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A fine Quattrocento la logica scolastica viene abbandonata in favore di una nuova logica. II problema del metodo e dei modi di organizzazione della conoscenza diviene uno dei problemi filosofici più discussi: i risultati più importanti di tale spostamento d'interesse sono le opere di Ramée che influenzano Descartes, e quelle di Zabarella che influenzano Galileo.


Logica e metodo scientifico


Una nuova logica

Alla fine del Quattrocento si verifica una grande svolta nello studio della logica. La logica scolastica, che ha al suo centro la discussione sulle proprietà dei termini e che ha fondamentalmente natura formale, viene abbandonata in favore di una nuova logica, interessata da un lato a problemi di comunicazione e di psicologia (ossia alla retorica) e dall'altro ai modi di accrescimento e di organizzazione del sapere scientifico (ossia all'epistemologia).

Non è che la logica terministica venga considerata falsa o che venga superata da nuove soluzioni, ma più semplicemente cambiano gli interessi delle persone che si occupano di logica: i problemi che erano centrali per la scolastica sembrano ora inutili e nuovi problemi diventano preminenti.

La tradizione aristotelica non viene abbandonata, come si può credere, in favore di un nuovo modo d'intendere la scienza, ma piuttosto l'attenzione si sposta dai libri di Aristotele che trattano delle categorie, dei predicabili e dei sillogismi ai libri che parlano dell'organizzazione logica del discorso e del metodo scientifico, ossia i Topici e gli Analitici secondi.

Questo spiega anche l'interesse dei logici per i libri di Cicerone.

La questione del metodo e dei modi di organizzazione della conoscenza diviene uno dei problemi filosofici più discussi. I due risultati più importanti di questo spostamento d'interesse sono le opere di Pierre de la Ramée e dei suoi seguaci da un lato, e quelle di Jacopo Zabarella e di altri aristotelici padovani dall'altro.

Da questi filoni si sviluppano due idee di metodo scientifico: quella dei ramisti, che intendono il metodo come insieme di precetti per l'esposizione di ogni discorso che voglia dirsi scientifico, e quella dei padovani, i quali vedono il metodo come strumento per l'investigazione della natura.

Per capire l'importanza assunta da queste due concezioni, basti dire che la prima influenzerà fortemente Cartesio e la seconda Galileo.

La nascita della scienza moderna

Tanti sono le spinte e gli elementi che portano alla nascita della scienza moderna, e molti di questi elementi vengono identificati con i termini di "antiaristotelismo" o "antiscolasticismo".

Si può pensare all'idea platonica di Cusano, secondo cui la natura ha una struttura matematica (mentre gli scolastici tenevano separate fisica e matematica) o a Leonardo, che critica l'inutilità di ciò che si studia nelle università e applica procedimenti quantitativi allo studio dei fenomeni fisici.

Nel Cinquecento Vives rifiuta la logica metafisica delle scuole, fondata sulle categorie e sui principi primi, ed esalta la logica dell'osservazionee dell'esperienza. Telesio critica l'idea aristotelica di scienza come prodotto compiuto e sostiene che la scienza è prodotto dell'esperienza.

Contro l'apriorismo aristotelico e il valore dell'esperienza si pronuncia anche Gilbert. L'esperienza e la ricostruzione razionale e matematica di essa vengono esaltate da Paracelso, da Cardano e da Bruno, il quale riprende l'idea cusaniana della struttura matematica dell'universo, ma sostiene anche che le costruzioni matematiche devono essere "verificate con la natura".

L'antiaristotelismo di Ramée

Per quanto riguarda la logica, l'attacco più noto allo scolasticismo è quello di Pierre de la Ramée che si trova in Aristotelicae animadversiones e in Dialecticae institutiones del 1543. Ramée contesta la distinzione aristotelica tra una logica del discorso scientifico (la logica sillogistica) e una logica dell'opinione (la dialettica): per Ramée, che riprende così alcune antiche tradizioni, logica e dialettica sono la stessa cosa e possono essere applicate a ogni tipo di discorso.

La critica principale ad Aristotele consiste nel fatto che, secondo Ramée,Aristotele ha dato inizio a quella corruzione che ha reso la dialettica un'arte complicatissima e inutile, oscurando il concetto originario di dialettica come facoltà discorsiva naturale che ogni uomo ha, e può sviluppare e usare.

Per Ramée la dialettica si identifica con l'eloquenza e l'eloquenza con l'insegnamento: ecco spiegata l'importanza che egli attribuisce alla dialettica come natura ed esercizio. Si può dunque capire anche come l'antiaristotelismo di Ramée non abbia natura teoretica, ma sia piuttosto una critica del sistema scolastico ancora esistente, e un tentativo di riforma e semplificazione del curriculum di studi delle arti liberali nelle università.

