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Jacopo Zabarella
Aristotelismo rinascimentale
L'intento di Jacopo Zabarella (1533-1589) è trasformare la dottrina sillogistica
dell'aristotelismo classico, sottolineando l'importanza dell'induzione analitica;
così facendo l'autore padovano intende togliere fondamento alla riduzione
formale di ogni conoscenza alla deduzione. Gli scritti di logica, De methodis e
De regressu, che alimentano la controversia con Piccolomini e Petrella sono
contenuti nell'Opera logica del 1578.
Zabarella sviluppa una teoria del metodo scientifico basata sulle procedure di
resolutio e compositio. Mentre la resolutio consente di analizzare i fatti
scomponendoli in elementi semplici, la compositio conduce dai singoli dati alla
definizione di un modello esplicativo, che verifichi le ipotesi avanzate in
relazione al fenomeno indagato. L'avanzamento delle conoscenze è possibile solo
grazie all'applicazione congiunta di queste due procedure. La teoria costituirà
un importante riferimento per l'elaborazione, nel corso del Seicento, del metodo
scientifico moderno.
Gli studi di fisica, che hanno portato alcuni a formulare l'ipotesi di
un'influenza di Zabarella su Galilei, sono racchiusi in due raccolte, De
naturalis scientiae constitutione e De rebus naturalibus. Zabarella riprende e
semplifica il problema del rapporto fra i risultati dell'esperimento, l'ordine
della natura (oggettivo) e il metodo per la riproduzione di questo stesso ordine:
fra la ricerca metodica e l'ordine si ha lo spazio autonomo della ricerca
sperimentale e logica.
Il metodo si distingue dall'ordine, in quanto rappresenta il passaggio, tramite
l'osservazione empirica approfondita, dall'accumulo di casi particolari alla
struttura universale in cui sono compresi. L'ordine è la struttura intelligibile
presente nelle cose, una disposizione di queste che però non corrisponde a un
ordine naturale perfetto da svelare: non è a questo che serve la scienza, benché
Zabarella non creda che la scienza naturale sia congetturale e ipotetica. Così
Zabarella, allievo di Bernardino Tomitano, va ben oltre gli insegnamenti del
maestro che si limita a contrapporre il metodo sillogistico al processo
inventivo o induttivo; al contrario, secondo il padovano il metodo deve essere
inteso come processo inventivo e distinto dall'ordine (ordo) come processo
sistematore delle conoscenze acquisite. Questo "ordine della scienza" non
corrisponde affatto all'"ordine della natura": è questa incertezza sul primato
della metafisica nell'ambito della scienza che Piccolomini rimprovera a
Zabarella.
Peraltro, Zabarella resta un autore aristotelico e, a differenza di Galilei (ma
anche lui cadendo in contraddizione), non conclude la sua ricerca fondando un
nuovo sapere matematico-sperimentale. L'aristotelismo di Zabarella è contrario
all'averroismo proprio perché quest'ultimo relega l'intelletto a "forma
assistente" che mortifica il valore dell'inventio.
Nel XVI secolo l'aristotelismo non è riducibile a un semplice cliché Zabarella
aderisce all'interpretazione di Alessandro di Afrodisia, ma la scuola di Padova
è molto variegata e rappresenta solo un tassello nel "puzzle" dell'aristotelismo.
Nel suo deciso rigetto di impostazioni teleologiche, in particolare di quelle
che riecheggino il dualismo platonico che non rende conto dell'"individualità"
dell'esperienza scientifica, Zabarella distingue fra "metodo dimostrativo" e "metodo
risolutivo". Questa distinzione è da affiancare strettamente a quella fra ordine
logico e ordine naturale. Dire "metodo" è dire "sillogismo": l'induzione serve
alla dimostrazione per giungere alla definizione, che è fine del metodo e dello
strumento logico. La definizione è quindi, a sua volta, principio di
dimostrazione, secondo uno schema logico che va dagli effetti alle cause e
viceversa.
Nonostante la sua distinzione, foriera di conseguenze, fra l'ordine logico e
l'ordine naturale (che non si identificano in base a una mera attività
accidentale dell'intelletto, l'actio transiens dell'averroismo), in Zabarella è
sempre l'"ordine" che riflette la struttura del reale.Alla fine, solo "la
disposizione ordinata del sapere permette di riflettere la struttura delle cose,
anche se l'alessandrismo di cui l'autore è intinto lo porta a diffidare di una
disposizione ordinata che non sia in stretto rapporto con il procedimento
logico-discorsivo o sperimentale da cui deriva" (Badaloni).
L'empirismo, che in Zabarella è alla base della concettualizzazione, non può
essere criterio di distinzione tra la "filosofia aristotelica" cinquecentesca —
molto variegata — e la "nuova scienza" di Galileo Galilei. Il trionfo della "matematizzazione"
della fisica consente, fra l'altro, una sicurezza di concettualizzazione "prima"
del processo di osservazione; ciò rende il ruolo della sperimentazione in
Galilei addirittura meno importante che in certi filosofi aristotelici, fra cui
va senza dubbio annoverato Jacopo Zabarella.
Logica e metodo scientifico
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