FILOSOFI
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Se l’essere umano è per l’uomo l’essere sommo anche nella pratica la legge prima e suprema sarà l’amore dell’uomo per l’uomo. "Homo homini deus est": questo è il nuovo punto di vista, il supremo principio pratico che segnerà una svolta decisiva nella storia del mondo. (L'Essenza del Cristianesimo).


Ludwig Feuerbach

(Landshut 1804 - Norimberga 1872)



Filosofo tedesco massimo esponente della sinistra hegeliana.

Intrapresi gli studi di teologia a Heidelberg, passò a quelli di filosofia, frequentando nel 1824 i corsi di Hegel a Berlino. Ottenuta la libera docenza a Erlangen, incominciò a tenere i suoi corsi e nel 1830 pubblicò, in polemica con la destra hegeliana, i Pensieri sulla morte e l'immortalità, che per la radicalità delle tesi sostenute, gli costarono la carriera accademica. Collaborò agli Annali di Halle con due notevoli saggi, Intorno a filosofia e cristianesimo e Per la critica alla filosofia hegeliana del 1839.

Nel 1841 uscì -, L'essenza del cristianesimo, sua opera più nota che riscosse grande successo presso gli ambienti dei giovani hegeliani.

Negli anni successivi vennero pubblicate le Tesi preliminari per la riforma della filosofia e i Principi della filosofia dell'avvenire (1843), L'essenza della fede secondo Lutero (1844), L'essenza della religione (1846), Teogonia (1857).

Feuerbach trascorse gli ultimi anni della sua vita appartato e in povertà, dedicandosi alla riflessione e curando l'edizione dei Suoi scritti.

Se in una prima fase della sua rifiessione Feuerbach aderisce all'hegelismo e alla sua tesi di una "ragione unica, universale, infinita" (come recita il titolo della sua dissertazione di dottorato) per polemizzare contro il personalismo eccessivo del cristianesimo moderno e contro i dissidi inconciliabili che travagliano la cultura dell'età presente (specialmente quello tra ragione e fede, filosofia e teologia), nel 1839 incomincia il suo distacco dall'idealismo, di cui ravvisa il significato nel carattere naturalistico e antropologico che lo sviluppo del pensiero moderno ha in esso raggiunto.

In particolare la dialettica hegeliana e il suo progetto fondativo che identifica essere e ragione devono essere denunciati nel loro carattere mistificatorio: ingiustificata è la pretesa a un cominciamento senza presupposti, quando è evidente la circolarità di una modalità espositiva che, mentre assume surrettiziamente e acriticamente il materiale empirico, lo presenta come espressione dell'Assoluto, illudendosi così di partire dal Pensiero puro.

È innegabile che la ragione deve presuppone il suo opposto, cioè il sensibile, il materiale, l'empirico: in una parola la natura, vero compendio di tutta la realtà.

Una filosofia che abbandona la natura si riduce a vana speculazione: infatti è nell'intuizione sensibile, principio della vita, che siamo determinati dall'oggetto, e soltanto nella determinazione dell'oggetto si crea il pensiero vero e oggettivo.

È l'intuizione sensibile (da Hegel relegata nel non reale) che ci dà l'esistenza delle cose immediatamente identica con la loro essenza. Verità, realtà e sensibilità coincidono: solo la sensibilità risolve il mistero del rapporto, dell'azione reciproca uomo-natura e degli uomini tra loro, in quanto solo le nature sensibili agiscono le une sulle altre.

Hegel ha voluto superare il contrasto tra pensiero ed essere privilegiando il pensiero che è soggetto e facendo dell'essere un suo predicato. Quando invece si parte dal sensibile, l'essere è ciò che è oggetto dei sensi, dell'amore, della passione: essendo la passione segno rivelatore dell'esistenza, essa assume così un significato ontologico-metafisico.

L'amore è la prova ontologica dell'esistenza di un oggetto fuori di noi, così come nella sensazione sono racchiuse le verità più alte e profonde.

Quella di Hegel è una teologia mascherata, poiché fonda la certezza del sapere assoluto nel processo circolare con cui lo Spirito (il vero essere, Dio) risolve in sé il finito per disvelare la propria pienezza, la propria verità: allo stesso modo la teologia scinde l'uomo e lo aliena da se stesso. L'Essere infinito non è altro che l'essere finito divenuto astratto, estraniato da se stesso, e analogamente lo Spirito di Hegel altro non è che l'essere dell'uomo posto al di fuori degli uomini.

