|
Benedetto Croce

Filosofo, storico, critico letterario,
uomo politico italiano (Pescasseroli 1866 - Napoli 1952), uno dei maggiori
esponenti del neoidealismo.

Nato da una ricca famiglia di proprietari terrieri, fece gli studi regolari a
Napoli. Perduti i genitori durante il terremoto del 1883, si trasferì a Roma in
casa del cugino Silvio Spaventa, che lo introdusse in un ambiente vivace,
frequentato soprattutto da uomini politici. Dapprima dedito a studi eruditi, la
sua vocazione filosofica fu risvegliata dalla lettura della Scienza nuova di
Vico, che gli ispirò il primo saggio La storia ridotta sotto il concetto
generale dell'arte (1893), dove il giovane Croce si riallacciava al pensiero di
De Sanctis in polemica contro il positivismo. Per influsso di Labriola, si
interessò e discusse il pensiero di Marx in Materialismo storico ed economia
marxista (1900), mentre grande stimolo intellettuale gli proveniva dal rapporto
con Gentile, con cui collaborò alla rivista La critica e alla stesura di un
progetto di riforma scolastica, che però Croce, senatore dal 1910 e ministro nel
1920-21, non fece in tempo a far approvare e che fu poi realizzata dal Gentile
nel 1923 con il proprio nome. Le vicende e le scelte politiche segnarono la
rottura del sodalizio tra i due filosofi: dopo il delitto Matteotti, Croce
assunse una posizione di rigorosa opposizione al fascismo (il cui avvento
dimostrò essere estraneo all'orizzonte ideale e politico dell'Italia e
dell'Europa in due opere storiografiche, Storia d'Europa nel secolo XIX e Storia
d'Italia dal 1871 al 1915) che mantenne fino al 1945, quando si adoperò per la
ricostruzione del partito liberale e fu membro della Costituente. Intanto fin
dagli inizi del secolo aveva elaborato un sistema filosofico comprendente i vari
aspetti della vita dello spirito, cui vennero dedicati altrettanti volumi (Estetica,
1902; Logica, 1905; Filosofia della pratica, 1909). Negli anni successivi e fino
alla morte si dedicò allo sviluppo di questi aspetti del sistema in un numero
impressionante di opere, da quelle di estetica (Problemi di estetica, 1910;
Nuovi saggi di estetica, 1911; Breviario di estetica, 1912; La poesia, 1936) e
di critica letteraria (tra cui Saggi sulla letteratura italiana del Seicento,
1911; Goethe, 1917; Ariosto, Shakespeare e Corneille, 1920; La poesia di Dante,
1921; Poesia popolare e poesia d'arte, 1933; Letture di poeti, 1950;
Conversazioni critiche, 1951), a quelle di teoria storiografica (Teoria e storia
della storiografia, 1917; La storia come pensiero e come azione, 1938), di studi
su autori particolari (La filosofia di G.B. Vico, 1911; Saggio sullo Hegel,
1913), di ricerca storiografica (La rivoluzione napoletana del '99, 1912; La
Spagna nella vita italiana durante la Rinascenza, 1917; Storia Regno di Napoli,
1925; Storia dell'età baro in Italia, 1929), alle raccolte di saggi (Il
carattere della filosofia moderna, 1940; Discorsi varia filosofia, 1945;
Filosofia e storiografia 1949; Storiografia e idealità morale ,1950).
L'idealismo di Croce vuole esse una revisione dell'hegelismo, di cui intende
preservare "ciò che è vivo" rispetto a "ciò che morto". Hegel ha scoperto che
oggetto della filosofia è il concetto (escludendo alcunché di immediato come
intuito o sentimento), universale (non una semplice generalità), concreto (in
quanto coglie il reale nella sua essenzialità e nella sua ricchezza), e che Ğla
realtà è nesso di opposti, e non si sfascia e dissipa a cagione dell'opposizione:
anzi si genera eternamente in essa e da essağ. Ma la realtà che nella sua
totalità è Spirito, non è fatta solo di opposti destinati a essere superati,
bensì anche di distinti (che Hegel ha ignorato) irriducibili uno all'altro. La
vera vita dello Spirito la si comprende cogliendo questo particolare legame di
unità-distinzione, che significa reciproca implicazione nella differenziazione.
