FILOSOFI
   . : pagina iniziale  . : Greca  . : storia  . : filosofi  . : appunti  . : interviste  . : elenco  



I FISIOCRATICI

TURGOT E CONDORCET:

LA GRANDE MARCIA DELLO SPIRITO UMANO


Robert-Jacques Turgot


Jean Caritat, Marchese di Condorcet

Il grido di battaglia dei fisiocratici: laissez faire, laissez passer

Nella storia delle dottrine economiche del XVIII secolo un posto di rilievo è quello occupato dalla dottrina fisiocratica, dottrina che, cronologicamente, viene dopo il mercantilismo e prima della scuola classica inglese di David Ricardo e di Adam Smith.

«Fisiocrazia» significa, dal punto di vista etimologico, «dominio della natura». Ciò per la ragione che i fisiocratici «credevano che l'economia fosse retta da un ordine naturale, e addirittura scorgevano nella natura, quindi nell'agricoltura, nello sfruttamento delle miniere ecc., l'unica fonte della ricchezza umana» (Sergio Ricossa).

I fisiocratici considerarono basilare per l'economia la capacità produttiva della natura: da un chicco di grano nascono dieci chicchi (e questa è la produzione lorda); se si mette da parte un chicco per la prossima semina, ne restano nove (e questa è la produzione netta, il reddito) — questi nove chicchi sono quel sovrappiù nel cui incremento, in gran parte dovuto all'introduzione in agricoltura di nuove tecniche, consiste il progresso economico.

D'altro lato, perché l'agricoltura possa essere un'attività florida deve essere libera di poter commerciare i suoi prodotti, a cominciare dal grano, in modo da poterli vendere al prezzo migliore là dove essi sono più scarsi.

Dunque: libertà economica. E fu così che i fisiocratici contribuirono a orientare la politica francese verso il libero commercio. Difatti «è generalmente ammesso, per esempio, che sono essi i veri autori dell'editto del 18 luglio 1764, con cui si autorizzava l'esportazione dei grani» (Henri Denis).

La posizione dei fisiocratici fu pertanto decisamente contraria al protezionismo e allo statalismo mercantilista, e ciò li inserisce a buon diritto, con il loro grido di battaglia laissez faire, laissez passer, nel filone dell'illuminismo.

Il principale esponente della scuola fisiocratica è Francois Quesnay (1694-1774), il quale fu il medico di Madame Pompadour e di Luigi XIV. In tarda età collaborò all'Enciclopedia di Diderot e d'Alembert, ma in ogni caso la sua opera più importante e più conosciuta è il Tableau économique (1753): «il primo tentativo, che mai sia stato fatto, di dare una rappresentazione matematica del meccanismo della vita economica in regime capitalistico» (H. Denis).

Il Tableau, scrive Sergio Ricossa, «è il primo esempio completo di sistema economico circolare, nel senso che la ricchezza viene fatta girare in circolo come il sangue nel corpo umano (Quesnay era il medico di corte)».

E non va dimenticato che lo schema di economia circolare proposto nel Tableau verrà in seguito ripreso dagli economisti classici e, in particolare modo, da Marx.

Robert-Jacques Turgot: quello della storia umana è un processo che è anche un progresso

Amico dei fisiocratici fu Robert-Jacques Turgot (1727-1781), le cui Riflessioni sulla formazione e sulla distribuzione della ricchezza apparvero sulla rivista fisiocratica, «Ephémerides du Citoyen», tra il 1769 e il 1770. Il lavoro si articola snodandosi in considerazioni sul sistema economico al fine di dare informazioni su di esso a due studenti cinesi, Ko e Iang, che l'autore immagina stessero visitando la Francia in quegli anni.

Certo, Turgot ha a che fare con i fisiocratici, ma — così afferma Lionel Robbins in La misura del mondo. Breve storia del pensiero economico (1998) — «egli elaborò ipotesi molto più congeniali alla prospettiva moderna di quanto non lo fossero le loro [dei fisiocratici] riflessioni».

Nominato nel 1774 ministro della marina, e qualche mese più tardi Contróleur général des Finances — cioè ministro per le finanze e il commercio e commissario per le opere pubbliche —, Turgot ricoprì tale carica per venti mesi, nonostante continui e forti attacchi di gotta. «Grande funzionario pubblico», come lo definisce Joseph Alois Schumpeter, riuscì a migliorare l'amministrazione finanziaria e la situazione delle finanze reali.

