PERCORSI
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I VERTICI DELLA RIVOLUZIONE SCIENTIFICA:
(Galileo Galilei e Isaac Newton)


GALILEO GALILEI
(1564 - 1642)


IL PENSIERO


Galileo fu uno dei principali protagonisti della rivoluzione scientifica moderna. A lui si devono scoperte decisive nell'ambito della fisica e dell'astronómia, ma non meno rilevante è la sua importanza nella storia della cultura in generale e della filosofia, in particolare per una serie di questioni decisive ai fini dell'affermazione di una nuova concezione della conoscenza e della natura. Il suo interesse era del pari rivolto al progresso della scienza e al rinnovamento della mentalità dominante delle classi colte, aristocratiche ed ecclesiastiche. Egli si illuse di poter dimostrare la compatibilità della nuova scienza con la teologia cattolica tradizionale e di portare la Chiesa all'accettazione della sua posizione (avvenuta a distanza di oltre tre secoli).

a) La critica al principio di autorità. La prima questione che riveste una rilevanza storico-culturale significativa è l'attacco galileiano al principio di autorità, rappresentata dalle dottrine di Aristotele e delle Sacre Scritture. Contro gli aristotelici, che in campo scientifico seguivano dogmaticamente l'autorità dei testi peripatetici, Galileo denuncia la debolezza metodologica della scienza aristotelica, priva di rigorose procedure giustificative, e afferma che "la sensata esperienza" e "le necessarie
dimostrazioni" devono prevalere su ogni "umano discorso", essendo le autorità decisive di ogni indagine scientifica. La polemica contro i teologi della Chiesa cattolica, sviluppatasi nel tentativo di dimostrare la compatibilità del copernicanesimo con la dottrina cristiana, porta Galileo ad affermare che l'autorità della Bibbia non può essere invocata per risolvere questioni scientifiche e che la scienza deve essere pienamente autonoma nel ricercare la verità intorno alla natura e alle sue leggi. Queste tesi furono combattute dalle gerarchie ecclesiastiche e costarono a Galileo le due condanne del tribunale del Sant'Uffizio.

b) L'epistemologia. La nuova concezione della scienza elaborata da Galileo partiva dal rifiuto dell'essenzialismo: oggetto dell'indagine scientifica devono essere non le essenze - entità metafisiche inconoscibili - ma i dati empirici e le leggi quantitative che esprimono in linguaggio matematico la regolarità della natura. Il metodo galileiano, che si può definire ipotetico-deduttivo, si basa su un complesso rapporto tra esperienza e teoria: lo scienziato muove dall'osservazione di certi fenomeni naturali di cui vuole trovare la spiegazione; formula allora un'ipotesi di carattere generale; per via di deduzione elabora razionalmente delle previsioni sulle possibili conseguenze, che sottopone a verifica attraverso l'esperimento orientato a controllare la validità dell'ipotesi teorica (grande importanza hanno in questa fase le tecniche e gli strumenti di controllo). Se i risultati sperimentali forniscono sicure e ripetute conferme, si stabiliscono le leggi che fissano le relazioni costanti tra i fenomeni della natura. La natura quantitativa delle leggi è espressa dal linguaggio matematico della scienza, che rimanda a sua volta alla struttura matematica dell'universo. In una celebre metafora del Saggiatore, Galileo afferma che l'universo è «scritto in lingua matematica, e i caratteri son triangoli, cerchi e altre figure geometriche». Gli studiosi discutono se questa concezione della matematica vada ricondotta alla tradizione platonico-pitagorica, che sosteneva la natura ideale degli enti matematici, o rimandi a una sua funzione meramente strumentale di descrizione razionale della realtà. Le riflessioni metodologiche portano a concludere che la nuova scienza è possibile grazie a tre condizioni: 1) la capacità di avere esperienze; 2) la capacità di sviluppare dimostrazioni razionali; 3) la capacità di comunicare le conoscenze mediante il linguaggio. Questa fiducia nelle capacità dell'uomo di conoscere la natura fa dire a Galileo che il sapere umano, tanto inferiore per ampiezza al sapere divino, può raggiungere nelle matematiche lo stesso grado di certezza di quello divino.

c) Le scoperte scientifiche. In Galileo le acquisizioni metodologiche si accompagnano alle scoperte nell'ambito dell'astronomia e della fisica, che fanno dello scienziato pisano uno dei massimi protagonisti della rivoluzione scientifica moderna anche sotto questo profilo. Le osservazioni compiute con l'ausilio del cannocchiale portano a quattro scoperte: «l'immensa moltitudine delle stelle fisse mai prima vedute»; la superficie "scabra e ineguale" della Luna con monti e valli; la natura della Via Lattea; i quattro satelliti di Giove. Sulla base di questi dati osservativi, Galileo deduce sperimentalmente la conferma della teoria copernicana, che risulta pertanto un'immagine reale del cosmo e non una semplice ipotesi matematica, dimostra l'insostenibilità della teoria aristotelica che separava il mondo terrestre da quello celeste e afferma l'esistenza di un unico universo, regolato in ogni sua parte dalle stesse leggi fisiche. Nel campo della dinamica, gli studi sulla caduta dei gravi, l'intuizione del principio d'inerzia e la formulazione del principio di relatività portano al rifiuto della concezione aristotelica sulla teoria dei luoghi naturali e su quella del moto, secondo la quale la velocità di caduta dei gravi dipendeva dal peso del corpo. Le scoperte galileiane risulteranno fondamentali per la definizione della cinematica e della dinamica moderne.

d) La concezione della natura. Alla base della concezione della natura di Galileo sta il suo realismo scientifico: la natura ha una costituzione vera e reale e un'esistenza oggettiva, conoscibili dalla scienza umana; possiede inoltre un'intrinseca e inesorabile regolarità, impostale da Dio stesso, che le impedisce di procedere secondo capricci o bizzarrie e di avere finalità estrinseche e intenzionalità antropomorfiche. L'ordine della natura non è però di tipo essenzialistico e finalistico - come era nella concezione greca e medievale - ma è l'ordine delle leggi che fissano le relazioni costanti di successione, di concomitanza o d'interdipendenza funzionale empiricamente rilevate tra i fenomeni.
Galileo ripropone la distinzione, di origine democritea, tra le qualità oggettive o primarie, che riguardano le determinazioni quantitative delle realtà oggettivamente misurabili (figura, estensione, tempo, spazio, numero, movimento), e le qualità soggettive o secondarie, quei caratteri sensibili delle cose dipendenti dalla struttura soggettiva del sistema percettivo umano (sapore, odore, colore, suono). L'influenza di Democrito è presente anche nella teoria della struttura dei corpi - esposta nei Discorsi - in cui la coesione dei corpi e il loro cambiamento di stato sono spiegati ricorrendo alle nozioni di atomo e di vuoto ("le parti non quante" e "i vacui non quanti") che sole possono spiegare quantitativamente fenomeni, come per esempio il cambiamento dallo stato solido allo stato liquido, apparentemente qualitativi.

Galileo Galilei

Il primo interrogatorio a Galilei


ISAAC NEWTON
(1642 - 1727)


Isaac Newton