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Antonio Rosmini Serbati
(Rovereto 1797 - Stresa 1855)

Patriota e liberale, fu inviato (1848)
dal governo piemontese presso papa Pio IX. La sua ricerca filosofica prende le
mosse da un'impostazione gnoseologica kantiana per giungere, attraverso motivi
della tradizione agostiniana, a delineare una metafisica dell'"essere" che trova
il proprio fondamento in Dio. Il pensiero di R. suscitò una lunga controversia
teologica, che si concluse con un primo esito a lui favorevole nel 1854 e
proseguì anche dopo la sua scomparsa. Tra le opere: Filosofia della politica
(1839), Filosofia del diritto (1841-45), Delle cinque piaghe della Santa Chiesa
(1848).
Ordinato sacerdote nel 1821, si diede agli studi filosofici, recandosi a Milano
e di lì al Calvario di Domodossola, dove stese il Nuovo saggio sull'origine
delle idee e fondò l'Istituto della carità, cui più tardi aggiunse un Istituto
di suore della provvidenza. L'opera uscì nel 1830, anonima, in 4 volumi, e nel
1836 col nome dell'autore. Con la lettura del Panegirico di Pio VII (a Rovereto
nel 1823: pubblicato con mutilazioni nel 1831) R. rese noti i propri sentimenti
patriottici, che poi gli procurarono persecuzioni da parte dell'Austria. Inviato
nel 1848 dal governo piemontese presso Pio IX per incoraggiarlo nelle sue
tendenze liberali, egli seguì il papa a Gaeta e a Napoli, da dove fu scacciato
dalla polizia borbonica. In seguito a tale episodio non volle più accettare
incarichi politici. Trascorse gli ultimi anni a Domodossola, e infine a Stresa.
Nonostante che Gregorio XVI, approvando nel 1839 l'Istituto della carità,
presentasse R. come uomo "rerum divinarum atque humanarum scientia summopere
illustrem", il pensiero rosminiano andò sempre più suscitando tra gli studiosi
cattolici dapprima diffidenza e poi violente polemiche e accanita opposizione,
tanto da indurre Gregorio XVI (1843) a imporre silenzio a tutti i contendenti.
Riaccesasi la polemica nel 1849, con la condanna all'Indice per ragioni
politiche delle opere Delle cinque piaghe della Santa Chiesa e La costituzione
secondo la giustizia sociale, Pio IX nel 1851 avocò a sé la questione,
rinnovando l'obbligo del silenzio e nominando una commissione per l'esame di
tutte le opere rosminiane, il quale si concluse nel 1854 con esito favorevole a
Rosmini. Ma dopo la sua morte la polemica si riaccese, e nel 1888 un decreto
della Congregazione del S. Uffizio proibì 40 proposizioni tratte dalle opere
postume di R., perché "catholicae veritati haud consonae videbantur".
R., nell'ambito della sua metafisica dell'"essere", distingue dall'oggetto in sé
(l'"estra-soggetto") l'oggetto del conoscere: questo è "percezione intellettiva",
come sintesi di un dato intuitivo soggettivamente elaborato ("percezione
sensibile") e dell'unica forma dell'intelletto: l'idea dell'essere. Tale idea
dell'essere è innata, oggetto di "intuizione" o "visione", che R., in polemica
con Kant e sviluppando motivi della tradizione agostiniana, concepisce come
intuizione di un dato dell'illuminazione dell'Essere reale, di Dio. Questo
fondamento oggettivo dell'idea dell'essere permette, secondo R., di evitare gli
esiti psicologistici del kantismo.
L'idea dell'essere, o essere ideale, che è per noi primo come fondamento
universale del conoscere, postula un Essere reale assoluto; si manifestano così
i modi fondamentali dell'essere: essere ideale, essere reale e infine essere
morale, in quanto l'essere che si presenta come verità si pone insieme come bene,
e l'azione morale consiste nel riconoscere con una stima pratica la gerarchia
dell'essere come gerarchia di valori. I tre modi (o forme) dell'essere sono fra
loro strettamente connessi in una circuminsessione, per cui nessuno detiene una
posizione privilegiata.
In psicologia, particolare significato assume la dottrina del sentimento
fondamentale: l'anima umana coglie sé stessa come principio del sentire, del
conoscere e del volere, e anzitutto si avverte come unita sempre a un'esperienza
sensibile, l'esperienza del proprio corpo, che costituisce il suo sentimento
fondamentale, di cui la singola sensazione è una modificazione, testimonianza
della realtà del mondo esterno al soggetto.
Nel 1850 R. iniziò una ristampa delle sue opere, e pubblicò come primi tre
volumi: Introduzione alla filosofia (1850); Nuovo saggio sull'origine delle idee
(1851-52); Logica (1854). Altre opere precedentemente pubblicate: Il
rinnovamento della filosofia in Italia (1836); Principî della scienza morale e
storia comparativa e critica dei sistemi intorno al principio della morale
(1837); Antropologia in servizio della scienza morale (1838); ); Trattato della
coscienza morale (1839-40); Filosofia del diritto (2 voll., 1841-45); Teodicea
(1845); Prose ecclesiastiche (4 voll., 1838-50); La costituzione secondo la
giustizia sociale, con appendice sull'unità d'Italia (1848); Delle cinque piaghe
della Santa Chiesa (1848); Psicologia (2 voll., 1846-50). Opere postume: Del
principio supremo della metodica (1857); Aristotele esposto ed esaminato (1857);
Teosofia (5 voll., 1859-74); Della missione a Roma di A. R. negli anni 1848-49
(1881); L'introduzione del Vangelo secondo s. Giovanni (1882); Saggio
storico-critico sulle categorie e la dialettica (1882); Antropologia
soprannaturale (3 voll., 1884); Epistolario completo (13 voll., 1887-94);
Carteggio fra A. Manzoni e A. Rosmini (1900); Epistolario ascetico (4 voll.,
1911-13). È in corso di pubblicazione l'opera completa in 80 voll.

Filosofia del diritto
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