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CHARLES SANDERS PEIRCE

SEMIOTICA
Peirce è noto soprattutto per i suoi contributi alla logica e all'epistemologia
e per la sua teoria del segno, o semiotica. Per segno Peirce intende qualsiasi
atto che consenta una comunicazione. Ogni segno comporta da un lato un
riferimento all'oggetto, che costituisce il significato del segno, dall'altro un
riferimento all'interpretante, cioè a colui che è in grado di comprenderlo. Ad
esempio il termine 'cane' è in grado di indicare un certo animale, solo se vi è
una persona che, sentendo questa parola, è in grado di coglierne il significato.
Ora però l'interpretante, secondo Peirce, non va inteso tanto come una mente che
capisce i segni, quanto come un segno esso stesso, il cui oggetto è costituito
dal segno interpretato e che rimanda a sua volta a un altro interpretante. Ad
esempio colui che ha compreso, nel corso di un dialogo, il significato della
parola 'cane', esternerà questa comprensione mediante parole o con gesti: il suo
pensiero non è cioè un evento puramente mentale, ma un fatto linguistico, ovvero
è un segno che si inserisce in una trama di scambi comunicativi. Da ciò deriva
che la relazione segnica, secondo Peirce, è una 'semiosi infinita', nella quale
segno, significato e interpretante sono vicendevolmente implicati.
LOGICA
La semiotica era intesa da Peirce come una parte della logica. Nell'ambito di
quest'ultima, il maggior contributo di Peirce consiste nella teoria della
'abduzione'. Egli distingueva infatti tre ragionamenti: la 'deduzione',
l''induzione' e l''abduzione'. Mentre la prima, che ha il suo modello classico
nel sillogismo, consiste nel passare da un principio generale a conclusioni
particolari, e la seconda nel passaggio inverso da proposizioni particolari a
conclusioni universali, la terza forma di ragionamento deriva dall'effetto la
causa probabile. L'abduzione consente pertanto, di fronte a un certo problema,
di risalire a un'ipotesi di soluzione. Un esempio di abduzione può essere il
seguente ragionamento: 'se qui vi è della cenere, ci deve essere stato anche un
fuoco'. In questo modo l'abduzione svolge un'importante funzione euristica.
PRAGMATICISMO
Peirce designò dapprima la sua filosofia pragmatismo, ma per distinguerla in
seguito dall'impiego che di questo termine aveva fatto William James, egli
ricorse allora al termine, 'abbastanza brutto da non essere rubato', di 'pragmaticismo'.
Il concetto basilare del pragmaticismo di Peirce è quello di 'credenza', che
egli derivava da Hume e che espose in due saggi: Il fissarsi della credenza
(1877) e Come rendere chiare le nostre idee (1878). Secondo Peirce il
significato di una credenza, cioè di un'opinione consolidata e condivisa, è
determinato dalle sue conseguenze pratiche, vale a dire dalle azioni che è
capace di produrre. In questo senso una conoscenza non era intesa da Peirce come
una rappresentazione o un'idea, nel senso del termine che risale a Cartesio, ma
come una regola d'azione, capace di fissarsi in un'abitudine.
Peirce influenzò direttamente il pensiero di William James e fu all'origine
dell'indirizzo inaugurato da John Dewey e denominato 'strumentalismo'; ma lo
stile di pensiero di Peirce ha lasciato una traccia profonda anche su gran parte
della ricerca filosofica del Novecento, in particolare nella semiotica, di cui
fu uno dei fondatori.

Charles Sanders Peirce
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