Joseph de Maistre  (Chambéry 1753 - Torino 1821)



Uomo politico e filosofo francese, uno dei principali teorici conservatori della Rivoluzione francese, che vide dapprima con favore per poi diventare uno dei suoi più accesi critici.

Compiuti gli studi di diritto a Torino, divenne membro della Corte di giustizia (Senato) del Ducato di Savoia. Fuggito dalla sua provincia natale, occupata dai francesi, nel 1793 trovò rifugio a Losanna, ma quattro anni più tardi il Direttorio ottenne la sua espulsione dalla Svizzera, dove aveva condotto un’intensa attività controrivoluzionaria. Nominato ministro plenipotenziario del Regno di Sardegna a San Pietroburgo da Carlo Emanuele IV di Savoia, restò nella capitale russa dal 1802 al 1817, quindi visse a Torino fino alla fine della sua vita.

Influenzato, agli inizi, dai filosofi e mistici Jakob Böhme, Louis-Claude de Saint-Martin e Emanuel Swedenborg, Joseph de Maistre si scagliò contro la “teofobia” del pensiero moderno, privato di qualsiasi riferimento al potere divino quale elemento esplicativo dei fenomeni naturali e sociali. Egli poneva Dio al centro delle sue dottrine, affermando che il Creatore si manifesta in modo misterioso, in particolare attraverso i miracoli ai quali l’uomo deve rispondere con la preghiera (Le serate di Pietroburgo o Conversazioni sul governo temporale della Provvidenza, 1821).

Rinnovando le tesi di Cartesio e di Nicolas Malebranche, egli sosteneva che la ragione umana deve cercare di comprendere l’ordine divino, anche se essa non può circoscriverlo nella sua pienezza, poiché la perfezione originaria della nostra specie è stata raggiunta tramite il peccato originale. L’uomo si è reso responsabile e colpevole del fatto che la storia sia diventata il luogo del male universale.

La filosofia politica di Joseph de Maistre, improntata a un pessimismo assoluto, pone il principio secondo il quale l’ingiustizia non può essere vinta, come dimostra la morte del giusto per antonomasia che è il Cristo. La sua principale opera politica, Considerazioni sulla Francia (1796), presenta la Rivoluzione francese – soggetto centrale delle sue riflessioni – come un avvenimento satanico, “radicalmente dannoso” nelle sue cause come negli effetti.

Nemico dichiarato, come Edmund Burke, delle idee dell’Illuminismo, De Maistre condannò anche la democrazia, fonte del disordine sociale, e glorificò la monarchia ereditaria. Questo conservatorismo accorda alla religione e al potere spirituale infallibile del papa una funzione fondamentale (Del Papa, 1819), quella di insorgere contro il declino della storia.