FILOSOFI
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Denis Diderot



Filosofo illuminista francese (Langres 1713 - Parigi 1784). Nato da famiglia borghese, studiò presso i gesuiti e fu avviato alla carriera ecclesiastica, che abbandonò per studiare a Parigi venendo così in contatto con i circoli illuministi. Dapprima chiamato presso la corte di Caterina II di Russia (dove cercò di portare il suo contributo di intellettuale riformatore), si recò poi in Olanda, patria del libero pensiero. Tornato a Parigi, fu animatore del progetto dell'Enciclopedia, che portò a termine quasi da solo e tra innumerevoli difficoltà nel 1772. In Diderot si ritrovano, elaborati in modo personale, i temi fondamentali del periodo: la fede nell'autorità della ragione (anche se con la consapevolezza dei suoi limiti che lo portano gradualmente ad accettare il dubbio scettico come «primo passo verso la verità») e il rifiuto dell'ateismo e delle religioni positive in nome del deismo.

Se in Pensieri filosofici sulla materia e il movimento (1746) Diderot si mostra convinto deista, in opere quali Lettera sui ciechi (1749), media tale posizione con la convinzione dell'esistenza di una realtà fisica in continuo movimento, senza alcun finalismo e senza la necessità di un Principio ordinatore esterno a essa. Se la realtà è solo materia e movimento (per cui è impossibile ipotizzare l'esistenza di un essere superiore), si approda a una concezione di tipo spinoziano-materialista che viene da Diderot ulteriormente perfezionata. In Interpretazione della natura (1753) egli sostiene che la materia, nella sua eterogeneità, è presente nella natura in infiniti elementi dotati di forza autonoma, eterna, immutabile, generatrice di vita, e col suo infinito movimento determina i vari gradi della realtà. Da questa analisi emerge in Diderot l'interesse per gli studi di biologia secondo una prospettiva evoluzionista, che lo allontana dal modello newtoniano. Nelle ultime opere (Supplemento al viaggio di Bougainville, postumo, Saggi sui regni di Claudio e di Nerone e sulla vita e gli scritti di Seneca, 1782) emergono in Diderot interessi di carattere prevalentemente morale. In esse egli individua la superiorità di un'etica razionale come necessaria alla vita sociale, seguendo il pensiero della dottrina stoica di Seneca.

L'homme de lettres

Il filosofo della Lettera sui ciechi (1749) che, interrogandosi sulla psicologia dei ciechi, ribadisce in terra francese i principi della filosofia sensistica di Locke è autore de I gioielli indiscreti (1748), un romanzo scritto in quindici giorni per convincere l'amante, Madame-de Puisieux, di quanto fosse facile scrivere racconti. Sullo sfondo dell'ambientazione esotica, la scena si svolge a Monomotapa, capitale del Congo, e vede quali protagonisti il sultano Mangogul e fa favorita Mirzoza. La satira dei costumi della corte di Luigi XV e della Pompadour non esaurisce l'intento del racconto che, per tenere viva l'attenzione del lettore, utilizza l'espediente di far parlare l'organo sessuale femminile: i bijoux.
La risorsa libertina non impedisce a Diderot di essere se stesso infittendo l'intreccio del suo romanzo di considerazioni sulla natura dei sogni, sui particolari scabrosi della sessualità, sulla revoca dell'editto di Nantes da parte di Luigi XIV, sul teatro (queste ultime considerazioni, peraltro, assai lodate da Lessing), sulla filosofia di Newton e su quella di Cartesio. Nonostante le critiche di Raynal, che trova il romanzo di Diderot scritto in tono ru- de e volgare, I gioielli indiscreti hanno straordinario successo editoriale, attestato dalle traduzioni in inglese e tedesco, e assicurano a Diderot sia il favore dei lettori di romanzi galanti alla Crébillon, sia quello di chi leggeva i contes di Voltaire.



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