FILOSOFIA
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Circolo linguistico di Praga
 

La scuola, o circolo, di Praga fu costituita da alcuni importanti linguisti russi e cechi e fu attiva tra il 1926 e il 1939. La figura più importante fu quella del principe russo Nicolaj Trubeckoj, attorno al quale si riunirono, tra gli altri, i russi Jakobson e Karchevskij e i cechi Mathesius e Vachek. Collaborarono con la scuola di Praga anche linguisti di altre nazionalità come il francese Martinet.

Dopo aver presentato le loro Tesi al Congresso degli Slavisti di Praga nel 1929, i praghesi furono attivi in tutta Europa e pubblicarono i Travaux du cercle linguistique de Prague. L'opera più significativa del pensiero dei praghesi è Fondamenti di fonologia, terminata da Trubeckoj nel 1938. L'attività del circolo si interruppe a causa della morte di Trubeckoj (1938) e degli sconvolgimenti provocati dallo scoppio della Seconda guerra mondiale. Uno dei membri del circolo di Praga, Karchevskij, aveva seguito i corsi di linguistica di De Saussure a Ginevra e fece conoscere la rivoluzionaria teoria del linguista svizzero prima a Mosca e poi a Praga. La Scuola di Praga applicò il metodo strutturale di De Saussure all'elaborazione di una teoria fonologica.

La fonologia è la scienza che studia i suoni intesi come entità mentali e indaga quali differenze di suono producono differenze di significato. L'altra scienza che studia i suoni è la fonetica, che riguarda però l'aspetto materiale del suono e la sua realizzazione da parte dei parlanti. Il concetto fondamentale della fonologia per i praghesi è il "fonema". Il termine fonema era stato usato anche da De Saussure, ma in riferimento alla manifestazione fonetica di un suono. I linguisti della scuola di Praga, invece, lo considerarono un'entità mentale e astratta e lo definirono "unità fonologica minima", cioè l'unità più piccola della lingua in grado di distinguere due significati diversi (ad esempio, in italiano, "nano" e "mano" sono distinte dai fonemi /m/ e /n/). Due parole distinte da un fonema sono una "coppia minima". I fonemi vengono realizzati materialmente dai suoni di una lingua. Essi sono inoltre caratterizzati da tratti "pertinenti", cioè tali da produrre una differenza di significato grazie alla loro presenza o alla loro assenza in una parola. Riprendendo la distinzione saussuriana tra langue e parole, i praghesi sostennero che i suoni concreti del linguaggio appartengono alla parole, mentre i fonemi appartengono della langue, in quanto fanno parte della competenza linguistica di un parlante. La fonologia è quindi una scienza che studia la langue, mentre la fonetica riguarda il livello della parole. Lo studio della fonologia deve avvenire in modo sistematico, secondo l'insegnamento di De Saussure: il linguista deve osservare le correlazioni esistenti tra i fonemi nel sistema fonologico di una lingua e la logica che regola questo sistema. Fonologia e fonetica sono comunque collegate: i tratti distintivi si riconoscono nella realizzazione materiale dei suoni.

In questo modo è possibile individuare le leggi generali che regolano i sistemi fonologici delle lingue. Applicando questo metodo anche alla linguistica storica si possono capire i meccanismi evolutivi delle lingue.

L'analisi del fonema fu approfondita dai praghesi con l'introduzione di altri concetti.Un fonema può realizzarsi nella parole con suoni diversi, a seconda della posizione in cui esso si trova nella parola: le diverse realizzazioni di uno stesso fonema vengono chiamate "varianti combinatorie" (o "allofoni") dello stesso fonema. Ad esempio, il fonema /n/ in "mano" è pronunciato come nasale, in "fungo" viene pronunciato come velare, perché si trova davanti a consonante velare. Ogni lingua ha tipi di fonemi diversi: due suoni che in una lingua sono varianti combinatorie, in un'altra possono essere fonemi e viceversa. Trubeckoj classificò i tipi di opposizione tra i fonemi in un sistema fonologico. Egli notò che, in alcuni casi, se due suoni si trovano in una certa posizione delle parole si oppongono e determinano due significati diversi, mentre se si trovano in un'altra posizione perdono questa opposizione: in questo caso i praghesi parlano di "opposizione neutralizzata". Quando l'opposizione è neutralizzata si ha un'unità superiore al fonema, che viene definita "arcifonema": l'arcifonema è costituito non dall'elemento oppositivo tra i due fonemi, ma dagli elementi comuni. Ad esempio, in italiano l'opposizione tra la e aperta /e / ed e chiusa /e/ esiste in posizione tonica e solo in quella posizione può distinguere due significati (il significato della parola "pésca" si differenzia da quello di "pèsca" per la diversa apertura della vocale tonica), ma essa è neutralizzata in posizione atona (la "e" di "pescare" e quella di "pescatore" è uguale dal punto di vista fonetico).

L'analisi basata sull'individuazione di tratti in opposizione fu estesa dagli elementi vocalici e consonantici alla sillaba, i cui tratti distintivi dal punto di vista fonologico sono l'accento, la lunghezza e il timbro. Essi individuarono inoltre degli elementi fonetici che hanno la funzione di demarcatori, in quanto delimitano una sillaba o una parola, definiti segni "oristici".

La teoria elaborata dal circolo di Praga fu ulteriormente sviluppata da uno dei suoi membri, Jakobson, che approfondì l'analisi del fonema, definito come "fascio di tratti". Uno solo di questi tratti basta a distinguere due fonemi. Una delle novità proposte da Jakobson fu l'osservazione dei tratti distintivi non solo dal punto di vista dell'articolazione dei suoni da parte del parlante, ma anche dal punto di vista dell'ascoltatore, quello acustico. Jakobson individuò dodici coppie di tratti in opposizione binaria presenti in tutte le lingue, detti "universali fonologici".