Con decreto reale istituì, all'interno della Francia, il libero commercio del grano e abolì le jurandes, vale a dire le corporazioni dei mestieri — misure che vennero soppresse subito dopo le sue dimissioni, e che ritorneranno in vita con l'avvento della rivoluzione del 1789.

Al 1751 risale il Piano dei due discorsi sulla storia universale, dove Turgot vede la storia universale come «la considerazione dei progressi successivi del genere umano e l'esame specifico delle cause che vi hanno contribuito». È una storia dove si dovranno indagare gli effetti congiunti dell'intreccio di cause generali e necessarie, di cause particolari attive in situazioni determinate, e delle libere iniziative dei grandi uomini. Diversamente dalla storia dei fenomeni naturali, che ci pone dinanzi a una ciclicità di «rivoluzioni sempre uguali», la storia degli eventi umani, dei fenomeni storici e sociali — scrive Turgot — ci pone «di secolo in secolo» di fronte «a uno spettacolo sempre diverso».

La storia dell'uomo è storia dello «spirito umano», è un continuo mutamento che avanza verso un più alto incivilimento: è un processo che è anche un progresso. E nulla di buono va perduto in tale processo evolutivo, giacché il progresso di un'epoca prepara e rende più agevole quello dell'opera successiva:

Tutte le epoche sono concatenate le une alle altre da una successione di cause ed effetti che congiungono lo stato presente del mondo a tutti gli altri stati che l'hanno preceduto.

Ciò non significa che non si diano periodi di decadenza. Ma anche dall'interno di questi periodi, fa presente Turgot, emergono situazioni, esperienze e consapevolezze che aprono la strada agli sviluppi successivi.

«Ragione, passione e libertà»: sono queste, per Turgot, le anime del progresso.

Il perfezionamento delle capacità tecniche con lo sviluppo delle arti meccaniche fa sì che l'uomo possa controllare la natura; e, d'altra parte, la lotta per la libertà di commercio e contro i privilegi corporativi è lotta contro il dispotismo. Ecco allora che il progresso, nella concezione di Turgot, viene a consistere nella progressiva liberazione dell'uomo nei confronti della natura e nei confronti degli altri uomini.

Il Marchese di Condorcet:
la perfettibilità dell'uomo è realmente indefinita


Le idee di Turgot — e anche di Voltaire — sulla storia trovano una sistematica riformulazione nell'Abbozzo di un quadro storico dei progressi dello spirito umano (1794) di Jean Caritat, Marchese di Condorcet.

Nato nel 1734 a Ribemont, nel 1762 Condorcet si trasferisce a Parigi. Qui si lega a d'Alembert, Voltaire e Turgot. Ed è proprio Turgot che lo avvicina a quelle teorie economiche fisiocratiche che Condorcet esporrà nello scritto Riflessione sul commercio dei grani (1768).

Matematico di prim'ordine, Condorcet si impegna nell'applicazione della statistica e del calcolo delle probabilità ai fenomeni sociali e politici, al fine di individuare le costanti in un mondo, quello umano, considerato costitutivamente refrattario a leggi universali e soggetto alle più imprevedibili variazioni. Con lavori come il Saggio sull'applicazione dell'analisi alla probabilità delle decisioni prese a maggioranza di voti (1765) e il Quadro generale della scienza che ha per oggetto l'applicazione del calcolo alle scienze politiche e morali (apparso postumo), cioè con la sua «mathèmatique sociale», Condorcet intese appunto studiare i fenomeni del mondo umano tramite l'elaborazione di «valori medi», vale a dire di «medie statistiche» in grado di permettere previsioni, ovviamente non certe, ma attendibili. Si chiede Condorcet:

Il solo fondamento della credenza nelle scienze naturali è l'idea che le leggi generali, conosciute o ignorate, che regolano i fenomeni dell'universo, sono necessarie e costanti; per quale ragione questo principio sarebbe meno vero per lo sviluppo delle facoltà intellettuali e morali dell'uomo che per le altre operazioni della natura?

