Ian Hus
Ian Hus (1372-1415), teologo, insegnò presso l'università di Praga e si accanì
particolarmente contro l'evoluzione mondana che stava caratterizzando la chiesa
occidentale nel passaggio dal XIV al XV secolo. Egli diffuse le proprie idee nel
periodo in cui era re di Boemia Carlo IV, considerato dai suoi sudditi un vero e
proprio sovrano "nazionale". Ecco perché fu proprio in questi anni che venne a
maturazione per la prima volta in Boemia un sentimento nazionalista, generato da
un'energica reazione nei confronti della cospicua presenza di elementi tedeschi
all'interno della chiesa, delle principali attività produttive e commerciali,
nonché dell'università di Praga, di cui appunto Hus era docente.
Il movimento hussita appuntò la propria critica contro il malcostume
ecclesiastico e la componente monarchica che la chiesa andava sempre più
palesando. La corruzione del clero era dovuta alla mondanizzazione del
sacerdozio. Hus legò a sé anche esponenti della nobiltà locale, ma le sue idee
attecchirono in larga parte anche e soprattutto in ambito contadino, in quanto
gli strati sociali rurali guardavano a tale movimento religioso soprattutto con
la speranza di un sensibile miglioramento delle proprie condizioni sociali.
L'eresia hussita
Per Hus la Bibbia era l'unica autorità, sia in ambito dottrinale sia etico. Gli
hussiti ritennero valida la comunione sotto le due specie del pane e del vino,
perciò furono detti anche utraquisti (dal latino uterque = entrambi). La
protesta fu particolarmente vivace durante il regno di Venceslao IV (1378-1419).
La chiesa reagì con veemenza all'eresia, nonostante l'appoggio che venne sempre
garantito a Hus dall'imperatore Sigismondo e da re Venceslao stesso.
In occasione del grande scisma d'Occidente (iniziato nel 1378), Hus seguì la
politica neutrale di re Venceslao IV contro l'arcivescovo di Praga e contro il
clero tedesco, fedelissimi a papa Gregorio XII. In seguito a questi attriti i
docenti e scolari tedeschi abbandonarono l'università praghese per fondare
l'università di Lipsia (1409). L'arcivescovo di Praga condannò le idee di Hus,
il quale replicò con il De libris haereticorum legendis e difendendo a spada
tratta il De Trinitate di Wycliffe, grande ispiratore del suo pensiero.
Condannato, Hus fu convocato al Concilio di Costanza del 1415 per discolparsi,
ma durante il Concilio stesso fu accusato e scomunicato dall'antipapa Giovanni
XXIII. Finì arso vivo nello stesso anno. L'anno successivo fu condannato e
ucciso anche il suo discepolo Girolamo.
In Boemia la reazione non si fece attendere, dato che tutti i ceti sociali si
coalizzarono immediatamente per dare forma a un movimento fortemente
antigermanico, antiimperiale e antiromano. Il movimento hussita non fu in alcun
modo frenato dalla morte del suo fondatore, anzi esso si evolse in una
istituzione vera e propria che, adottando la lingua ceca, tese a promuovere
valori che toccavano impegno sociale e nazionale. Il problema iniziò quando il
gruppo si biforcò: come spesso capita ai movimenti religiosi, o a quelli
politici, gli hussiti si divisero infatti in un'ala radicale, i Taboriti (dal
monte Tabor, in Boemia, dove avevano eretto una fortezza), i quali caldeggiavano
un intransigente rinnovamento sociale e religioso, e un'ala moderata composta
dagli hussiti veri e propri, che si preoccupavano soltanto di promuovere la
rinascita morale della Chiesa.
Le due fazioni si separarono nel 1433, al Concilio di Basilea. L'ala moderata si
riappacificò con la chiesa di Roma, che ne riconobbe l'autonomia ecclesiastica,
congiuntamente alle pratiche religiose. In questa autonomia, quindi, rientrava
anche l'uso (che palesava la volontà di riallacciarsi alla chiesa originaria) di
prendere la comunione sotto le due specie. Mediante questa riconciliazione, gli
hussiti furono utilizzati dalla chiesa per contrastare e debellare i Taboriti, i
quali furono definitivamente sconfitti nel 1434.