FILOSOFI
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Herbert Marcuse, pensatore di ispirazione marxista, fu uno dei principali esponenti della scuola di Francoforte.
A differenza di Marx, non individuò nella classe dei lavoratori, ormai integrati nella società capitalistica, la forza capace di spezzare il sistema costituito: la speranza di una liberazione dall'ordine repressivo della società industriale avanzata, che si può ammantare anche dell'ideologia di un'apparente tolleranza, è invece affidata soprattutto agli studenti e agli strati emarginati della società.


Herbert Marcuse



Allievo di Heidegger, il filosofo Herbert Marcuse (Berlino 1898 - Starnbern, Baviera, 1979) dal 1932 collabora all'Istituto per la ricerca sociale di Francoforte. Dopo l'avvento del nazismo si trasferisce negli Stati Uniti. Inizialmente si dedica a un ripensamento della filosofia hegeliana alla luce della critica di Marx e della lezione di Heidegger (L'ontologia di Hegel e la fondazione di una teoria della storicità, 1932; Ragione e rivoluzione, 1941).

Successivamente in Eros e civiltà (1955) si rivolge alla psicoanalisi per analizzare le cause della "repressione" dell'uomo contemporaneo. Alla dialettica fra "principio del piacere" e "principio della realtà", individuata da Freud come origine della rimozione di pulsioni e istinti individuali, Marcuse aggiunge come caratteristica della società capitalistica il "principio della prestazione", che impegna tutte le energie dell'individuo al rendimento lavorativo. La prospettiva di una nuova società e di una cultura non repressiva può essere, pertanto, affidata soltanto a un recupero della dimensione sensitivo-corporea ed estetica dell'uomo.

La critica radicale della società esistente viene ripresa nel saggio L'uomo a una dimensione (1964): la caratteristica della civiltà industriale avanzata è una forma di autoritarismo in cui apparentemente tutto è possibile e a tutti è concessa la massima libertà, svuotata però di ogni effettivo contenuto ("tolleranza repressiva").



Scuola di Francoforte