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MOSES MENDELSSOHN
E LA DIFFERENZA ESSENZIALE TRA RELIGIONE E STATO

Un illuminista della Populàrphilosophie
Fu soprattutto Christoph Friedrich
Nicolai (1733-1811) a essere «il patrono e l'imprenditore editoriale» della
filosofia popolare. Il compito della «filosofia popolare» fu essenzialmente un
compito di divulgazione, presso un pubblico molto ampio, delle problematiche
dibattute all'interno del movimento illuministico tedesco. «Il suo ideale è di
natura pratica, non teorica; più che l'indagine critica e l'approfondimento, ha
di mira la formazione dell'uomo di mondo e del cittadino borghese, che alla
cultura chiede strumenti per il suo raffinamento e il potenziamento della sua
capacità di successo. Di qui un generico ottimismo e la fiducia nella ragione
come fattore di progresso e di sanamento dei mali sociali: una ragione però
ancorata al senso comune e quindi intinta di eclettismo e di empirismo, rivolta
specialmente all'osservazione psicologica degli uomini e del loro comportamento»
(Bruno Bianco).
Ma, prosegue Bianco, «tra gli illuministi della Popultirphilosophie Mendelssohn
occupa una posizione eminente, per l'ampiezza dei suoi interessi, l'eleganza e
la chiarezza del suo stile e soprattutto per la nobiltà di spirito con cui
trattò gli appassionanti problemi etico-religiosi che alimentavano la cultura
illuministica nella seconda metà del secolo diciottesimo».
Vita e opere
Nato a Dessau, da genitori ebrei, nel 1729, Moses Mendelssohn, a tredici anni va
a Berlino, dove, presso un commerciante, è prima precettore e poi
amministratore. Entrato in contatto con Lessing e Nicolai, Mendelssohn collabora
alle iniziative editoriali di costui, scrivendo su importanti riviste. Intanto,
nel 1755, escono i primi suoi due lavori filosofici: Dialoghi filosofici, e
Pope, un metafisico! Si tratta di due saggi scritti in occasione di concorsi
banditi dall'Accademia di Berlino.
Sempre del 1755 sono le Lettere sulle sensazioni, in cui si sostiene che la
valutazione del bello si effettua per mezzo di una facoltà diversa da quella
della conoscenza e da quella del volere.
Nel 1763 (anno in cui Federico 11 gli concede, per i meriti acquisiti, il
privilegio del riscatto dalle condizioni di inferiorità civile cui doveva
sottostare la comunità ebraica della Prussia), Mendelssohn pubblica il Trattato
sull'evidenza nelle scienze metafisiche. «La matematica - troviamo qui scritto -
è una scienza delle quantità e la filosofia in generale è una scienza delle
qualità»; e la conoscenza metafisica è «fondata sulla ragione» e per questo
«merita di essere chiamata scienza».
Il Fedone, l'opera più famosa di Mendelssohn, esce nel 1767: è una
rielaborazione e una modernizzazione del dialogo platonico riguardante
l'immortalità dell'anima. E non solo, a suo avviso, si può provare l'immortalità
dell'anima, ma anche l'esistenza di Dio: e a questo scopo usa sia l'argomento
ontologico che quello cosmologico, pur non disprezzando gli altri.
Del 1785 sono le Ore mattutine. Queste si aprono con una confessione sul pessimo
stato di salute dell'Autore, il quale si lamenta che, per questo motivo, non può
seguire gli sviluppi della filosofia più recente, quella di Lambert, Tetens e
Kant. Le Ore mattutine portano il sottotitolo di: Lezioni sull'esistenza di Dío,
e costituiscono una specie di riepilogo delle idee metafisiche di Mendelssohn.
Lo Stato impone e costringe, la
religione insegna e persuade
Preoccupato dell'elevazione culturale dei propri correligionari, Mendelssohn
progettò una traduzione della Bibbia (tradusse il Pentateuco e il Salterio).
Occasionato da una presa di posizione in favore di alcuni ebrei francesi, è il
significativo lavoro del 1783 Gerusalemme: o del potere religioso e del
giudaismo, dove Mendelssohn tratta della questione dei rapporti tra la libertà
di coscienza del singolo e lo Stato.
La soluzione che egli prospetta è una soluzione di tolleranza. La
religione e la morale non possono sopportare nessuna forma di costrizione. E
nemmeno vale l'ideale leibniziano dell'unificazione religiosa, giacché tale
unificazione esigerebbe la proposta di una formula giuridica che dovrebbe farsi
valere tramite il potere. Ma, dice Mendelssohn, religione e Stato sono
essenzialmente differenti:
Lo Stato impone e costringe, la religione insegna e persuade; lo Stato dà leggi,
la religione comandamenti. Lo Stato ha un potere fisico e se ne serve dove
occorre: la forza della religione sta nell'amore e nella carità. Quello
abbandona il disubbidiente e lo scaccia, questa lo accoglie nel suo seno e
ancora nell'ultimo istante della sua vita presente cerca, non del tutto senza
profitto, di ammaestrarlo o almeno di confortarlo. In una parola: la società
civile, in quanto persona morale, può avere diritti coercitivi e li ha anche di
fatto ottenuti attraverso il contratto sociale. La società religiosa non avanza
alcuna pretesa a un diritto coercitivo e non può ottenerlo attraverso tutti i
contratti di questo mondo.
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