FILOSOFIA GRECA
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Aristotele


La vita

Quando ARISTOTELE (che era nato a Stagira nel 384-83 a. C.) entrò nella scuola di Platone, aveva solo 17 anni. In questa scuola egli rimase 22 anni, cioè fino alla morte del maestro (348-47). Questa lunga permanenza, tanto più notevole trattandosi di un uomo fornito di capacità speculativa e indipendenza di pensiero eccezionali, rende impossibile prestar fede agli aneddoti che ci sono stati tramandati circa l'ingratitudine di Aristotele verso il maestro. Secondo Diogene Laerzio, Platone avrebbe detto: «Aristotele mi ha calpestato come i puledri calpestano la loro madre quando li ha messi alla luce». Ma in realtà l'esistenza ormai dimostrata di un periodo platonico nella speculazione aristotelica, l'elegia dell'altare diretta ad esaltare Platone e il tono stesso che Aristotele adopera nel criticarlo, dimostrano che l'atteggiamento di Aristotele verso il maestro fu quello della fedeltà e del rispetto, pur nella più risoluta indipendenza di critica filosofica.
Accingendosi nell'Etica a Nicomaco, a criticare la dottrina platonica delle idee, Aristotele dice quanto gli sia gravoso questo compito per l'amicizia che lo lega agli uomini che la sostengono; ed aggiunge: «Ma forse è meglio, anzi è doveroso, per la salvezza della verità, prescindere dagli affari privati, soprattutto se si è filosofi: l'amicizia e la verità sono entrambe care, ma è cosa santa onorare di più la verità».
Allo morte di Platone, Aristotele lasciò l'Accademia e non tornò più nella scuola che lo aveva allevato. A succedere a Platone era stato designato, da Platone stesso o dai condiscepoli, Speusippo; e questa scelta doveva imprimere all'Accademia un orientamento che Aristotele non poteva approvare. Lo spirito di Platone esulava ormai dalla scuola ed Aristotele non aveva più motivo di rimanerle fedele. Accompagnato da Senocrate, si recò allora ad Asso nella Troade, dove i due scolari di Platone, Erasto e Corisco, avevano formato con Ermia una comunità filosofico-politica, di cui abbiamo notizia dalla Lettera VI di Platone e da altre testimonianze (Didimo, In Demost., col. 5). Qui probabilmente Aristotele tenne il suo primo insegnamento autonomo. Il figlio di Corisco, Neleo, divenne uno dei più ferventi seguaci del filosofo; e proprio nella casa dei discendenti di Neleo furono ritrovati, secondo il racconto di Strabone (XIII, 54), i manoscritti delle opere acroamatiche di Aristotele.
Dopo tre anni di permanenza ad Asso, Aristotele si recò a Mitilene. Secondo Strabone, Aristotele sarebbe fuggito da Asso dopo la morte di Ermia, insieme con la figlia del tiranno, Pitia, che poi divenne sua moglie. Ma pare che Aristotele si sia allontanato da Asso prima della morte di Ermia e che il suo matrimonio rimonti al periodo della sua permanenza ad Asso. Comunque, alla notizia dell'uccisione di Ermia per opera dei Persiani, Aristotele compose una elegia che esalta la virtù eroica dell'amico perduto.
In questo primo periodo della sua attività didattica ad Asso e a Mitilene deve cadere il distacco di Aristotele dalla dottrina del maestro. Egli deve avere allora composto il dialogo Sulla filosofia nel quale compare (come sappiamo da qualche frammento) la critica alle idee-numeri.
Nel 342 Aristotele fu chiamato da Filippo re di Macedonia a Pella, per assumere l'educazione di Alessandro. Il padre di Aristotele, Nicomaco, era stato medico alla corte di Macedonia un quarant'anni prima; ma forse la scelta di Filippo fu determinata dall'amicizia di Aristotele con Ermia, che era in rapporti con Filippo. Nell'opera di conquista e di unificazione di tutto il mondo greco, alla quale l'educazione di Aristotele preparò Alessandro, agì sicuramente la convinzione di Aristotele della superiorità della cultura greca e della sua capacità di dominare il mondo, se si fosse congiunta con una forte unità politica. Il distacco tra il re ed Aristotele ci fu soltanto quando Alessandro, estendendo i suoi disegni di conquista, pensò all'unificazione dei popoli orientali ed adottò le forme orientali della sovranità.
Quando Alessandro salì al trono, Aristotele tornò ad Atene (335-34). Vi ritornò dopo 13 anni di assenza, celebre come maestro di vita spirituale e come filosofo; e l'amicizia del potentissimo re dovette mettere a sua disposizione mezzi di ricerca e di studio eccezionali per quei tempi. Fondò alloro la sua scuola, il Liceo, che comprendeva oltre un edificio e il giardino, la passeggiata o peripato, da cui prese il nome. Come già l'Accademia, il Liceo realizzava una comunanza di vita; ma qui l'ordine delle lezioni era saldamente stabilito. Aristotele dedicava la mattinata ai corsi più difficili di argomento filosofico; il pomeriggio teneva lezioni di retorica e di dialettica a un pubblico più vasto.
Accanto al maestro tenevano corsi gli scolari più anziani, come Teofraslo e Eudemo.
Quando nel 323 Alessandro morì, l'insurrezione del partito nazionalista contro i partigiani del re mise in pericolo Aristotele. Per evitare che «gli Ateniesi commettessero un secondo crimine contro la filosofia» Aristotele si allontanò da Atene e fuggì a Calcide nell'Eubea, patria di sua madre, dove aveva una proprietà che aveva ereditata da lei. Qui si trattenne nei mesi seguenti fino al giorno della morte. Una malattia di stomaco, da cui era affetto, pose termine alla sua vita a 63 anni, nel 322-21. Abbiamo il testamento che egli scrisse a Calcide: sono ricordati la figlia minorenne Pitia, una donna, Erpìllide, che egli aveva preso in casa dopo la morte della moglie, ed il figlio Nicomaco che aveva avuto da Erpìllide. Egli dispone che i suoi resti mortali non siano separati da quelli della moglie Pitia, secondo quello che era stato anche il desiderio di lei.

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