FILOSOFI
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Accanto alla formulazione di tesi deistiche, la riflessione morale rappresenta uno dei maggiori contributi forniti dalla filosofia inglese all'illuminismo europeo; in questo senso è particolarmente significativa la figura di Anthony Ashley Cooper, terzo conte di Shaftesbury e nipote del primo conte di Shaftesbury, che fu amico di John Locke.


Anthony Ashley Cooper conte di Shaftesbury

(Londra 1671 - Napoli 1713)



Shaftesbury e l'autonomia della morale

Filosofo inglese la cui riflessione si colloca in posizione di passaggio tra le discussioni sui problemi etico religiosi emersi dalle vicende rivoluzionarie e i dibattiti tipici dell'illuminismo. Nella questione se la perdita del fondamento teologico togliesse validità ai valori morali facendoli sprofondare nel relativismo, Shaftesbury difese (Ricerca sulla virtù e il merito del 1699) l'autonomia etica fondata su un principio immanente, tutto interno alla coscienza, chiamato senso morale. Consistente in una sorta d'intuizione interiore percettiva di accordo o disaccordo, convenienza o contrasto tra le motivazioni dell'agire, esso rende immediatamente possibile la valutazione della condotta, anche in termini di ragione, poiché l'individuo non è chiuso nel proprio egoismo ma ha una struttura relazionale che lo lega di "simpatia" ai suoi simili. Con la definizione della virtù come disposizione del singolo all'accordo con il bene della sua specie e dell'universo che lo comprende, Shaftesbury perviene a una visione ottimistica della vita morale, con la conseguente armonizzazione di individuo e società, egoismo e altruismo, felicità e virtù e l'esclusione di ogni rigorismo religioso e fanatismo politico (contro cui polemizzerà nella Lettera sull'entusiasmo del 1708). Tale concezione assume tonalità religiose ne I moralisti (1709) dove, in termini panteistici e prerousseauiani, si esalta il sentimento quale espressione della spontaneità vivente e inventiva della natura, di cui Dio sarebbe il principio animatore. Affine all'etica è l'estetica: fondata sui concetti di armonia e proporzione, la "grazia dell'agire" risulta infatti una esemplificazione e una specificazione della bellezza estetica quale accordo unitario tra le parti, tanto che Ğla bellezza più naturale [...] è l'onestà e la verità moraleğ.