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Johann Wolfgang Goethe
(Francoforte sul Meno, 28 agosto 1749 – Weimar, 22 marzo 1832)

Gli studi scientifici e la filosofia
della natura di Goethe
Ampi furono gli interessi di Goethe in campo scientifico naturalistico e
filosofico. Scritti principali nell'ambito di studi filosofico-scientifico sono:
La metamorfosi delle piante (1790); Teoria dei colori (1810) e Sulla scienza in
generale e in particolare sulla morfologia (1817-24).
Il grande entusiasmo
poetico di Goethe per la natura, così come i suoi multiformi interessi
scientifici, si sostanziano di un tessuto filosofico anzitutto nel quadro della
rinascita della filosofia di B. Spinoza nella Germania dell'epoca.
La natura
viene così concepita come unitotalità divina, esaltata come organica, vivente,
infinitamente versatile, produttrice di forme sempre nuove e irripetibili.
Altro
fattore essenziale è l'incontro con la Critica del giudizio di I. Kant, di cui
Goethe apprezzò la tendenza a studiare in modo omogeneo i prodotti dell'arte e
della natura. Ne derivò la convinzione che lo studio dei fenomeni della natura
debba essere affidato all'intuizione, all'osservazione, a una forma di “delicata
empiria”, piuttosto che costringerli entro rigidi schemi matematici o
meccanicistici.
Per questo Goethe entrò spesso in polemica con la scienza
ufficiale dell'epoca e l'episodio forse più clamoroso è la critica della
concezione della luce di I. Newton a favore di una teoria dei colori, che spiega
le differenze cromatiche in base alla mescolanza della luce con l'oscurità.
Ma è soprattutto in botanica e biologia che Goethe raggiunse notevoli risultati,
anche dal punto di vista metodologico, con la sua morfologia comparata. L'intera
vita della natura è infatti per Goethe un processo di metamorfosi per cui,
attraverso graduali variazioni di una forma, si giunge a forme che
apparentemente non hanno più alcuna somiglianza, e quindi alla diversità di
organi e individui.
Di notevole importanza, secondo Goethe, per comprendere la
natura sono i concetti di polarità, come incessante attrazione e repulsione, e
di potenziamento, come continuo innalzarsi e raffinarsi delle forme di vita.
L'estetica goethiana
Anche se Goethe ha lasciato numerosi scritti di critica letteraria e di critica
d'arte, sarebbe però erroneo limitarsi a essi per cogliere la sua estetica, che
è documentata in modo non meno essenziale dalla sua intera produzione. Tra la
concezione organicistica della natura e quella classicistica dell'arte esiste
una profonda connessione. Più esattamente, tra natura e arte c'è una sorta di
continuità, nel senso che l'arte rivela la verità della natura non certo
imitandola, ma producendo qualcosa di più alto. Quello che importa non sarà
dunque l'effetto sullo spettatore, di cui troppo si sono preoccupati i moderni,
ma la compiutezza dell'opera o, meglio, del processo formativo che vi si
realizza.
Peculiarità dell'arte è quella di realizzare nel modo migliore il
simbolico (carattere in un certo senso proprio di tutta la realtà), che va
distinto accuratamente dall'allegorico.
Nell'allegoria infatti si guarda a un
particolare riferendosi con il pensiero a un universale a esso estrinseco, nel
simbolo invece si coglie l'universale nel particolare in modo intuitivo.
L'arte
giunge in tal modo a cogliere l'essenza delle cose, nella misura in cui è
accessibile in forme visibili: questo è avvenuto soprattutto nel mondo greco,
dove si è realizzata quella continuità di natura e arte, di creatività e
compiutezza che dà alle sue opere un carattere di intrinseca verità e necessità.

Johann Wolfgang von Goethe
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