Nel 1775 Condorcet viene nominato, dall'allora ministro delle finanze Turgot, ispettore generale delle monete; e nel 1782, con l'appoggio di d'Alembert, viene eletto all'Académie frangaise. Partecipa attivamente alla Rivoluzione, con particolare attenzione rivolta ai problemi dell'educazione, come testimoniano le Memorie sull'istruzione pubblica e il Rapporto e progetto di decreto sull'organizzazione generale dell'istruzione pubblica (1791-1792), dove viene avanzata la proposta di una istruzione libera, laica e gratuita quale via per conseguire una effettiva e reale uguaglianza.

Membro della Convenzione nel 1792; schierato con i girondini, si oppone alla sentenza di condanna a morte di Luigi XVI; ostile a Robespierre e al progetto di costituzione giacobina; proscritto nel 1793, Condorcet si rifugia nella casa di madame Vernet; accusato di cospirazione, cerca di fuggire, ma viene preso e messo in prigione. E proprio nella cella della prigione viene trovato morto il 29 marzo del 1794.

È nel rifugio della casa di madame Vernet che Condorcet, nell'ultimo periodo della sua vita, scrive la sua opera più nota, l'Abbozzo di un quadro storico dei progressi dello spirito umano.

Nella storia dell'umanità Condorcet individua dieci epoche, ordinate in base al criterio della crescita del sapere. Le prime tre epoche sono ere «preistoriche» (si passa dal nomadismo all'agricoltura, si sviluppa la divisione del lavoro, compaiono la proprietà privata e la divisione in classi). Seguono le epoche relative al mondo greco e romano, e ai secoli successivi (epoche non prive di gravi ombre, ma anche ricche di indubbi risultati positivi). Con l'ottava epoca l'umanità assiste alla rinascita dei lumi: l'invenzione della stampa (che amplia la circolazione della cultura), le scoperte geografiche, la riforma protestante, la rivoluzione scientifica e lo sviluppo delle scienze sòno tutti esiti di una ragione che sempre più si è affrancata dalle morse della superstizione e che ha dato i suoi frutti migliori nell'ultima nona epoca, l'epoca che si è chiusa con la rivoluzione e che trova i suoi tratti caratterizzanti nella portentosa crescita delle scienze sperimentali, nella nascita della scienza economica e delle scienze sociali, in una politica fondata sui diritti naturali, nella più decisa affermazione del principio di tolleranza nei confronti di tutti gli esseri umani senza distinzione di paese, di razza, di religione.

Lo studio della storia passata — dice Condorcet — è più che necessario perché è il solo che può indicare all'uomo «gli strumenti idonei ad assicurare e accelerare ulteriori progressi che la sua stessa natura gli permette di perseguire».

Ed è la decima epoca quella nella quale si dovranno realizzare i Progressi futuri dello spirito umano. Scrive al riguardo Condorcet:

Le nostre speranze, sulla condizione a venire della specie umana, possono ridursi a questi tre punti fondamentali: la fine dell'inuguaglianza tra le nazioni, il progresso verso l'uguaglianza in ogni popolo e, infine, il perfezionamento reale dell'uomo. (...] Potranno tutte le nazioni avvicinarsi un giorno al grado di civiltà raggiunto dai popoli più liberi e più affrancati dai pregiudizi, come i Francesi e gli Anglo-Americani? L'immensa differenza, che distingue tali popoli dalla servitù delle nazioni sottomesse a dei re, dalla barbarie delle tribù africane e dall'ignoranza dei selvaggi, potrà gradatamente scomparire?

La risposta di Condorcet alla domanda è certamente positiva, nonostante egli sia tutt'altro che ignaro delle difficoltà e degli ostacoli che si frappongono al progresso. Ed è positiva perché, egli scrive,

al perfezionamento delle facoltà umane non è posto alcun termine e la perfettibilità dell'uomo è realmente indefinita: i progressi di questa perfettibilità — ormai svincolati da ogni potere che volesse arrestarli — non hanno altro termine che la durata del pianeta su cui la natura ci ha collocati.

Quella dell'uomo sulla faccia della terra, «la marcia dello spirito umano», non sarà una marcia trionfale. Essa tuttavia è, nella prospettiva di Condorcet, una marcia inarrestabile che condurrà l'uomo alla più grande felicità e addirittura a un prolungamento indefinito della sua vita organica.