Michail Aleksandrovic Bakunin
Michail Aleksandrovic Bakunin, uomo politico e teorico dell'anarchismo, nacque
in Russia il 30 maggio 1814, nel villaggio di Prjamuchino, vicino a Tver. Di
famiglia aristocratica, entrò nella scuola di artiglieria di Pietroburgo a 15
anni, per poi dimettersi dall'esercito cinque anni più tardi. Recatosi a Mosca,
iniziò a dedicare i propri studi alla filosofia, entrando in contatto, nella
stessa Mosca e a Dresda, con gli esponenti della sinistra hegeliana. Negli anni
1844-47 si trasferì a Parigi, dove ebbe modo di conoscere Marx e Proudhon,
rimanendo affascinato dalle idee di quest'ultimo. Il biennio successivo
rappresentò per Bakunin un periodo cruciale, prendendo egli parte sia ai moti
parigini sia all'insurrezione di Dresda. In seguito alla partecipazione alla
rivolta tedesca del 1849, egli fu arrestato e condannato a morte dalle autorità
prussiane (ma la condanna fu mutata in ergastolo), e successivamente consegnato
agli austriaci e da questi ai russi, che lo trasferirono in Siberia. Dopo 10
anni di prigionia, e precisamente nel 1861, Bakunin riuscì a fuggire, trovando
riparo a Londra, dove entrò in contatto con Mazzini e Garibaldi. Nel 1867,
quindi, si trasferì in Italia, dove conobbe Andrea Costa, Errico Malatesta e
Carlo Cafiero. L'anno successivo, fu tra i fondatori dell'Alleanza
Internazionale della Democrazia Socialista, che aderì alla Prima Internazionale.
Espulso da quest'ultima nel 1872 a causa dei dissidi con Marx, nel settembre
dello stesso anno Bakunin si fece promotore a Saint-Imier del primo congresso
dell'Internazionale Antiautoritaria, che sancì la nascita del movimento
anarchico organizzato. Nel 1873, invece, vide la luce Stato e anarchia, l'unica
opera organica portata a termine dal teorico dell'anarchismo. Nel 1874 Bakunin
partecipò al tentativo di insurrezione messo in atto dagli anarchici a Bologna,
in seguito al fallimento del quale fu costretto a riparare in Svizzera. Qui egli
trascorse gli ultimi anni della sua vita in condizioni economiche assai
disagiate. Morì a Berna il 1 luglio 1876.
Pur essendo il primo e più famoso intellettuale dell'anarchismo, Bakunin
concentrò la maggior parte delle proprie energie nell'attività rivoluzionaria,
tralasciando quindi l'impegno teorico sistematico. La quasi totalità degli
scritti dell'intellettuale e uomo politico russo, infatti, risulta incompleta e
priva di organicità. Ciò detto, è pur vero che tale impostazione corrispondeva a
una precisa concezione filosofica, contraria all'edificazione di un sistema di
teorie di tipo dogmatico-scientifico. Motivo dominante di tutto il pensiero
bakuniano era il concetto di libertà, in opposizione a quello di autorità. In
quest'ottica, ogni forma statale era da considerarsi nemica del principio di
libertà, compresa la dittatura transitoria del proletariato teorizzata da Marx.
A corollario di queste affermazioni, Bakunin sosteneva che per disgregare
definitivamente la struttura dello Stato fosse necessario eliminare la proprietà
privata dei mezzi di produzione, sostituendovi la proprietà collettiva.
Rovesciato lo Stato, le popolazioni si sarebbero organizzate spontaneamente
mettendo in pratica una sorta di “federalismo libertario”, capace di superare le
vecchie frontiere nazionali. Di qui la critica alla concezione marxiana della
lotta politica intesa come conquista del potere all'interno del singolo Stato,
una concezione che, nell'ottica di Bakunin, avrebbe compromesso le speranze di
successo dell'internazionalismo proletario. Secondo il teorico dell'anarchismo,
quindi, la rivoluzione sarebbe potuta scoppiare dovunque, a prescindere dalle
condizioni economiche delle singole società, anche se quelle con un maggiore
grado di arretratezza presentavano condizioni più favorevoli per l'affermazione
della lotta rivoluzionaria. Quest'ultima, inoltre, si sarebbe caratterizzata non
come “lotta di classe”, così come concepito da Marx, ma come “lotta popolare”,
condotta spontaneamente da una massa eterogenea e disorganizzata di sfruttati,
plebi rurali e ceti sradicati, con l'obiettivo di eliminare ogni forma di potere
e di spezzare ogni logica autoritaria.