FILOSOFI
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Max Weber

(1864-1920)



Chi vive nel mondo non può sperimentare in sé
una lotta tra una pluralità di valori, valori dei quali
ciascuno preso per sé, appare impegnativo:
dovra scegliere quale di questi dèi vuole servire,
ma sempre si troverà in conflitto
con qualcuno degli altri déi del mondo.

Chi vorrà provarsi a "confutare scientificamente"
l'etica del Sermone della Montagna. per esempio
la massima: "non far resisistenza al male", oppure
l'immagine del porgere l'altra guancia? Eppure e chiaro
che, dal punto di vista mondano, vi si predica un'etica
della mancanza di dignità; bisogna scegliere
tra la dignità religiosa, che è il fondamento di questa etica,
e la dignità virile, che predica qualcosa
di ben diverso: "Devi fare resistenza al male, altrimenti
sei anche tu responsabile se questo prevale".

Max Weber



L'opera di Max Weber, complessa e profonda, costituisce un monumento della comprensione dei fenomeni storici e sociali e nel medesimo tempo della riflessione sul metodo delle scienze storico-sociali.
I lavori di Weber possono venire classificati in quattro gruppi:

1) Studi storici:

a) Per la storia delle società mercantili nel Medioevo (1889-1894);
b) Storia agraria romana nel suo significato per il diritto pubblico e privato (1891);
c) La condizione dei contadini nella Germania orientale dell'Elba (1892);
d) I rapporti agrari nell'antichità (1899-1909).

2) Studi di sociologia della religione:

a) L'etica protestante e lo spirito del capitalismo (1904-1905);
b) Scritti di sociologia della religione (3 voll., 1920-1921).

3) Trattato di sociologia generale: Economia e società (1922).

4) Scritti di metodologia delle scienze storico-sociali:

a) L'«oggettività» conoscitiva della scienza sociale e della politica sociale (1904);
b) Studi critici intorno alla logica delle scienze sociali (1906);
c) Su alcune categorie della sociologia comprendente (1913);
d) Il senso della «avalutatività» delle scienze sociologiche ed economiche (1917);
e) La scienza come professione (1917);
f) La politica come professione (1919).

Storico, sociologo, economista e politico, Weber tratta i problemi metodologici con la consapevolezza delle difficoltà emergenti dal lavoro effettivo dello storico e del sociologo, ma soprattutto con la competenza dello storico, del sociologo e dell'economista.

Critico della «scuola storica» dell'economia (Roscher, Knies e Hildebrandt), Weber rivendica contro di essa l'autonomia logica e teorica della scienza, la quale non può sottostare a entità metafisiche come, per esempio, lo «spirito del popolo».

Per Weber lo «spirito del popolo» è il prodotto di innumerevoli variabili culturali, e nient'affatto il fondamento reale di tutti i fenomeni culturali di un popolo.

D'altro canto, il pensiero di Weber è caratterizzato dalla critica al materialismo storico che dogmatizza e pietrifica il rapporto tra le forme di produzione e di lavoro (la cosiddetta «struttura») e le altre manifestazioni culturali della società (la cosiddetta «sovrastruttura»), mentre si tratta di un rapporto che di volta in volta va chiarito secondo il suo effettivo configurarsi.

E ciò significa per Weber che lo scienziato sociale deve essere pronto al riconoscimento dell'influenza che possono avere le forme culturali, come per esempio la religione, sulla stessa struttura economica.

Pur situandosi nell'ambito dello storicismo, Weber accantona spesso distinzioni e concezioni di pensatori che, come lui, si erano posti il problema della fondazione e dell'autonomia delle scienze dello spirito o scienze della cultura o scienze storico-sociali.

Così, per esempio, Weber adotta la distinzione tra metodo generalizzante e metodo individualizzante, ma l'adotta affermando che l'individualità dell'oggetto storico non è qualcosa che appartiene alla sostanza dell'oggetto da indagare, ma è l'esito della scelta individualizzante effettuata dal ricercatore all'inizio dell'indagine che isola l'oggetto dagli altri oggetti ritenendoli insignificanti.

Inoltre, sostiene Weber, occorre relegare tra i divertimenti intellettuali la pretesa — tipica, tra altri, di Dilthey — di porre la psicologia a base della sociologia, perché la sociologia si troverebbe nella necessità di affrontare, nel corso delle sue ricerche, fenomeni psichici. Ma, fa presente Weber, forse che la sociologia non affronta anche fenomeni geografici, economici, medici, artistici eccetera?

In effetti, per Weber non esistono scienze privilegiate. Lo scopo della scienza è quello di raggiungere la verità: di descrivere e spiegare. E questo scopo è un compito infinito.

La conoscenza per Weber, come già per Kant, non sarà mai una riproduzione integrale e definitiva della realtà. Il destino dello scienziato, dice Weber, è quello di venir continuamente superato in un lavoro senza fine.



La sociologia di Max Weber