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L'ENCICLOPEDIA DEL SAPERE DI
CHRISTIAN WOLFF

La vita e le opere
Christian Wolff, la figura più
emblematica dell'illuminismo tedesco, nacque a Breslavia nel 1679, e studiò nel
locale ginnasio animato dalle dispute tra cattolici e protestanti.
A Jena, poi, proseguì gli studi di matematica e approfondì la filosofia
cartesiana. Passato nel 1702 a Lipsia, vi si addottorò con una dissertazione dal
titolo: De philosophia practica universali methodo mathematico con-scripta.
A questo lavoro fece seguito, nel 1704, la Dissertatio algebrica de algoritmo
infinitesimali differentiali. Questi lavori gli valsero la collaborazione alla
celebre rivista «Acta eruditorum», cui collaborava lo stesso Leibniz, al quale
Wolff inviava, sempre nel 1704, la sua Dissertatio. Leibniz rispose a Wolff con
una lunga lettera di commento.
Fu così che si aprì l'epistolario tra Wolff e Leibniz, uno scambio di lettere
che durò sino alla morte di Leibniz, avvenuta nel 1716. Nel 1706, intanto,
Wolff, con l'appoggio di Leibniz, ottenne la cattedra di matematica a Halle,
dove poi tenne anche lezioni di filosofia. Al 1710 risalgono i Principi di tutte
le scienze matematiche, in quattro volumi concernenti non solo la matematica, ma
pure la meccanica, l'artiglieria eccetera.
Alla matematica Wolff dedicò anche gli Elementa matheseos universae (1713-1715)
e il Lexicon mathematicum (1716). Bisogna a questo proposito notare che, per
quel che riguarda la logica leibniziana, Wolff ne elimina gli importanti aspetti
logico-formali, riducendola alla trattazione della sillogistica.
E siffatta direzione dominerà l'illuminismo tedesco che, «eccettuato il
matematico Lambert, lasciò cadere in ombra, sulle orme del Wolff, la tematica
leibniziana sull'arte caratteristica o combinatoria» (Francesco Barone).
In effetti, «l'idea della mathesis universalis, più intimamente connessa nel
Leibniz con la sua speculazione filosofica, slitta negli epigoni settecenteschi
su un piano esclusivamente metafisico ontologico» (F. Barone).
La prima opera filosofica di Wolff risale al 1713, e si tratta dei Pensieri
razionali intorno alle forze dell'intelletto umano e al loro uso corretto nella
conoscenza della verità. Questi Pensieri razionali «superarono già nel 1728 e
dopo cinque ristampe gli ottomila esemplari (e ne seguirono altre nove ristampe
fino alla morte di Wolff nel 1754) diventando il manuale più diffusamente usato
dalle persone colte e adottato in quasi tutte le università e scuole, nelle
quali poi, negli anni intorno al 1735, ben dodici cattedre erano occupate da
wolffiani» (Nicolao Merker).
Negli anni successivi Wolff completa il suo sistema e la sua produzione
scientifica si fa imponente. Dapprima egli scrive in tedesco e poi in latino,
dato che intendeva parlare come «precettore di tutto il genere umano». In verità,
però, «la sua efficacia più duratura è quella che si è esercitata nel dominio
del linguaggio filosofico. Buona parte della terminologia filosofica dei secoli
XVIII e XIX e di quella che ancora oggi è in uso ha subito l'influenza delle
definizioni e delle distinzioni woiffiane» (Nicola Abbagnano).
Il progetto enciclopedico di Wolff
Wolff è dell'avviso che il procedimento scientifico maggiormente rigoroso sia
quello consistente nell'analisi a priori dei concetti; ma sostiene che pure le
osservazioni e l'esperienza sono in grado di fondare dottrine scientifiche: si
danno dunque scienze razionali e scienze empiriche. D'altra parte, si impone
un'ulteriore distinzione: tra teoria e pratica, cioè tra conoscere e fare: da
qui le scienze teoriche e le scienze pratiche.
Sulla base di questi due criteri distintivi, Wolff elabora — con sullo sfondo la
filosofia di Cartesio, ma soprattutto il pensiero di Leibniz — una vera e
propria enciclopedia del sapere completa in tutte le sue parti.
Le scienze si suddividono in: 1) scienze razionali teoriche; 2) scienze
razionali pratiche; 3) scienze empiriche teoriche; 4) scienze empiriche pratiche.
1 Le scienze razionali teoriche:
a l'ontologia
b la cosmologia
c la psicologia razionale
d la teologia naturale.
2 Le scienze razionali pratiche:
a la filosofia pratica
b il diritto naturale
e la politica
d l'economia.
3 Le scienze empiriche teoriche:
a la psicologia empirica
b la teleologia
c la fisica dogmatica.
4 Le scienze empiriche pratiche:
a le discipline tecniche
b la fisica sperimentale.
E la logica è la disciplina propedeutica all'intero sistema delle scienze.
Sistema che poggia su due cardini:
a il principio di non contraddizione per il pensiero razionale;
b il principio di ragion sufficiente per il pensiero empirico.
La rilevanza della sistematica wolffiana per la cultura illuministica
Già questi brevi cenni sui presupposti di fondo del pensiero di Wolff possono
offrire la ratio della sua enorme produzione letteraria, divisa in opere in
tedesco e in opere in latino.
Opere in tedesco, oltre ai già richiamati Pensieri razionali intorno alle forze
dell'intelletto umano: Pensieri razionali su Dio, il mondo e l'anima
degli uomini (1719); Pensieri razionali sull'agire umano (1720); Pensieri
razionali sulla vita sociale degli uomini (1721); Pensieri razionali sulle
operazioni della natura (1723); Pensieri razionali sulla finalità delle cose
naturali (1724); Pensieri razionali sulle parti degli uomini, degli animali,
delle piante (1725).
