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Max Scheler

Le otto forme del pacifismo strumentale


Breve saggio (circa 80 pagine) di Max Scheler dal titolo L'idea di pace e il pacifismo.
Si tratta di una conferenza che il filosofo tenne in Germania nel 1927.

L'autore, nel porsi l'antica e ricorrente domanda, «come è possibile una pace perpetua e universale» sottopone al vaglio critico le diverse incarnazioni storiche del pacifismo.
Dal testo, riportiamo le sintetiche definizioni delle 8 forme di pacifismo individuate dall'autore.

Le idee e le aspirazioni contraddistinte col termine pacifismo sono tutt'altro che unitarie. Non c'è un pacifismo, ma molti differenti pacifismi.
Tentando anche soltanto una grossolana suddivisione, ne conto almeno otto tipi, otto forme principali, che si differenziano in modo fondamentale, essenziale, per la loro origine nella storia dello spirito e nella storia reale, per il loro contenuto di idee e di ethos, per la loro importanza e la loro dignità, e infine per i metodi e gli strumenti che individuano per realizzare la pace perpetua. Comincio indicando queste diverse forme:
1. Pacifismo eroico-individualistico del principio di «non opposizione alla violenza» (non-resistenza) assunto in linea di principio e il pacifismo dell'obiezione di coscienza, individuale-personale, al servizio militare che si ritrova in alcune sette cristiane e associazioni giovanili moderne (Buddha, Gandhi, Tolstoj, Quaccheri e Mennoniti).
2. Pacifismo cristiano (semi-pacifismo), quello cattolico-romano fondato un po' sul dogma, un po' sul diritto naturale e sull'etica; è tipico di una parte dei seguaci della Chiesa cattolico-romana, che vogliono, in ultima analisi, fare del Papa un arbitro politico del mondo. Inoltre, il tentativo recente di associare le forme evangeliche del cristianesimo a una forza spirituale internazionale, efficace sul piano pratico e sotto un'egida calvinista che tra gli altri compiti sociali ed etici si pone anche quello di tendere attivamente alla pace perpetua.
3. Pacifismo economico-liberale fondato sull'idea del libero mercato, che ha nel filosofo inglese Herbert Spencer il suo maggior teorico e le cui tesi poggiano su un pensiero positivista e su un sistema utilitarista dei valori.
4. Il pacifismo giuridico o pacifismo del diritto, nato dalla dottrina moderna del diritto naturale e dalle sue applicazioni al diritto internazionale (Grotius, Samuel Pufendorf), che ritroviamo successivamente in forme diverse nelle dottrine dell'abate di Saint-Pierre, nello scritto di Immanuel Kant sulla “pace perpetua” e infine nel “socialismo utopico”. Il suo fine ultimo è il disarmo mondiale, universale e sistematico, su terra e su mare e la sostituzione dell'ultima ratio degli Stati con una suprema corte di giustizia che ricomponga tutti i conflitti tra gli Stati tramite decisioni giuridiche prese da un sistema rigoroso di norme. Gradi di realizzazione: il tribunale arbitrale dell'Aja in prima istanza, l'assemblea dei popoli del 1918 a Ginevra; la Società delle Nazioni.
5. Il semi-pacifismo del comunismo e del socialismo marxista che vuole conseguire la pace perpetua abolendo lo Stato fondato sulle classi dopo la temporanea dittatura del proletariato. Nella sua versione russa esso non è immediatamente pacifista: vanno approvate tutte quelle guerre che in una successione di fasi prevedibili conducano a questo stadio finale.
6. Pacifismo di egemonia imperialista (pacificazione del mondo realizzata dall'impero romano, la pax romana; il tentativo di Napoleone; una certa forma di pacifismo tipico dell'impero anglosassone);
7. I primi accenni di un pacifismo internazionale di classe della grande borghesia capitalista in alcune grandi potenze europee e in America, nella misura in cui questa classe teme la propria rovina a causa di nuove guerre (contropartita della guerra rivoluzionaria mondiale dei sovietici). La politica di Locarno-Ginevra ne ha tratto l'ispirazione;
8. Il pacifismo culturale — dall'antica idea cosmopolita che rimonta alla Stoa — che cerca di ottenere la pace perpetua attraverso l'unione delle élites spirituali di tutti i paesi, tramite un'opera di chiarificazione sulle conseguenze, i costi e le vittime della guerra, dunque attraverso l'educazione e la cultura (per esempio, la revisione dei manuali di storia); una riforma della vita e un'umanizzazione dei metodi pedagogici.