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Aristotele
Potenza e atto

La funzione della sostanza nel divenire conferisce alla sostanza stessa un nuovo
significato. Essa acquista un valore dinamico, si identifica col fine (telos),
con l'azione creatrice che forma la materia, con la realtà concreta dell'essere
singolo in cui il divenire si compie. In tal senso la sostanza è atto: attività,
azione, compiutezza. Aristotele identifica la materia con la potenza, la forma
con l'atto. La potenza (dynamis) è in generale la possibilità di produrre un
mutamento o di subirlo. C'è la potenza attiva che consiste nella capacità di
produrre un mutamento in sé o in altro (come, per esempio, nel fuoco la potenza
di riscaldare e nel costruttore quella di costruire); e la potenza passiva che
consiste nella capacità di subire un mutamento (come, per esempio, nel legno la
capacità di infiammarsi, in ciò che è fragile la capacità di andare in pezzi).
La potenza passiva è propria della materia; la potenza attiva è propria del
principio d'azione o causa efficiente.
L'atto (enérgheia) è invece l'esistenza stessa del l'oggetto. Esso sia alla
potenza «come il costruire al saper costruire, l'esser desto al dormire, il
guardare al tener chiusi gli occhi pur avendo la vista e come l'oggetto cavato
dalla materia ed elaborato compiutamente sta alla materia grezza e all'oggetto
non ancora finito» (Met., IX, 6, 1048 b). Alcuni atti sono movimenti (kinesis),
altri sono azioni (praxis). Sono azioni quei movimenti che hanno in se stessi il
loro fine. Per esempio, il vedere è un atto che ha in se stesso il suo fine e
così l'intendere e il pensare; mentre l'apprendere, il camminare, il costruire
hanno fuori di sé il loro fine nella cosa che si apprende, nel punto verso cui
si vuole arrivare, nell'oggetto che si costruisce. Questi atti sono detti da
Aristotele, non azioni, ma movimenti o movimenti incompiuti.
L'atto è prima della potenza. E prima rispetto al tempo: giacché è vero che il
seme (potenza) è prima della pianta, la capacità di vedere prima dell'atto di
vedere; ma il seme non può essere derivato che da una pianta e la capacità di
vedere non può essere propria che di un occhio che vede. L'atto è prima anche
per la sostanza, giacché quello che nel divenire è ultimo, la forma compiuta, è
sostanzialmente prima: per esempio, l'adulto è anteriore al fanciullo e la
pianta al seme, in quanto l'uno ha già realizzato la forma che l'altro non ha.
La gallina vien prima dell'uovo, secondo Aristotele. La causa efficiente del
divenire deve precedere il divenire stesso e la causa efficiente è atto. Anche
dal punto di vista del valore l'atto è anteriore giacché la potenza è sempre
possibilità di due contrari; per esempio, la potenza di essere sano è anche
potenza di esser malato; ma l'atto di esser sano esclude la malattia. L'atto è
dunque migliore della potenza.
L'azione perfetta che ha in sé il suo fine è detta da Aristotele atto finale o
realizzazione finale (entelechia). Mentre il movimento è il processo che porta
gradualmente all'atto ciò che prima era in potenza, l'entelechia è il termine
finale (telos) del movimento, il suo completamento perfetto. Ma come tale,
l'entelechia è anche la realizzazione compiuta e quindi la forma perfetta di ciò
che diviene; è la specie e la sostanza. L'atto si identifica dunque in ogni caso
con la forma o specie e, quando è atto perfetto o realizzazione finale, si
identifica con la sostanza. Questa è la stessa realtà in atto ed il principio di
essa. Di fronte ad essa, la materia considerata in sé, cioè come pura materia o
materia prima, assolutamente priva di attualità o di forma, è indeterminabile e
inconoscibile e non è sostanza (Met., VII, 10, 1036 a, 8; IX, 7, 1049 a, 27).
La materia prima è il limite negativo dell'essere come sostanza, il punto dove
cessa insieme l'intellegibilità e la realtà dell'essere. Ma ciò che si chiama
comunemente materia, per esempio il fuoco, l'acqua, il bronzo, non è materia
prima, perché ha già in sé in atto una determinazione e quindi una forma; è
materia, cioè potenza, rispetto alle forme che può assumere, mentre è già, come
realtà determinata, forma e sostanza. Se conoscere la realtà e il perché di una
cosa significa conoscerne la sostanza mediante la specie o forma (che è appunto
la sostanza delle realtà composte o sinoli), la materia rappresenta il residuo
irrazionale della conoscenza, così come la sostanza rappresenta il principio o
la causa non solo dell'essere ma anche dell'intellegibilità dell'essere come
tale.
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