Negli scritti successivi Ramée abbandona il tema della dialettica naturale e si concentra sulla dialettica come strumento. I suoi scritti più importanti in questo senso sono la Dialettica (1555), primo testo di logica in lingua francese, e la sua traduzione latina del 1556, testi che Ramée continua a modificare sino alla morte.

Nella Dialettica la logica o dialettica è definita come l'art de bien disputer, dove per disputer, dove per disputer deve intendersi il saper costruire un discorso articolato, razionale, convincente e perfetto a proposito di qualsiasi argomento: la dialettica è un'arte nel senso che essa deve dare regole e precetti per la costruzione di questo discorso.

L'opera di Ramée non tratta le categorie e i predicabili e si divide invece in due libri, il primo dedicato all'inventio e il secondo allo iudicium o dispositio.

L'inventio consiste nella capacità di trovare singoli argomenti, la dispositio nel disporre le parti di un discorso nel modo più scientifico e convincente possibile. Questa distinzione si può trovare in Aristotele, in Cicerone e in molti altri, ma Ramée la mutua più direttamente da Agricola, il primo che abbandona esplicitamente la logica dei termini per una logica dei loci al servizio dell'eloquenza più che del ragionamento.

Inventio e dispositio erano anche due parti della retorica, ma è owio che nella prospettiva di Ramée dialettica e retorica tradizionale in parte vengono a fondersi; egli riserva perciò inventio e dispositio alla dialettica e afferma che la retorica deve occuparsi solo di problemi stilistici.

Ramée dedica poco spazio all'inventio: cerca di dare delle regole per il rinvenimento di un termine medio nei sillogismi, regole che sono molto simili ai classici loci intesi come luoghi di rinvenimento di argomenti. La parte sulla dispositio è invece la più importante: Ramée offre una classificazione delle proposizioni e dei sillogismi e, soprattutto, espone la sua teoria del metodo.

Il metodo per Ramée è una questione di ordinamento del discorso, ossia riguarda la dispositio e non l'inventio. La concezione di metodo di Ramée deriva dalla retorica e non dalla riflessione sulle scienze: il metodo è da lui inteso come il modo corretto di argomentare. Il metodo riguarda ogni disciplina e ogni disputa, è la disposizione per mezzo della quale, tra molte cose, la più evidente è posta per prima, la seconda in evidenza è posta per seconda, e così via.

Il metodo può essere per Ramée naturale o prudenziale: il metodo naturale dispone le cose secondo la loro evidenza in assoluto, il metodo prudenziale dispone le cose secondo la loro evidenza nella coscienza dell'inesperto. Il metodo naturale è quello in cui deve essere esposto il discorso scientifico, che muove da ciò che è più generale a ciò che è più particolare, dai principi primi agli effetti ultimi; tale metodo' procede per dicotomie. Il metodo prudenziale consiste invece nel trovare la disposizione dei ragionamenti che più si addice all'ascoltatore incolto.

In altri termini, per Ramée, l'unico metodo propriamente detto è quello naturale. Il metodo naturale deve fornirci la capacità di formulare e di riconoscere un discorso scientifico. Per fare ciò non è sufficiente che il metodo ci dica come organizzare la materia che dobbiamo trattare, ma serve anche che il metodo ci aiuti a distinguere gli asserti scientifici da quelli non scientifici: a questo servono le tre leggi della verità, della giustizia e della sapienza.

La legge della verità afferma che un asserto scientifico deve essere sempre vero. Questa legge permette a Ramée di eliminare dalle scienze liberali tutti quegli asserti che sono veri solo in alcuni momenti e che fanno parte dell'opinione. La legge della giustizia afferma che un asserto scientifico deve essere necessariamente vero, ossia il predicato della proposizione deve applicarsi necessariamente e non contingentemente al soggetto. Questa legge esclude dalla scienza le verità contingenti e assegna a ogni disciplina i suoi specifici temi.

La legge della sapienza afferma che un asserto scientifico deve essere reciproco, ossia il predicato deve essere applicabile al soggetto e solo al soggetto, come in "tutti gli uomini sono esseri razionali mortali", in quanto tutti gli esseri razionali mortali sono uomini. Questa legge fa del discorso scientifico una serie di definizioni.

Pierre de la Ramée


Scolastica e scienza moderna

Nonostante l'antiaristotelismo giochi un ruolo importante nell'abbandono della scolastica e nella nascita della scienza sperimentale, esistono forti legami di continuità fra la scolastica medievale e la nascita della scienza sperimentale moderna. Alcuni hanno notato come il
nominalismo (secondo cui soltanto le entità individuali esistono realmente, mentre i concetti generali hanno realtà solo nei nomi con cui si presentano alla mente) sia alla base dell'attenzione per i singolari propria dell'atteggiamento scientifico, o come l'applicazione della matematica alla fisica dei corpi sia resa possibile dalla logica della quantificazione e dalle discussioni sugli aspetti quantitativi delle forme, prodotte dalla tarda scolastica.

