Aristotele

Ci sono varie forme di democrazia




Il filosofo Aristotele, che scrive circa un secolo dopo Tucidide, ed è pensatore lucidamente realista, ha valutazioni molto articolate sulla democrazia e sui suoi limiti. In primo luogo non esiste un'unica forma di democrazia. Nella democrazia radicale, inoltre, sono i poveri che governano. Aristotele è chiaramente favorevole a una democrazia moderata, fondata sul censo (soloniana).
Appare manifesto che tante sono le forme di aristocrazia e di democrazia. E necessario, infatti, che o tutte le classi del popolo prendano parte al governo, o alcune sì altre no. Perciò quando gli agricoltori o i proprietari di una modesta ricchezza sono sovrani dello stato governano secondo le leggi (perché se lavorano hanno di che vivere e non possono stare in ozio, e quindi, messa a capo di tutto la legge, convocano le assemblee solo nei casi indispensabili), gli altri possono parteciparvi quando si sono procurato il censo determinato dalle leggi: perciò tutti quelli che lo possiedono possono parteciparvi. [...] Questa è una forma di democrazia per questi motivi: l'altra forma è fondata sulla distinzione seguente: è possibile che a tutti quelli che sono di natali incensurabili sia permesso di partecipare al governo, mentre invece vi partecipano quelli che possono starsene in ozio: per ciò in una democrazia di tal sorta le leggi imperano per la mancanza di entrate. La terza forma è che a tutti quanti sono liberi è permesso prender parte al governo, ma in realtà non vi prendono parte per il motivo ricordato sicché è necessario che anche in questi imperi la legge. Questa forma di democrazia è quella che, in ordine di tempo, è sorta per ultima negli stati. Siccome gli stati si sono molto ingranditi rispetto a quel che erano un giorno e c'è abbondanza di entrate, tutti prendono parte al governo per la preponderanza della massa e vi partecipano ed esercitano il loro diritto, perché possono starsene in ozio, anche i poveri, in quanto ricevono la paga. Anzi è proprio questa massa di uomini che sta in ozio: in effetti non li impedisce la cura degli affari privati, che invece impedisce i ricchi, i quali per conseguenza non partecipano frequentemente all'assemblea e neppure all'attività giudiziaria. Perciò la massa dei poveri diventa sovrana del governo e non le leggi.

Aristotele, Politica, IV, 6