FILOSOFIA GRECA
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Platone fu maestro di Arislolele; la leggenda narra di dissapori tra i due ma i 20 anni di permanenza di Aristolele all'Accademia platonica sembrano smentire questa ricostruzione.




Aristotele


La polemica contro il platonismo

La caratteristica del platonismo è, secondo Aristotele, quella di considerare le specie come sostanze separate, reali indipendentemente dagli esseri singoli di cui sono forma o sostanza. Per Aristotele la sostanzialità (la realtà) della specie è quella stessa dell'individuo di cui è specie. Per Platone le specie hanno una realtà in sé che non si risolve in quella degli individui singolarmente esistenti; ed in tal senso sono sostanze separate.
Ora tali sostanze separate sono impossibili, secondo Aristotele. Esse, come specie, dovrebbero essere universali; ma è impossibile che l'universale sia sostanza perché mentre l'universale è comune a più cose, la sostanza è propria di un singolo essere e non appartiene a nessun altro. Se in Socrate, che è sostanza, ci fosse un'altra sostanza («uomo» o «essere vivente») si avrebbe un essere composto di più sostanze, il che è impossibile.
Aristotele ritorna quindi più volte nella Metafisica a criticare gli argomenti che erano addotti da Platone e dai Platonici per stabilire la realtà dell'idea. Tale critica verte essenzialmente su quattro punti. In primo luogo, ammettere un'idea in corrispondenza ad ogni concetto significa fare press'a poco come chi, dovendo contare alcuni oggetti, credesse di non poterlo fare se non accrescendone il numero. Le idee devono essere infatti in numero maggiore degli stessi oggetti sensibili, perché ci deve essere l'idea non solo delle sostanze singole, ma anche di tutti i loro modi o caratteri che possono essere raccolti sotto un unico concetto. Esse sono altrettante realtà che si aggiungono alle realtà sensibili; sicché il filosofo si trova a dover spiegare, oltre queste ultime, anche le prime, andando incontro a difficoltà maggiori che se si trovasse di fronte al solo mondo sensibile.
In secondo luogo, gli argomenti con cui si dimostra la realtà dell'idea condurrebbero a porre idee anche di ciò di cui i Platonici non ritengono che ci siano, per esempio, delle negazioni o delle cose transitorie: perché anche di queste ci sono concetti. E così, anche per il rapporto di somiglianza tra le idee e le cose corrispondenti (per esempio, tra l'idea dell'uomo e l'uomo singolo) ci dovrebbe essere un'idea (un terzo uomo); e tra questa idea da un lato e l'idea dell'uomo e l'uomo singolo dall'altro, altre idee; e così via all'infinito.
In terzo luogo, le idee sono inutili perché non contribuiscono per niente a far intendere la realtà del mondo. Difatti non sono cause di nessun movimento e di nessun mutamento. Dire che le cose partecipano delle idee non vuol dire nulla, perché le idee non sono principi di azione che determinino la natura delle cose. Infine, ed è l'argomento più importante che si riannoda alla teoria aristotelica della sostanza, la sostanza non può esistere separatamente da ciò di cui è sostanza. L'affermazione del Fedone che le idee sono cause delle cose è, secondo Aristotele, incomprensibile; giacché anche posto che ci siano le idee, da esse non deriveranno le cose se non interviene un principio attivo a crearle.
Questi argomenti sui quali Aristotele ritorna più volte sono semplicemente indicativi, ma non rivelativi, del vero punto di distacco fra lui e Platone. Essi partono dal presupposto di una realtà delle idee assolutamente separata dal mondo sensibile e dalla stessa intelligenza umana che le apprende: presupposto che non ha riscontro nello spirito autentico del platonismo. Per Platone, l'idea è il valore e costituisce nello stesso tempo il dover essere, il meglio, delle cose del mondo e la regola di cui l'uomo deve servirsi per la valutazione delle cose stesse. L'idea appare ad Aristotele come separata dal mondo non perché Platone ne abbia implicitamente o esplicitamente negato il rapporto col mondo, ma perché essa è incommensurabile con l'essere del mondo stesso. L'idea è il bene, il bello o in generale (secondo gli ultimi dialoghi platonici) l'ordine e la misura perfetta del mondo, e costituisce un principio diverso e quindi estraneo e separato dall'essere di cui è posta afondamento. La scoperta della validità intrinseca dell'essere come tale, il riconoscimento che l'essere, proprio in quanto essere, e non già in quanto perfezione o valore, ha validità necessaria, porta Aristotele a rigettare la dottrina che separa l'essere dal suo proprio valore e fa di questo un mondo o una sostanza separata. Perciò la sostanza aristotelica, anche intesa come forma o specie, non può essere ricondotta all'idea platonica. Essa non è l'idea che abbandonando la sfera dell'iperuranio si è calata nell'essere e nel divenire del mondo e ha riacquistata la sua concretezza, ma un principio di validità intrinseco all'essere come tale: è l'essere stesso del divenire e del mondo nella propria necessità.
Aristotele ha realizzato l'inversione del punto di vista platonico. Per Platone, i valori fondamentali sono quelli morali, che non sono puramente umani, ma cosmici, e costituiscono il principio e il fondamento dell'essere. Per Aristotele il valore fondamentale è quello ontologico, costituito dall'essere in quanto tale, dalla sostanza; e i valori morali sono ristretti alla sfera puramente umana. Quando Aristotele nega che l'universale sia sostanza egli ha in mente per l'appunto l'universale platonico, che è veramente separato dall'essere, in quanto è un valore diverso dall'essere. Ciò che egli difende costantemente contro il platonismo è l'intrinsichezza all'essere del valore dell'essere: la dottrina della sostanza.



Platonismo - Aristotelismo