Ecco l'elenco delle opere in latino: Philosophia rationalis sive Logica (1728);
Philosophia prima sive Ontologia (1729); Cosmologia generalis (1731);
Psychologia empirica (1732); Psychologia rationalis (1734); Theologia naturalis
(1736-1737); Philosophia practica universalis (1738-1739); Jus naturae
(1740-1741); Jus gentium (1740-1749); Philosophia moralis (1750-1759) .
Secondo Wolff l'ontologia è la scienza dell'essere possibile e in essa viene
riscattata, e in qualche modo agganciata all'esperienza, la metafisica
aristotelico-scolastica (per esempio con i concetti di sostanza e di causa). In
teodicea Wolff afferma la validità dell'argomento cosmologico (Dio è la suprema
intelligenza che giustifica l'ordine del mondo), e mette da parte l'argomento
ontologico e quello teleologico. Per quel che riguarda la teologia, egli scrive:
Si dovrebbe trattare la teologia rivelata con un metodo diverso, cioè secondo il
procedimento dei matematici; infatti la verità, pur restando sempre la stessa,
richiede tuttavia, in conformità allo spirito dei tempi, un'esposizione diversa.
E i nostri tempi esigevano che la teologia fosse trattata in modo più rigoroso
di quanto era avvenuto finora.
«Ottimismo e razionalismo sono insieme congiunti nella concezione wolffiana del
mondo, il quale si presenta come un'immensa macchina la cui perfezione va
ricercata nell'armoniosa interdipendenza generale delle parti. Il determinismo
meccanico che governa il mondo non esclude la libertà umana né l'intervento
divino, essendo il mondo contingente quanto alla sua esistenza: l'ammissione del
soprannaturale e del miracoloso nel cosmo è da Wolff sostenuta con riserva, dal
momento che è pur sempre sovrapposizione ad un ordine naturale costituito dalla
sapienza divina» (Bruno
Bianco).
I rapporti tra l'anima e il corpo sono regolati, secondo Wolff,
dall'armonia prestabilita, e anche qui egli segue Leibniz. Dove invece Wolff si
allontana sensibilmente da Leibniz è nel campo etico-politico, «sia perché
accentua l'autonomia delle norme etiche da ogni considerazione teologica, sia
perché in politica ed in economia sente il mutamento dei tempi e teorizza
l'intervento dello stato nell'economia e l'esercizio dispotico illuminato del
potere» (Mario Dal Pra).
Lo scopo della filosofia è per Wolff la felicità umana: e la felicità umana e
l'umano progresso non sono disgiungibili dalla conoscenza, la quale non è
raggiungibile senza «la libertà filosofica», senza la libertà di pensiero. Certo,
la razionalità di Wolff non è brillante come quella dei philosophes francesi, né
è così impastata di esperienza e di vita come la razionalità di certi pensatori
inglesi a lui contemporanei, tuttavia «il contributo della sistematica wolffiana
alla cultura illuministica è ugualmente rilevante, soprattutto per il metodo
dell'analisi sia razionale che empirica da lui applicato, con rigore e con
ordine, a tutti i campi dello scibile» (M. Dal Pra).
Ecco come Wolff esplicita
la sua idea di razionalità:
Nel metodo filosofico,
non bisogna usare termini che
prima non siano stati chiariti a opera di una accurata definizione, né bisogna
ammettere come vero quello che non sia stato dimostrato a sufficienza;
nelle proposizioni occorre determinare con pari accuratezza
il soggetto e il predicato e il tutto deve essere ordinato in modo tale che
siano premesse quelle cose in forza delle quali sono comprese e giustificate
quelle che seguono.
Influssi esercitati dal pensiero di Wolff
L'importanza storica di Wolff consiste nell'aver riproposto la problematica
della teologia, della metafisica e dell'ontologia, con rigore scientifico,
prendendo come modello il metodo delle matematiche.
I suoi influssi in Germania sono stati di grande portata. Kant stesso ha impostato la sua critica alla metafisica basandosi sullo schema
dottrinale wolffiano: «Wolff, il più grande dei filosofi dogmatici, [.. .] per
primo diede l'esempio (e per questo esempio divenne in Germania il creatore di
quello spirito di sistema, che non si è ancora smarrito) di come si possa
prendere il sicuro cammino di una scienza, stabilendo regolarmente i princìpi,
definendo nettamente i concetti, cercando il rigore delle dimostrazioni, e
rifiutandosi ai salti temerari nel trarre conseguenze».
Gli studiosi hanno giustamente rilevato che anche pensatori come Hegel, Bolzano,
Brentano, Husserl, Meinong, Hartmann, hanno continuato a porre attenzione a
quella problematica ontologica imposta da Wolff, sia pure muovendosi su piani
diversi e proponendo soluzioni differenti.
Hegel nelle sue Lezioni sulla storia della filosofia giudicò il pensiero di
Wolff estraneo all'interesse speculativo, ma gli riconobbe questa grande
importanza: «Wolff si è conquistato alti, immortali meriti soprattutto, per
quanto riguarda la grande educazione intellettuale dei Tedeschi: perciò lo si
può chiamare, più di ogni altro, il maestro dei Tedeschi. Si può dire che sia
stato Wolff il primo a diffondere in Germania l'amore per il filosofare. [...]
Wolff per primo trasformò in possesso generale non proprio la filosofia, bensì
il pensiero in forma di pensiero, sostituendolo in Germania al parlare basato
sul sentimento, sulle percezioni sensibili, sulle rappresentazioni».

La ragione secondo Wolff
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