|
ALEXANDER BAUMGARTEN
E LA FONDAZIONE DELL'ESTETICA SISTEMATICA

La Metaphysica di Baumgarten
Alexander Gottlieb Baumgarten nacque a
Berlino nel 1714 e morì a Francoforte sull'Oder nel 1762. Giunse a Halle nel
1730: qui si dedicò allo studio della filosofia di Wolff, diventandone uno dei
maggiori rappresentanti.
Al 1735 risale la pubblicazione della sua dissertazione
di laurea, intitolata: Meditationes philosophicae de nonnullis ad poema
pertinentibus, dove è rinvenibile il nocciolo di quel pensiero estetico, che poi
Baumgarten svilupperà nel periodo del suo insegnamento a Francoforte sull'Oder e
che consegnerà nei due volumi dell'Aesthetica (1750-1758).
Intanto nel 1739 Baumgarten aveva pubblicato la Metaphysica, che fino al 1779
ebbe ben sette edizioni; fu tradotta in tedesco dal latino nel 1766 dal suo
allievo Georg F. Meier, e Kant, che l'usò come testo per le sue lezioni, la
giudicò come «il più utile e il più profondo tra tutti i manuali del suo genere».
La Metaphysica di Baumgarten è «un compendio di mille paragrafi della metafisica
wolffiana, scritto in uno stile secco e conciso: indubbiamente utile come testo-base
per una lezione universitaria, non ci sembra oggi meritare per intero gli elogi
attribuitigli dal pensatore di Konigsberg, anche se in qualche tratto Baumgarten
mostra la sua originalità» (Bruno Bianco). Per Baumgarten:
La metafisica è la scienza dei primi principi
della conoscenza umana. Appartengono alla metafisica l'ontologia, la cosmologia,
la psicologia e la teologia naturale.
L'ontologia [...] è la scienza dei predicati più generali dell'ente.
La cosmologia generale è la scienza dei predicati generali del mondo, ed è
empirica, se fondata più strettamente
sulla esperienza, razionale, se è fondata invece sulla nozione di mondo.
La psicologia è la scienza dei predicati generali dell'anima; [...] è empirica se
trae i suoi asserti più strettamente dall'esperienza, razionale se li deduce con
una più lunga catena deduttiva dal concetto dell'anima.
La teologia naturale è la scienza intorno a Dio, nella misura in cui può essere
conosciuto senza la fede [...] . La teologia naturale considera: 1) la nozione di
Dio, 2) le sue operazioni.
Come si può anche vedere da questi rapidi cenni, il pensiero metafisico di
Baumgarten si muove, sostanzialmente, all'interno del paradigma wolffiano. E,
tuttavia, il merito storico di Baumgarten «è stato soprattutto quello (come ha
ben visto Max Wundt) di costruire una specie di "ponte" tra la metafisica
scolastica e il pensiero trascendentale kantiano, tra il realismo di una
prospettiva ontologica e l'idealismo di una considerazione logico-gnoseologica
della struttura dell'essere» (B. Bianco).
L'estetica come scienza della conoscenza sensibile
Ma nonostante i pregi della Metaphysica — per i quali Kant parlerà di Baumgarten
come di un «eccellente analista» —, il grande merito storico di Baumgarten sta
nel fatto che egli pose le basi filosofiche dell'estetica.
L'estetica (fu proprio Baumgarten a proporre questo termine dal greco aísthesis
, che vuol dire «sensazione») non può ridursi alle regole per la produzione
dell'opera d'arte o all'analisi dei suoi effetti psicologici: tutto ciò, per
Baumgarten, è semplice empiria.
L'estetica, invece, «è scienza della conoscenza sensibile», e pertanto è «una
gnoseologia inferiore» giacché si occupa di una «facoltà conoscitiva inferiore».
Ma, comunque, «la "facoltà inferiore" esiste, essa comprende il campo della "perfezione
della conoscenza sensibile", quindi bisogna scrupolosamente indagarne e
stabilirne le leggi e dunque la scienza che se ne occupa diventa addirittura una
"sorella minore della logica" e dalla logica mutua il proprio carattere
sistematico. Il parallelismo così comunque istituito fra estetica e logica e il
conseguente interesse teoretico-sistematico per restetica" segnano nei confronti
di Wolff un progresso che va ben al di là di un semplice completamento esteriore
dell'edificio wolffiano» (Nicolao Merker).
