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Aristotele
La sostanza
Che cosa è la sostanza? Questo è il tema del princicipale gruppo di ricerche
nella Metafisica. Aristotele lo affronta col suo caratteristico procedimento
analitico e dubitativo, prospettando tutte le soluzioni possibili, sviluppando e
discutendo ognuna di esse e facendo così rampollare un problema dall'altro. Nel
groviglio delle ricerche che nei vari scritti componenti la Metafisica si
intrecciano a caso, ricominciando spesso daccapo la discussione o
interrompendola prima della conclusione, il libro VII ci offre la trattazione
più matura e conclusiva di questo problema fondamentale. L'ultimo capitolo del
libro, il XVII, presenta come conclusione il vero principio logico e speculativo
dell'intera trattazione. La sostanza vi è considerata come il principio (arché)
e la causa (aitia): quindi, come ciò che spiega e giustifica l'essere di ogni
cosa. La sostanza è la causa prima e l'essere proprio di ogni realtà
determinata. È ciò che fa di un composto qualcosa che non si risolve nella somma
dei suoi elementi componenti. Come la sillaba ba non è uguale alla somma di b e
a, ma ha una natura propria che sparisce se viene risolta nelle lettere che la
compongono; così qualsiasi realtà ha una natura che non risulta dall'addizione
dei suoi elementi componenti ed è diversa da ciascuno e tutti questi elementi.
Tale natura è la sostanza di quella realtà: il principio costitutivo del suo
essere. La sostanza è sempre principio, mai elemento componente (1041 b, 31).
Essa sola quindi consente di rispondere alla domanda intorno al perché di una
cosa. Se si chiede, ad esempio, il perché di una casa o di un letto, si chiede
evidentemente lo scopo per il quale la casa e il letto sono costruiti. Se si
chiede il perché del nascere, del perire o in generale del mutare, si chiede
evidentemente la causa efficiente, il principio da cui il movimento si origina.
Ma scopo e causa efficiente non sono altro che la sostanza stessa della realtà
di cui si chiede il perché (1041 a, 29).
Queste notazioni sono la chiave per intendere l'intera dottrina aristotelica
della sostanza e quindi per penetrare nel cuore stesso della metafisica
aristotelica. L'espressione di cui Aristotele si serve per definire la sostanza
è: ciò che l'essere era (to ti en einai, quod quid erat esse). In questa
formula, la ripetizione del verbo essere esprime che la sostanza è il principio
costitutivo dell'essere come tale; e l'imperfetto (era) indica la persistenza e
la stabilità dell'essere, la necessità di esso. La sostanza è l'essere
dell'essere: il principio per il quale l'essere è necessariamente tale. Ma come
essere dell'essere, la sostanza ha una duplice funzione, alla quale corrisponde
una duplice considerazione di essa: è da un lato l'essere in cui si determina e
limita la necessità dell'essere, dall'altro l'essere che è necessità
determinante e limitatrice. Possiamo esprimere la duplice funzionalità della
sostanza, alla quale corrispondono due significati distinti ma necessariamente
congiunti, dicendo che la sostanza è da un lato l'essenza dell'essere,
dall'altro l'essere dell'essenza. Come essenza dell'essere la sostanza è
l'essere determinato, la natura propria dell'essere necessario: l'uomo come
Ğanimale bipedeğ. Come essere dell'essenza, la sostanza è l'essere determinante,
l'esserci necessario della realtà esistente: l'animale bipede come questo
singolo uomo. I due significati possono venir compresi sotto l'espressione
essenza necessaria, la quale rende, il più esattamente possibile, il senso della
formula aristotelica.
Evidentemente, l'essenza necessaria non è la semplice essenza di una cosa. Non
sempre l'essenza è l'essenza necessaria: chi dice di un uomo che è musico, non
dice la sua essenza necessaria, perché si può essere uomo senza essere musico.
[essenza necessaria è quella che costituisce l'essere proprio di una realtà
qualsiasi, quell'essere per il quale la realtà è necessariamente tale. La
sostanza è quin di non l'essenza, ma l'essenza necessaria, non l'essere
genericamente assunto ma l'essere autentico: è l'essenza dell'essere e l'essere
dell'essenza.
Così intesa, essa rivela l'aspetto più intimo del pensiero aristotelico, e nello
stesso tempo il suo più segreto rapporto col pensiero di Platone. Platone aveva
spiegato la validità intrinseca dell'essere come tale, la norrmatività che
l'essere presenta in se stesso ed all'uomo, riportando l'essere agli altri
valori e tacendo del bene il principio dell'essere. Per Platone, se l'essere
vale, se ha un pregio per cui si pone come norma, ciò accade, non perché è
essere, ma perché è bene; ciò che lo costituisce in quanto essere è il bene, il
valore stesso. La normatività dell'essere è, per Platone, estranea all'essere
stesso: l'essere è nel valore, non il valore nell'essere. Aristotele ha scoperto
invece l'intrinseco valore dell'essere. La validità che l'essere possiede non
gli deriva da un principio estrinseco, dal bene, dalla perfezione o dall'ordine,
ma dal suo principio intrinseco, dalla sostanza. Non l'essere sta nel valore, ma
Ğil valore nell'essereğ . Tutto ciò che è, in quanto è, realizza il valore
primordiale ed unico, l'essere in quanto tale. La sostanza, come essere
dell'essere, dà alle più insignificanti e povere manifestazioni dell'essere una
validità necessaria, una assoluta normatività. Essa difatti non è privilegio
delle realtà più elevate, ma si ritrova ugualmente alla base e al sommo della
gerarchia degli esseri e rappresenta il vero valore metafisico.
Con la scoperta della validità dell'essere in quanto tale, Aristotele è in grado
di mettersi di fronte al mondo in un atteggiamento completamente diverso da
quello di Platone. Per lui, tutto ciò che è, in quanto è, ha un valore
intrinseco, è degno di considerazione e di studio e può essere oggetto di
scienza. Per Platone, invece, solo ciò che incarna un valore diverso dall'essere
può e deve essere oggetto di scienza: l'essere in quanto tale non basta, perché
non ha in sé il suo valore. Con la teoria della sostanza, Aristotele ha
elaborato il principio che giustifica il suo atteggiamento di fronte alla
natura, la sua opera di ricercatore instancabile, il suo interesse scientifico
che non si spegne né diminuisce neppure dinanzi alle più insignificanti
manifestazioni dell'essere. La teoria della sostanza è nello stesso tempo il
centro della metafisica di Aristotele e il centro della sua personalità. Essa
rivela l'intimo valore esistenziale della sua metafisica.
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