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SEGNO
Nelle teorie linguistiche e nelle
teorie della comunicazione, elemento minimo costitutivo della comunicazione.
Come nell'uso quotidiano, dove 'segno' indica sia il segno prodotto con chiaro
intento comunicativo sia, più genericamente, i segnali interpretabili come
indicazioni di altri fenomeni (ad esempio, uno sbadiglio può essere un segnale
naturale del sonno), anche nell'accezione teorica del termine permane la
distinzione tra segni naturali, o 'segnali', e segni non naturali, o 'segni
artificiali'. Per quanto riguarda i segni artificiali, non esiste una classe di
oggetti uniforme poiché qualsiasi cosa può essere usata come un segno: uno
sbadiglio, se prodotto con il chiaro intento di comunicare qualcosa, ad esempio
noia, è a pieno titolo un segno.
La nozione di segno interessa anche discipline come la
sociologia, la scienza
dell'informazione, la filosofia del linguaggio e per alcuni aspetti anche la
biologia e scienze affini, in cui si è cercato di trattare le comunicazioni tra
DNA e RNA messaggero come uno sviluppo della teoria dei codici.
LA NOZIONE DI SEGNO PER SAUSSURE
Sant'Agostino aveva definito il segno aliquid stat pro aliquo ('qualcosa che sta
per qualcos'altro'), definizione che rimane problematica poiché la complessa
relazione 'stare per' non viene approfondita. Fu
Ferdinand de Saussure, nel
primo decennio del XX secolo, a introdurre la nozione di segno linguistico
prendendo in considerazione questa relazione. Per Saussure il segno linguistico
è un'entità a due componenti indissolubili: significante e
significato. Proprio
come un foglio è formato da un fronte e un tergo, e l'uno non può esistere senza
l'altro, così un segno è la risultante della combinazione del significante, la
parte sensoriale del segno, e del significato, il concetto che risulta abbinato
a quella determinata parte sensoriale. Per Saussure il segno è sempre e comunque
un'entità psichica; infatti egli parla di 'immagine acustica' per il
significante e di 'concetto' per il significato.
La più importante caratteristica del segno individuata da Saussure è senza
dubbio l'arbitrarietà. Un segno è arbitrario in quanto non esiste nessuna
ragione specifica per cui a un determinato significante debba essere abbinato un
determinato significato: la correlazione è convenzionale e immotivata.
Individuare nella convenzione l'essenza del rapporto tra significante e
significato permette di distinguerlo dai segnali naturali (la correlazione tra
le macchie rosse sul corpo di una persona e il morbillo non può certo essere
convenzionale) e di dare ragione delle differenze che corrono tra sistemi di
espressione diversi, ad esempio la differenza tra cane, chien e dog,
significanti rispettivamente in italiano, francese e inglese di un medesimo
significato, il concetto di 'cane'.
Questo modo di intendere la nozione di segno lascia però aperti alcuni problemi.
L'idea della correlazione convenzionale tra significante e significato, ad
esempio, implica un curioso regresso all'infinito: per stipulare una convenzione
sociale che metta in corrispondenza un significante con un significato bisogna
possedere già un sistema comunicativo con cui rendere nota la convenzione.
Questo sistema comunicativo dovrebbe a sua volta essere convenzionale e
presupporre perciò un terzo sistema con cui stipulare le convenzioni del
secondo, e così via all'infinito. Un altro punto che la definizione di Saussure
trascura (volutamente) è il riferimento a chi usa i segni. La sua definizione
infatti non considera i parlanti, destinatari o utenti della lingua: di qui
l'idea che il significato abbia una totale autonomia ontologica, che insomma
esista di per sé, al di là dell'uso.
PEIRCE E LA SEMIOTICA
Un'altra importante definizione di segno è quella elaborata da
Charles Sanders
Peirce, padre della moderna 'semiotica interpretativa'. Per Peirce il segno è
'qualcosa che sta a qualcuno per qualcosa sotto qualche aspetto o capacità'. La
prima differenza che la definizione di Peirce introduce rispetto a quella di
Saussure è proprio il riferimento a chi usa il segno, che infatti 'sta a
qualcuno', cioè non è tale in assoluto ma è tale per qualcuno che lo percepisce
o lo produce. Un altro concetto introdotto da Peirce riguarda la seconda parte
della definizione, che si riferisce al modo in cui un certo oggetto ci è dato,
sottolineando che un segno non rimanda a un oggetto nella sua totalità, ma sotto
qualche rispetto particolare.
Questi spostamenti di definizione, che possono essere considerati una più
complessa articolazione di 'qualcosa che sta per qualcos'altro', permettono di
dissociare l'idea di convenzione dalla nozione di segno. Nella prospettiva
peirciana, infatti, il segno non è necessariamente convenzionale o arbitrario.
In base al tipo di relazione che il segno ha con l'oggetto cui si riferisce,
Peirce distingue tre classi di segni: le 'icone', gli 'indici' e i 'simboli'. Le
icone sono in una relazione di somiglianza con l'oggetto per cui stanno; in
questo senso una mappa è un segno iconico, in quanto riproduce, più o meno
fedelmente, ciò che rappresenta. Gli indici sono i segni che hanno una
contiguità, fisica e causale, con ciò che rappresentano; un esempio
caratteristico di indice è la banderuola, che sta per la direzione del vento in
quanto posizionata dal vento stesso. Infine i simboli stanno in relazione con
l'oggetto che denotano in virtù di una legge che permette di interpretare il
simbolo come riferito a quell'oggetto.
Nell'ambito delle teorie strutturaliste, da Ferdinand de Saussure a
Louis Hjelmslev, si era imposta l'idea che il modello del segno fosse quello
dell'equivalenza: a uno o più elementi del piano dell'espressione corrispondono
uno o più elementi del piano del contenuto. Con Peirce, invece, iniziò a
prevalere il modello inferenziale: se c'è una espressione, allora si attiva un
determinato contenuto (a seconda dei contesti e delle circostanze). Le ricerche
di storia della semiotica hanno poi confermato che i modelli segnici
dell'antichità, dagli stoici ad Agostino, avevano lo stesso carattere
inferenziale. E i modelli semiotici più recenti, tra cui il modello semantico in
formato di enciclopedia elaborato da Umberto Eco, partono proprio dal modello
inferenziale del segno.

Segno
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