In realtà, quel che muta è la dottrina dell'uomo, muta l'immagine dell'uomo,
cambia cioè l'antropologia. L'uomo non si riduce a conoscenza, o, meglio, la
conoscenza non è solo quella scientifica, giacché c'è anche la conoscenza del
sensibile: e questa è conoscenza autonoma e non un gradino inferiore e
funzionale alla conoscenza scientifica.
Già Leibniz, fa presente Cassirer a questo proposito, aveva contrapposto l'idea
chiara all'idea distinta. L'idea chiara è quella sufficiente ai bisogni della
vita, che ci permette di distinguere oggetti, che rende possibile un nostro
primo orientamento nell'ambiente sensibile; mentre l'idea distinta è conoscenza
adeguata delle cose, è la scienza del «perché», la quale non si accontenta
affatto di distinguere gli oggetti secondo i caratteri sensibili.
Per Baumgarten, quindi, l'estetica è la scienza delle rappresentazioni «chiare»
e «confuse», dove per perceptio confusa dobbiamo etimologicamente intendere la
percezione in cui «avviene un "confluire" di elementi e nella quale non possiamo
staccare i singoli elementi dalla totalità, e dove non possiamo indicare gli
elementi isolatamente e seguirli separatamente» (Ernst Cassirer).
La bellezza di un paesaggio non è affare del geologo
In sostanza, l'intuizione estetica è un'autonoma conoscenza del sensibile
globalmente inteso. È un vedere, intuire, sapere, conoscere che, e non perché.
Ecco come Cassirer cerca di esplicitare queste non facili teorie: «Se, in base
ai metodi della scienza esatta, spieghiamo il fenomeno del colore risolvendo il
colore stesso in puro movimento, non ne annulliamo soltanto l'impressione
sensibile, ma gli togliamo anche il significato estetico. Tutto ciò che il
colore significa come mezzo di rappresentazione artistica, come rendimento
nell'ambito della pittura, è cancellato con quella riduzione al suo concetto
fisico-matematico; tutto ciò è distrutto d'un colpo. In questo concetto è
scomparso non solo ogni ricordo dell'esperienza sensibile del colore, ma anche
ogni traccia della sua funzione estetica. Ma è veramente questa funzione priva
di importanza, è veramente una cosa indifferente? O non possiede anch'essa un
valore particolare?». A tali domande dà appunto una risposta positiva la nuova
scienza dell'estetica: «Essa si occupa del fenomeno sensibile e gli si abbandona
senza fare il tentativo di procedere da questo fenomeno alle sue "cause", cioè a
una cosa del tutto diversa. Infatti questo progresso verso le cause non
spiegherebbe il contenuto estetico del fenomeno, ma lo distruggerebbe» (E.
Cassirer).
Qui vediamo allora che Baumgarten non è solo un «eccellente analista», vale a
dire non soltanto un virtuoso della logica scolastica, ma un pensatore che
riesce a riconoscere il limite invalicabile per questa logica: le conoscenze
distinte, ottenute dando soddisfazione al «principio di ragion sufficiente», non
hanno alcun potere sull'ambito della «conoscenza del sensibile».
La bellezza di un paesaggio non è affare del geologo: «Questa bellezza appare
soltanto nell'intuizione integra, nella pura contemplazione del paesaggio totale.
E soltanto all'artista, al pittore o al poeta, è dato di conservare questa
totalità e di renderla viva con ogni tratto della sua rappresentazione. La
pittura di un paesaggio compiuta da un pittore o da un poeta presenta d'un colpo
la sua vera immagine: e alla vista e al godimento di questa immagine si
dimentica di chiederne la "causa", che la riflessione scientifica e l'indagine
concettuale desiderano invece sapere. Noi dobbiamo abbandonarci al mero effetto e
fermarci lì, se vogliamo che il fenomeno non si dilegui e non ci sgusci di mano»
(E. Cassirer).
In conclusione: per Baumgarten, oltre alla logica — che indaga sulle leggi del
pensare —, c'è l'estetica, che scopre e analizza le leggi della conoscenza
sensibile: e con ciò egli restituisce «dignità filosofica al campo del sensibile»
(N. Merker).
Baumgarten si è battuto «per la causa dell'intuizione estetica e
pura davanti al tribunale della ragione [...]. E il fine che l'estetica si
propone è la legittimazione delle facoltà psichiche inferiori, non la loro
soppressione» (E. Cassirer).
|