FILOSOFI
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La ragione è, e deve solo essere, schiava delle passioni e non può rivendicare in
nessun caso una funzione diversa da quella di servire e obbedire a esse. 
Sii filosofo: ma, al di là della filosofia, sii sempre un uomo.


David Hume



David Hume
e l'epilogo irrazionalistico dell'empirismo


David Hume, nato a Edimburgo nel 1711, fu un esponente dell'empirismo inglese, di cui offrì una formulazione filosofica radicale a partire dal Trattato sulla natura umana (1739-1740), l'opera principale, rielaborata nelle Ricerche sull'intelletto umano (1748) e nelle Ricerche sui principi della morale (1752). Fu considerato un maestro dagli illuministi francesi (con Rousseau ebbe una tormentata amicizia) e poi soprattutto da Kant, che lo indicò tra i principali ispiratori del suo criticismo.

Il principio empirista secondo cui ogni conoscenza deriva dai sensi è portato dal filosofo alle estreme conseguenze. Le singole impressioni, cioè le sensazioni, passioni o immagini direttamente presenti alla mente, sono per Hume gli unici materiali di cui si compone la conoscenza (atomismo). Su tali materiali la mente opera per via associativa, riproducendo connessioni passate fra impressioni per mezzo della memoria o stabilendone di nuove con l'immaginazione (associazionismo). Infine, le idee, secondo Hume, sono solo copie illanguidite delle impressioni.

In base a questi assunti Hume riconduce ai loro fondamenti psicologici alcune idee cardine della metafisica tradizionale e della stessa scienza (le idee di sostanza, io, causalità), che si rivelano prive di corrispettivi reali. Il principio di causalità in particolare, come Hume dimostra in una celebre analisi, deve la sua apparente necessità logica all'esperienza reiterata della semplice successione temporale di due fatti, alla quale abbiamo fatto l'abitudine. Al di fuori delle matematiche, saperi astratti privi di qualsiasi riferimento al reale, la capacità conoscitiva della ragione non va al di là del dominio del probabile, dove la certezza lascia il posto alla credenza. Tuttavia, il radicale scetticismo a cui approda Hume non scalfisce, né propriamente mira a farlo, le credenze spontanee del senso comune, considerate come risposte naturali ai problemi della sopravvivenza e dell'agire quotidiano: e la natura umana, nella forza primigenia dei suoi istinti e sentimenti, costituisce anche per il filosofo un orizzonte antropologico ineludibile.

I veri bersagli della critica filosofica sono il fanatismo e il dogmatismo in morale, politica o religione, dalla cui sistematica e imparziale confutazione Hume deriva una lezione di aristocratica e disincantata tolleranza, un orientamento politico conservatore ma non tradizionalista, infine una morale fondata sul perseguimento della felicità e ostile a ogni mortificazione dell'anima e del corpo.

Hume morì a Edimburgo nel 1776.

Anche l'Hume fu educato nella filosofia lockiana, ed ammise per cosa certa e senza esame il principio che tutte le cognizioni umane si riducono a sensazione. Ora, come da questo principio il Berkeley aveva derivato l'idealismo, così l'Hume derivò lo scetticismo, cioè il sistema di quelli che negano ogni certezza alle cognizioni umane. In questo modo egli lo dedusse: i ragionamenti dell'uomo, disse s'appoggiano sul principio di causa, il quale si esprime così: vi è l'effetto dunque vi è la causa. Ma questo principio è falso ed illusorio, perché la causa non può mai essere una sensazione, ma in caso che vi sia deve essere un ente attivo. Ora la sensazione non è un ente, ma la modificazione di un ente: non è attiva, ma passiva; dunque la sensazione non può essere mai la causa. Ma l'uomo non conosce che sensazioni, dunque non conosce mai nessuna causa: conosce sensazioni precedenti e susseguenti, ma ragiona falsamente quando crede che ciò che precede debba essere causa di ciò che sussegue, essendo falso l'argomento: hoc post hoc, ergo propter hoc. Dunque, ogni qualvolta l'uomo parla di enti, che suppone cause del mondo sensibile, egli presume di fare quello che non può fare, essendogli impossibile di arrivare, partendo dalle sensazioni, al conoscimento di qualunque causa.
Questo sistema è manifestamente empio, perché, negando le cause, o mettendole in dubbio, nega o mette in dubbio anche l'esistenza della prima causa che è Dio stesso.



Trattato della natura umana