FILOSOFIA GRECA
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Aristotele


La politica

Tuttavia, anche secondo Aristotele, la virtù non è realizzabile al di fuori della vita associata. L'origine della vita associata è che l'individuo non basta a se stesso: non solo nel senso che non può da solo provvedere ai suoi bisogni, ma anche nel senso che non può da solo, cioè al di fuori della disciplina imposta dalle leggi e dall'educazione, giungere alla virtù. Per conseguenza lo stato è una comunità che non ha in vista soltanto l'esistenza umana, ma l'esistenza materialmente e spiritualmente felice; ed è questo il motivo per cui nessuna comunità politica può essere costituita da schiavi o da animali, i quali non possono partecipare della felicità o di una vita liberamente scelta (Pol., III, 9, 1280 a). E a questo proposito Aristotele ritiene che ci sono individui schiavi per natura in quanto incapaci delle virtù più elevate e che la distinzione tra schiavo e libero è così naturale come quella tra maschio e femmina e giovane e vecchio (1b., I, 13, 1260
Tra coloro che, come Platone, si fermano a delineare un tipo di stato ideale difficilmente realizzabile e coloro che dall'altro lato vanno in cerca di uno schema pratico di costituzione e lo scorgono in qualcuna delle costituzioni già esistenti, Aristotele segue una via di mezzo. Il problema fondamentale è per lui quello di trovare la costituzione più adatta a tutte le città: «Bisogna avere in niente un governo non solo perfetto, ma anche attuabile e che possa facilmente adattarsi a tutti i popoli» (Pol., IV, 1, 1288b). Bisogna perciò proporre una costituzione che abbia la sua base in quelle esistenti e miri a realizzare in esse correzioni e mutamenti che le avvicinino a quella perfetta. Perciò la Politica di Aristotele culmina nella teoria della migliore costituzione esposta negli ultimi due libri; ma a questa teoria egli arriva mediante la considerazione critica delle varie costituzioni esistenti e dei problemi a cui danno origine. Si è visto che Aristotele raccolse fra l'altro 158 costituzioni statali, delle quali però solo una, quella di Atene, è stata ritrovata. Evidentemente dovette servirsi di questo materiale per le osservazioni che venne facendo soprattutto nei libri IV, V, VI, della sua opera, che appaiono composti più tardi.
Come Platone, Aristotele distingue tre tipi fondamentali di costituzioni: la monarchia o governo di un solo; l'aristocrazia o governo dei migliori; la democrazia o governo della moltitudine. Quest'ultima si chiama politia, cioè costituzione per antonomasia, quando la moltitudine governa per il vantaggio di tutti. A questi tre tipi corrispondono altrettante degenerazioni quando il governo trascura il vantaggio comune per il proprio vantaggio. La tirannide è infatti una monarchia che ha per fine il vantaggio del monarca, l'oligarchia ha per fine il vantaggio degli abbienti, la democrazia il vantaggio dei nullatenenti: nessuna mira all'utilità comune. In realtà, poi, ognuno dei tipi di costituzione può assumere caratteri diversi. Non vi è una sola monarchia ed una sola oligarchia, ma questi tipi si diversificano a seconda delle istituzioni in cui si realizzano. Vi sono anche diverse specie di democrazie a seconda che il governo si fondi sull'eguaglianza assoluta dei cittadini o sia riservato a cittadini forniti di speciali requisiti. La democrazia stessa si trasforma in una specie di tirannide quando a scapito delle leggi prevale l'arbitrio della moltitudine. ll miglior governo è quello in cui prevale la classe media, cioè dei cittadini forniti di modesta fortuna.
Questo tipo di governo è il più lontano dagli eccessi che si verificano quando il potere va in mano di quelli che non posseggono nulla o di quelli che posseggono troppo. Nel delineare la migliore costituzione Aristotele, conformemente al principio che ogni tipo di governo è buono purché si adatti alla natura dell'uomo e alle condizioni storiche, non si ferma a descrivere un governo ideale, ma determina solo le condizioni per le quali un qualsiasi tipo di governo può raggiungere la sua forma migliore. La prima e fondamentale condizione è che la costituzione dello stato sia tale da provvedere alla prosperità materiale e alla vita virtuosa e felice dei cittadini.
A questo proposito vanno tenute presenti le conclusioni dell'Etica e cioè che la vita attiva non è la sola vita possibile per l'uomo e neanche la più alta e che accanto ad essa e al di sopra di essa c'è la vita teoretica. Altre condizioni concernono il numero dei cittadini, che non deve essere né troppo elevato né troppo basso, e le condizioni geografiche, cioè il territorio dello stato. Importante è poi la considerazione dell'indole dei cittadini che deve essere coraggiosa e intelligente, come quella dei Greci, che sono i più adatti a vivere in libertà e a dominare gli altri popoli. È necessario poi che nella città tutte le funzioni siano ben distribuite e che si formino le tre classi fondamentali, secondo il progetto di Platone, dal quale però Aristotele esclude la comunanza della proprietà e delle donne.
È necessario inoltre che nello stato comandino gli anziani, giacché nessuno si rassegna con amarezza alla condizione di obbedienza se questa è dovuta all'età e se sa di giungere, in età più avanzata, alla condizione superiore. Infine, lo stato deve preoccuparsi dell'educazione dei cittadini che deve essere uniforme per tutti e diretta non solo ad allenare alla guerra ma a preparare alla vita pacifica, alle funzioni necessarie e utili e soprattutto alle azioni virtuose.



Aristotele: ci sono varie forme di democrazia