Le forme (o categorie) dello Spirito si distinguono sia per il duplice dominio (teoretico
e pratico) sia per la duplice valenza (particolare e universale). Ne risulta uno
schema in cui abbiamo la conoscenza dell'individuale (arte) e dell'universale (logica),
la volizione del particolare (economia) e dell'universale (etica). Altre forme
sono escluse, essendo il diritto incluso nell'economia e la religione in un'area
mista di poesia e moralità. Se la dialettica degli opposti vale all'interno di
ogni categoria (dove vigono le opposizioni rispettivamente di bello-brutto,
vero-falso, utile-dannoso, buono-cattivo), il dinamismo interno dello Spirito
prevede il passaggio dall'uno all'altro momento secondo un ritmo nello stesso
tempo irreversibile (ogni lama presuppone la precedente - l'attività pratica
presuppone quella teoretica, il concetto presuppone l'intuizione, la moralità
presuppone l'efficacia tecnica, mentre quelle che precedono si possono pensare
senza le seguenti - l'arte deve rimanere autonoma dalla conoscenza come
l'economia può prescindere dalla morale) e circolare (in questo
implicarsi-distinguendosi e viceversa sta la vichiana storia ideale eterna).
Croce dedica a ciascuna categoria un'attenzione e uno sviluppo particolare,
mentre alla considerazione complessiva dello Spirito sono consacrate Teoria e
storia della storiografia e La storia come pensiero e come azione.
L'estetica è certo la parte più conosciuta e di larga risonanza del pensiero di
Croce, secondo cui l'arte o produzione fantastica costituisce la forma aurorale
dello Spirito e possiede una totale autonomia rispetto a ogni altra attività
umana. Essa è conoscenza intuitiva (ogni altro elemento è in essa sussunto come
parte integrante) di un contenuto che ha sempre carattere individuale, ed è
sempre a un tempo anche espressione (intuizione ed espressione coincidono in
modo spontaneo e immediato: Ğl'attività intuitiva tanto intuisce quanto esprimeğ,
dando luogo a una sorta di linguistica generale dove il linguaggio è, in quanto
espressione, anche creazione estetica): perciò appartiene a tutti gli uomini (la
differenza tra uomo comune e artista non è di qualità ma solo di quantità,
altrimenti quest'ultimo non potrebbe essere inteso). A sua volta l'intuizione è
caratterizzata dal sentimento, da cui l'arte può sorgere conferendole l'aerea
leggerezza del simbolo: ciò comporta che l'arte è essenzialmente lirica,
disinteressata e autosufficiente, poiché liricità sono il sentimento e
l'intuizione. D'altra parte l'identità di intuizione ed espressione si traduce
nell'unione inscindibile di contenuto e forma (vera e propria sintesi a priori
estetica). Perciò Ğin ogni accento di poeta, in ogni creatura della sua
fantasia, c'è tutto l'umano destino, tutte le speranze, le illusioni, i dolori e
le gioie, le grandezze e le miserie umane, il dramma intero del reale, che
diviene e cresce in perpetuo su se stesso, soffrendo e gioiendoğ. Peraltro, come
non esiste bellezza fisica ma solo per l'attività dello spirito, così non
bisogna confondere l'espressione con la sua estrinsecazione: le tecniche
artistiche non appartengono all'attività estetica ma a quella pratica.
Dal canto suo, la Logica ha come oggetto la struttura generale dello Spirito,
cioè è "scienza del concetto puro" inteso come universale concreto. Questi due
caratteri, che nel vero concetto sono una cosa sola, si scindono invece negli
pseudoconcetti, dove vi può essere l'uno senza l'altro, dato che sono solo
finzioni con esclusiva finalità pratica. Di tal natura sono i concetti
scientifici (sia quelli empirici delle scienze naturali, sia quelli astratti
delle matematiche), che rispondono a un'esigenza di sola economicità, di mera
utilità. Circa la molteplicità dei concetti, Croce ammette solo la distinzione
tra le quattro forme dell'attività spirituale, dove la distinzione è anche unità:
sicché il concetto ricopre l'intera filosofia dello Spirito pensando tutte le
distinzioni che le sono proprie. Affinché il concetto sia unità nella
distinzione, è necessario che non abbia altro cominciamento se non da se stesso:
il concetto si scinde in due opposti solo quando è preso astrattamente, mentre
in concreto è sempre unità degli opposti. Dunque ognuno dei distinti risolve in
sé l'opposto, il negativo astratto, ma non il diverso, l'altro distinto che anzi
si concreta proprio distinguendosi dal primo. In questo modo Croce cerca di
risolvere il problema del male: esso non esiste come opposto al bene, mentre
esiste concretamente come distinto, come altro. In tal modo la sua natura è
buona in quanto esiste come distinto, mentre diventa male quando si pretende,
con un atto pratico particolare (l'errore non è teoretico, ma un atto pratico
accompagnato da un'affermazione logica), che sia altro da quello che è (un'azione
non ha altro valore da quello che ha). Il concetto si esprime nel linguaggio (pensare
è parlare: la chiarezza dell'espressione rispecchia quella del pensiero), e
precisamente nel giudizio definitorio che realizza l'unità del soggetto con il
predicato, dell'esistenza con l'essenza. L'espressione non può essere
considerata a parte del contenuto espresso, donde l'impossibilità della logica
formale. Dal giudizio definitorio non è sostanzialmente diverso quello
individuale (percezione di ciò che è: è in esso che si conosce e si possiede il
mondo) e quello storico (memorativo di ciò che è stato): ne deriva l'identità di
filosofia (pensiero logico) e storia, dato che la storia non può essere che
conoscenza filosofica del reale, e la filosofia non può nascere che storicamente
ed essere storicamente condizionata e coltivata.
