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Karl Wilhelm von Humboldt
(Potsdam 1767 - Tegel 1835)

Filosofo, linguista, letterato e uomo
politico tedesco. Nel suo Saggio sui limiti dell'attività dello Stato (1851,
postumo), uno dei manifesti più alti del liberalismo politico, si sostiene che
le funzioni dello stato devono essere circoscritte alla garanzia della sicurezza
interna ed esterna, ma non estese alla cura del benessere dei cittadini (poiché
in tal modo la loro iniziativa verrebbe meno) e a quella della sfera privata (difesa
della religione, promozione dei costumi, educazione morale).
Il suo pensiero è
incentrato sull'idea di umanità, la cui formazione e realizzazione, se da un
lato costituisce la storia (fatta perciò dalle nazioni e non dagli stati),
dall'altro deve avvenire soprattutto attraverso i canali dell'arte, intesa come
mezzo per suscitare uno stato d'animo volto alla percezione dell'universale
nell'uomo e nella natura.
Fondamentale per cogliere lo spirito di un popolo è il linguaggio: esso non è
prodotto di un'attività volontaria, ma inconscia emanazione del suo spirito che,
esprimendo la propria visione del mondo, condiziona la funzione stessa del
pensiero.
Perciò von Humbold si dedicò allo studio comparato delle lingue (dalle
classiche alle amerinde, al basco, al giavanese, malese, sanscrito, cinese)
nella convinzione che esse fossero rette, come organismi viventi, da leggi
precise.
Le sue idee sono a fondamento della linguistica, dell'etnolinguistica e
della linguistica storica e comparativa contemporanee.

Relativismo linguistico
La questione della lingua nell'età del romanticismo
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