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Guglielmo d’Alvernia
Nato a Aurillac verso il 1180, maestro di teologia a Parigi e, a partire dal
1228, vescovo. Fu coinvolto negli scioperi che agitarono l’università parigina
tra il 1229 e il 1230. Morì nel 1249.
La sua opera principale, il Magisterium divinale, è stata composta tra il 1223 e
il 1240 e consta di sette parti principali: De trinitate, De universo, De anima,
Cur Deus homo, De fide et legibus, De sacramentis, De virtutibus.
Fu uno dei primi teologi ad affrontare l’ingresso di Aristotele nelle
Università; il suo approccio alla filosofia peripatetica, fortemente influenzato
dalla lettura di Avicenna, lo condusse ad operare una serie di tentativi di
mediazione con la nuova cultura. Seguendo Avicenna, ed in polemica con
l'ilemorfismo di Avicebron, egli identifica in Dio l'essere e l'essenza; facendo
ricorso ancora al pensiero del filosofo e medico persiano egli cerca di
conciliare la concezione aristotelica dell'anima come entelechia o forma del
corpo (che poneva, dal punto di vista cristiano, il grave problema della
sopravvivenza dell'anima dopo la morte del corpo) con quella agostiniana,
giungendo a definire l'anima come una forma spirituale che può sussistere
indipendentemente dal corpo, ma che è creata da Dio al momento in cui si unisce
con esso.
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