Naturalismo, atteggiamento scientifico e anticlericalismo sono elementi ben presenti nelle correnti aristoteliche del Cinquecento; basti pensare al determinismo e al rifiuto dei miracoli espresso negli scritti di Pomponazzi. Ma è soprattutto nelle discussioni sul metodo che si può trovare il maggior contributo della tradizione aristotelica alla nascita della scienza moderna e alla conseguente definitiva morte dello stesso aristotelismo; Padova è il centro di questo sviluppo dell'aristotelismo.

A Padova si sviluppa la discussione attorno alle idee sul metodo di Aristotele, Galeno e Averroè. Nel commento alla Fisica di Aristotele, Agostino Nifo distingue tra dimostrazione dalla causa agli effetti (propter quid) e dimostrazione dagli effetti alla causa (propter quia).

Nifo mette in rilievo il fatto che questo doppio metodo è tipico della fisica, dove bisogna prima trovare le cause, per poi far vedere come dalle cause discendano gli effetti, e che la ricerca delle cause e dei principi primi non è, come voleva la tradizione medievale, opera di un'intuizione dell'intelletto, ma la formulazione di un'ipotesi.

Achillini mette a punto la distinzione tra matematica, che è sempre dimostrata a priori, e fisica, che è sempre dimostrata a posteriori. Zimara è il primo a distinguere tra ordine, che riguarda la disposizione del discorso scientifico, e metodo, che riguarda le procedure di scoperta dei principi primi e delle dimostrazioni.

Per Zimara e per tutta la scuola padovana il metodo diventa non strumento dell'eloquenza, come è per Ramée, ma insieme di procedure d'investigazione della natura.

In particolare la discussione si sposta sul metodo d'investigazione propter quia, che viene identificato (per la prima volta da Bernardino Tomitano) con l'induzione.

È Zabarella a portare al massimo grado questa discussione metodologica che servirà da base alla scienza galileana. Le due opere principali in cui Zabarella espone la sua teoria sono il De natura logicae e il De methodis.

Per Zabarella la logica è uno strumento che serve a distinguere, in tutti i campi, ciò che è vero da ciò che è falso. La logica è quindi lo strumento della scienza, che altro non è che il metodo logico messo in uso: per Zabarella logica e metodo scientifico sono la stessa cosa.

Il metodo è quello strumento intellettuale che serve a produrre nuova conoscenza e non un modo di esposizione; il metodo è uno strumento umano e non deve riflettere l'ordine naturale delle cose (dal generale al particolare), ma deve adattarsi ai processi di conoscenza umani che spesso vanno dal particolare al generale.

Zabarella distingue inoltre tra metodo dimostrativo e metodo risolutivo. Il metodo dimostrativo è il modo di acquisire conoscenza per mezzo di sillogismi o inferenze deduttive. Il metodo risolutivo consiste nell'acquisire conoscenze, argomentando da ciò che è logicamente ultimo a ciò che è primo. Mentre il metodo dimostrativo rende solamente esplicito ciò che già è contenuto nella nostra conoscenza, il metodo risolutivo può portarci a nuove scoperte. Il metodo risolutivo può essere di due tipi: ragionamento dagli effetti, o segni, alle cause; induzione o ragionamento dai singolari agli universali. II primo tipo di metodo risolutivo è, secondo Zabarella, molto più potente del secondo: l'induzione può solo ampliare la nostra conoscenza ad altri casi analoghi rispetto a quelli di partenza, mentre il ragionamento da segni può condurci alla conoscenza di quelle cose che sono al di là di ogni possibile percezione.

I due metodi (dimostrativo e risolutivo) devono essere usati congiuntamente: con il metodo risolutivo arriviamo alle cause e dalle cause dobbiamo essere in grado di dedurre gli effetti, se vogliamo che le cause siano esplicative di essi.

Zabarella ritiene che l'universo abbia una struttura intelligibile che può essere investigata per mezzo del metodo e attraverso l'uso dell'esperienza.

Jacopo Zabarella


Il suo successore, Cremonini, non fa che enfatizzare questi aspetti della teoria di Zabarella.

La teoria della scienza presentata da Aristotele negli Analitici secondi è una teoria della dimostrazione che riduce la scienza a dimostrazioni necessarie ed esclude tutto ciò che è ipotetico dalla scienza, stessa. Con il rovesciamento operato dai padovani, la teoria della scienza diviene teoria della scoperta, dove ciò che risulta più importante è la formulazione di ipotesi e la ricerca di cause.

Galileo arriva a Padova nel 1592, quando queste discussioni sono ancora vive e il modo in cui porta avanti le sue ricerche viene fortemente influenzato dalle idee padovane sul metodo.