portati via, e molti
il Cardinal Leopoldo stesso gli aveva mandati in regalo
al Papa Alessandro VII, con una istruzione della maniera di adoperargli, distesa
elegantemente dal Conte Lorenzo Magalotti.
Accademie
La Royal Society di Londra
La «Società Reale di Londra per la promozione delle conoscenze naturali» (Royal
Society of London for the Promotion of Natural Knowledge) nacque dagli incontri
che un gruppo di aderenti alla, filosofia nuova o filosofia sperimentale ebbero
sin dal 1645. Nel 1662 Carlo II concesse lo Statuto (Charter) che stabiliva i
diritti e le prerogative della Royal Society.
Lo scopo della Società fu quello di redigere «resoconti fedeli di tutte le opere
della natura» e di redigerli attraverso un linguaggio scarno e naturale, un
linguaggio cioè di «espressioni positive» e con «significati chiari»: la Società
volle un linguaggio che si avvicinasse a quello degli artigiani, dei contadini,
dei mercanti, piuttosto che a quello dei filosofi. Un siffatto linguaggio è,
naturalmente, il linguaggio delle scienze: della matematica, dell'anatomia, del
magnetismo, della meccanica o della fisiologia.
Nullius in verba fu ed è il motto della Società Reale di Londra: non bisogna
giurare sulle parole di nessuno. La scienza non trova il suo fondamento
nell'autorità di qualche pensatore, ma solo nelle prove dei fatti: e «contro i
fatti e gli esperimenti — disse Newton, che fu membro e poi Segretario della
Società Reale — non si può discutere».
Dal 1662 al 1677 (anno in cui morì), segretario della Società fu Henry
Oldenburg, il quale nel 1665 dette inizio alla pubblicazione degli Atti della
società (le «Philosophical Transactions», che escono ancor oggi). Le
Transactions della Royal Society costituiscono il primo esempio in Europa di
rivista periodica dedicata a questioni di natura scientifica. E Oldenburg ne
iniziò la pubblicazione nella convinzione che far conoscere agli altri le
scoperte scientifiche fosse cosa necessaria per il progresso della conoscenza
scientifica. Le Transactions erano un invito e un incoraggiamento per gli
studiosi «a ricercare, a sperimentare e a scoprire nuove cose, a comunicarsi
l'un l'altro le proprie conoscenze e contribuire così, per quanto possibile, al
grande progetto consistente nell'arricchimento della conoscenza della natura e
nel perfezionamento di tutte le arti e le scienze filosofiche». E tutto ciò «per
la gloria di Dio, l'onore e il profitto di questo Regno e il bene universale
dell'Umanità».
Rosa Croce: Gli sviluppi - Le origini della Royal Society
L'Accademia reale delle scienze in Francia
Su interessamento del ministro Colbert, venne costituita nel 1666, sotto il
regno di Luigi XIV, l'Accademia reale delle scienze (Académie royale des
sciences).
Ed è di Christian Huygens un famoso Memorandum per il ministro
Colbert, dove si afferma:
L'occupazione fondamentale e più utile [dei membri
dell'Accademia è quella di] lavorare alla storia naturale secondo il piano
tracciato da Bacone.
Ed ecco, nelle linee essenziali, il progetto di Huygens: sperimentare sul vuoto
attraverso pompe e determinare il peso dell'aria; analizzare la forza esplosiva
della polvere da sparo rinchiusa in un recipiente di ferro o di rame
sufficientemente spesso; esaminare la forza del vapore; esaminare forza e
velocità dei venti e studiarne gli usi per la navigazione e per le macchine;
analizzare «la forza [...] del moto mediante percossa».
Esistono, scrive Huygens, molte cose che, utili a conoscersi, ci sono del tutto
o quasi sconosciute: la natura del peso, del calore, del freddo, della luce,
dell'attrazione magnetica, la respirazione animale, la composizione
dell'atmosfera, la maniera di crescita delle piante e così via.
Il Cinquecento - I luoghi della scienza: corti e mecenatismo
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