Dunque «il segreto della teologia è l'antropologia, ma la teologia è il segreto della filosofia speculativa»: Hegel aveva rifiutato il Dio trascendente della tradizione per sostituirlo con lo Spirito immanente, cioè con la realtà umana nella sua astrattezza, l'Idea di Umanità. Ma ciò che interessa Feuerbach è l'uomo reale in quanto corporeità, naturalità sensibile, bisogno: per raggiungerlo è necessario negare non solo l'hegelismo, ma più in generale il teismo come fonte di alienazione dell'uomo concreto colto nella sua interezza naturale e sociale.

Pertanto la correzione che si deve fare alla teologia speculativa e alla religione è semplice e radicale: al posto di Dio e di divino si deve mettere Uomo e umano. Ma la filosofia non può limitarsi a ridicolizzare o negare la religione, che è un grande fatto umano (solo l'uomo ha religione): per criticarla deve comprenderla, e per comprenderla deve raccogliere la lezione di Hegel circa l'unità di infinito e finito.

Tale unità non si realizza però in Dio ma nell'uomo: quindi «la coscienza che l'uomo ha di Dio è la coscienza che l'uomo ha di sé». La religione consiste nel «rapportarsi dell'uomo alla sua stessa essenza (in questo consiste la sua verità), ma alla sua essenza non come sua, bensì come un'altra essenza, separata, divisa da lui, anzi opposta (in questo consiste la sua falsità)».

La religione è la proiezione ipostatizzata dell'essenza dell'uomo, il quale in essa pone le sue qualità, le sue aspirazioni, i suoi desideri: mediante questa estraneazione (alienazione) l'uomo costruisce la Divinità.

Non è Dio che crea l'uomo ma l'uomo che crea Dio:

«Dio è lo specchio dell'uomo», in quanto rappresenta la coscienza che l'uomo ha indirettamente di se stesso, spostando il suo essere fuori di sé prima di ritrovarlo in sé.

Ma l'uomo comprende la specificità e insieme il radicamento del proprio essere nella natura e di fronte a essa: la religione nasce pertanto dal senso di dipendenza dell'uomo da essa. Se questa è «l'essere che si dà distinto e indipendente dalla natura umana», allora l'essenza divina che si manifesta nella natura (secondo le varie credenze religiose) non è altro che la natura stessa che si manifesta e s'impone all'uomo come essenza divina, dotata di proprietà ed effetti divini.

Perciò la natura è il fondo permanente e quindi il primo originario oggetto della religione.

In essa tutte le qualificazioni dell'essere divino (potenza, sapienza, amore, infinità, personalità ecc.) sono qualificazioni dell'essere umano, sono poste in primo luogo nell'uomo e con l'uomo. Dunque l'essere divino è unicamente «l'essere dell'uomo liberato dai limiti dell'individuo, cioè dai limiti della corporeità e della realtà, e oggettivato, ossia contemplato e adorato come un altro essere da lui distinto». Ma l'uomo si distingue dall'animale in quanto sa separare se stesso come individuo dall'insieme delle sue proprietà essenziali, sa che il limite della natura umana non coincide con i limiti dell'esistenza individuale.

Sotto questo aspetto la coscienza di Dio non è altro che la coscienza del genere.

Nel cristianesimo il Cristo rappresenta l'espressione più chiara dell'unità immediata di individuo e genere. Così il mistero dell'incarnazione, il mistero dell'amore di Dio per l'uomo, è in realtà il mistero dell'amore dell'uomo per se stesso: "homo homini deus".

Allo stesso modo quello della trinità è il mistero della vita sociale, poiché rappresenta la verità che nessun essere può costituirsi come perfetto e assoluto se non nell'unità, nella comunità con quelli della stessa natura.

Di qui lo sbocco conclusivo del pensiero di Feuerbach: l'unione dell'uomo con l'uomo, pieno e integrale umanesimo che assegna alla filosofia moderna il compito di trasformare la teologia in antropologia.

Se la coscienza religiosa ha a che fare con il cuore, ciò significa che esso è quanto di più alto vi sia nell'uomo (l'essenza di Dio è l'essenza del sentimento): l'amore mette in rapporto l'individuo con l'altro, tanto che l'universalità del genere coincide con la struttura intersoggettiva del vivere comunitario.

La vera dialettica non è quella della ragione assoluta, ma è rapporto affettivo tra persone concrete "in carne e ossa", dialogo tra un io e un tu. In questo tema Feuerbach può vantare di avere riunito vita e filosofia, dove quest'ultima è «dell'uomo e per l'uomo».