La filosofia della pratica è indagine logica dell'attività economica ed etica,
avendo come oggetto la volontà, sia del particolare (economia) sia del generale
(etica). La volontà stessa è un atto pratico (agire è volere), da cui non si può
distinguere un'intenzione non tradotta in atto, poiché l'intenzione si realizza
solo agendo. L'atto pratico è libero ogni volta che Ğci sia stata veramente
volizioneğ, non quando l'azione sia stata arbitraria. La libertà è il bene,
mentre il suo contrario, se preso fuori dalla sua unità con esso, è
un'astrazione.
ĞAttività economica è quella che vuole e attua ciò che è corrispettivo soltanto
alle condizioni di fatto in cui l'individuo si trova [...] <su essa, pertanto>
si fonda il giudizio circa la maggiore o minore coerenza dell'azione per sé
presağ: perciò sotto questa categoria Croce ingloba non solo tutte le attività
umane rivolte al successo pratico e all'efficacia tecnica, come il diritto, la
politica (Croce insiste a questo proposito sull'amoralità della politica, cioè
dell'economia, per via Ğdell'anteriorità della politica alla moraleğ) e la vita
stessa dello Stato (che perciò non ha statura etica), ma anche (in sintonia con
le correnti del pragmatismo) le scienze particolari sperimentali e deduttive, in
cui vigono semplici generalizzazioni o pseudoconcetti. L'etica è invece
volizione dell'universale, che è lo stesso Spirito, Ğrealtà in quanto è
veramente reale come unità di pensiero e volereğ e dunque vita e libertà. Perciò
l'uomo morale, nel momento in cui si nega e si supera come individuo, serve Dio.
Se il giudizio filosofico si identifica con quello storico, allora la storia è
l'unica realtà e il conoscere storico è l'unico dotato di validità teoretica.
Poiché noi operiamo il giudizio storico per un bisogno pratico, per rispondere
ai bisogni della situazione presente, ciò significa che, qualunque sia l'età o
l'epoca a cui ci si riferisce, la storia è sempre attuale e contemporanea,
storia che rivive in noi e si attua nel presente dello Spirito. In questo senso
Croce contrappone la storia alla cronaca così come ciò che è vivo si contrappone
al suo cadavere (la cronaca segue la storia come mera raccolta erudita di dati a
scopo utilitaristico e pratico). Come filosofia in atto, la storia è sempre
storia dell'universale (ma non una storia universale) quale storia
dell'universalità concreta e individuale del concetto. Pertanto quello crociano
si presenta come storicismo assoluto, che rifiuta la filosofia della storia
nella misura in cui questa vorrebbe cogliere nella storia un significato
trascendente. Tutti i fatti sono storici, mentre le diverse attività dello
spirito sono dalla storia distinte ma mai separate (sicché la storia è sempre
generale e particolare insieme). La storia e il giudizio storico sono necessari,
nel senso che colgono una realtà immanente: il "se" storico è ridicolo, perché
suppone l'impotenza dello Spirito e nega l'intimo nesso logico e razionale
dell'universale concreto. Ma neppure ha senso il giudizio di valore, giacché
lode e biasimo toccano agli individui nel momento in cui agiscono, ma non agli
eventi una volta che siano accaduti: il tribunale della storia può solo
conoscere e comprendere ciò che è stato, al di là e al di sopra delle parti,
degli interessi e delle passioni particolari. Ciò non significa che si debba
concludere in un costante atteggiamento giustificatorio e di accettazione
passiva: di fronte agli avvenimenti in atto bisogna agire, e l'azione (res
gestae) è stimolata dalla conoscenza (historia rerum gestarum), così come questa
è motivata da quella secondo un perfetto e perenne movimento circolare che
ribadisce anche in questa sede la distinzione tra teoria e pratica. La storia è
storia della libertà, cioè della sua eterna azione formatrice: essa è la vita
dello Spirito che attraverso contrasti e opposizioni costruisce se stesso.

BENEDETTO CROCE - FILOSOFIA DELLO SPIRITO
BENEDETTO CROCE - ECCO LE CARTE SUL CRISTIANESIMO
|