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Henri
Bergson

Henri Bergson nasce nel 1859 a Parigi, frequenta l'Ecole Normale Supérieure e si
laurea in filosofia e matematica. Professore all'Ecole Normale Supérieure e poi
al College de France, dal 1914 è membro dell'Accademia di Francia. Fu insignito
del Premio Nobel per la letteratura nel 1928. Morì a Parigi mentre era ancora in
corso l'occupazione tedesca (1941). Nel 1889 viene pubblicata la tesi di
dottorato: Saggio sui dati immediati della coscienza. Materia e memoria, forse
l'opera più conosciuta, fu pubblicata nel 1896 (letta da James e Proust). A
seguire Il riso (1900), Introduzione alla metafisica (1903), L'evoluzione
creatrice (1907), Durata e simultaneità (1922), Le due fonti della morale e
della religione (1932).
Bergson si inserisce in una corrente del pensiero francese che era sorta
all'inizio dell'Ottocento: il movimento spiritualistico di cui era stato
iniziatore François-Pierre Maine de Biran (1766-1824) e aveva avuto come
esponenti Félix Ravaisson (1813-1900) e Jules Lachelier (1832-1918).
Essi sottolineavano, in modo diverso e approdando a soluzioni diverse, che la
coscienza umana non può essere ridotta agli elementi sensibili e al dato
fenomenico. La volontà, la spontaneità e la libertà, in particolare, non
potevano essere ricondotti al dominio della scienza.
Bergson sostiene che già il concetto di tempo rivela la coscienza come
irriducibile al dato sensibile, il tempo infatti è un concetto che assume
significati eterogenei, esiste dunque il tempo della fisica e della meccanica ed
è un tempo sostanzialmente diverso da quello proprio dell'esperienza. Il
concetto di durata che Bergson introduce e che diviene uno dei temi principali
della sua riflessione, rappresenta il tempo nel suo aspetto qualitativo che
esiste in opposizione al tempo spazializzato proprio della fisica. Il tempo
della scienza è dato da una sequenza di istanti omogenei tra di loro, il tempo
della coscienza ci propone porzioni di tempo in cui le distanze tra le
esperienze si avvicinano in modo libero e diverso. La coscienza registra e vive
di un tempo che, a differenza di quello della scienza, dura, non è un attimo
uguale al precedente o a quello che seguirà.
Nella critica rivolta al Positivismo Bergson fa leva sulla distinzione tra
intelletto e intuizione. Quest'ultima è "la visione dello spirito da parte dello
spirito". L'intelligenza non raggiunge l'oggetto, si limita alla descrizione.
L'intuizione conosce la durata della coscienza e il tempo reale ci permette di
scoprirci liberi. Ai codici, i numeri, simboli della conoscenza scientifica
l'intuizione oppone il suo entrare in contatto con l'oggetto, la simpatia
tramite cui si immedesima nell'oggetto conosciuto.
Nel concetto di intuizione Bergson riafferma il carattere tipico dell'uomo e la
sua capacità di conoscenza metafisica. Nel segno di uno spiritualismo che
affronta e rievoca temi già di San Tommaso o del misticismo (Plotino). Lo
spiritualismo in Bergson si configura come analisi di quelli che sono i dati
immediati della coscienza. "Les données immédiates de la conscience": tempo e
durata sono i caratteri distintivi dell'esperienza umana.
Bergson dall'ipotesi della coscienza come libertà e durata passa a proporre un
modello della natura analogo. Anch'essa è continua ed incessante novità, è
creazione, spontaneità, è vita sempre nuova in continua evoluzione. L'evoluzione
creatrice consente a Bergson di portare il suo attacco più diretto al mondo
della scienza, dove il positivismo ha rinnovato un modello meccanicistico, cui
Bergson risponde con l'élan vital, slancio vitale per la vita, forza dinamica e
creatrice. Ad essa riferisce una materia, che risulta essere lo scarto, la
differenza, il residuo di questa attività. L'evoluzione creatrice non è un
processo omogeneo. Da essa discendono la vita vegetale, quella animale e quella
razionale. Non sono tappe successive, ma aspetti divergenti dove prevalgono la
fissità.

LO SPIRITUALISMO
UNA FILOSOFIA DELL'INTUIZIONE: BERGSON
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