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NEOPLATONISMO - GNOSI - ERMETISMO


Il neoplatonismo



La «s
colastica»  neoplatonica


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Plotino


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La scuola siriaca


Lo scolaro di Porfirio, GIAMBLICO di Calcide, morto verso il 330, inizia il cosiddetto neoplatonismo siriaco, molto più vicino di quello plotiniano alle fonti orientali. Egli fu autore di numerosi scritti, dei quali ci restano cinque libri dell'opera Sui misteri degli Egiziani. Giamblico è un teologo più che un filosofo. Egli moltiplica le emanazioni plotiniane suddividendole in tante divinità, alle quali fa corrispondere gli dèi della religione popolare. Insiste quindi sul valore della teurgia, che è la virtù magica dei riti e delle formule propiziatorie. La divinità, egli dice, non può essere persuasa ad agire dal nostro pensiero, perché la perfezione non è condotta ad agire da ciò che è imperfetto. Essa agisce invece in virtù dei simboli e delle formule che essa stessa ha suggerito agli uomini. Il neoplatonismo inclinava così con Giamblico verso una teologia mitica che si prestava a giustificare tutte le superstizioni delle credenze pagane.
Giamblico ebbe numerosi scolari che, dalle notizie che ci sono rimaste, appaiono sprovvisti di ogni originalità. Quando l'imperatore GIULIANO (detto l'Apostata) volle dare nuova vita al paganesimo per rimetterlo a fondamento della vita politica dell'Impero, ricorse appunto alla filosofia neoplatonica nella forma che Giamblico le aveva dato.

Frattanto la scuola platonica di Alessandria continuava ed ebbe nuovo lustro da una donna, IPAZIA, che cadde, nel 415, vittima del fanatismo della plebe cristiana suscitatale contro dal vescovo Cirillo.

Dagli scritti del suo scolaro SINESIO di Cirene (nato verso il 370) che nel 411 divenne vescovo di Tolemaide, pare che ella abbia esposta la dottrina neoplatonica secondo l'insegnamento di Giamblico.


La scuola di Atene

L'ultima fase del neoplatonismo fu dedicata prevalentemente al commento delle opere di Platone e di Aristotele. Al principio del V secolo, capo della scuola ateniese era PLUTARCO di Atene, figlio di Nestorio, che morì molto vecchio nel 401-02 e commentò Platone e Aristotele.

La speculazione metafisica fu invece coltivata da SIRIANO (il maestro di Proclo) il quale si rifece specialmente a Platone, che riteneva superiore ad Aristotele e che volle conciliare coi Pitagorici e coi Neoplatonici.

PROCLO è il maggior rappresentante dell'indirizzo ateniese.

Nato a Costantinopoli nel 410 ed educato in Licia, a 20 anni si recò ad Atene dove rimase fino alla morte, avvenuta nel 485. Le opere sue più importanti sono il Commentario al Timeo, alla Repubblica, al Parmenide,all'Alcibiade I e al Cratilo, e due scritti sistematici, l'Istituzione teologica e la Teologia platonica.

Proclo dette alla filosofia neoplatonica la sua forma definitiva. A lui succedono numerosi pensatori che seguono le sue orme, ma non offrono nessun contributo originale alla sua dottrina.

All'ultima generazione di Neoplatonici appartiene SIMPLICIO, i cui commenti a molte opere aristoteliche hanno per noi la massima importanza come fonti di tutto il pensiero antico e rappresentano pure una notevole opera di pensiero.

Nell'anno 529 Giustiniano vietò l'insegnamento della filosofia ad Atene e confiscò l'ingente patrimonio della scuola platonica. DAMASCIO che ne era il capo con altri sei compagni, tra cui Simplicio, si rifugiò in Persia; ma di lì tornarono presto disillusi. Il pensiero platonico oramai non sussisteva più come tradizione indipendente perché era stato assorbito e assimilato dal pensiero cristiano.

L'ultimo rappresentante di esso si può dire sia stato SEVERINO BOEZIO.

Boezio tradusse e commentò i principali scritti dell'Organo aristotelico e l'Introduzione alle categorie di Porfirio. Scrisse anche un Commentario di quest'opera ed altri lavori di logica, matematica e musica. Nel carcere scrisse poi l'opera che lo rese famoso per tutto il Medio Evo, La consolazione della filosofia. Quest'opera non è originale, ma risulta dall'utilizzazione di varie fonti, tra le quali il Protrettico di Aristotele, forse conosciuto attraverso qualche scritto più recente che lo riproduceva. Il punto di vista di Boezio è un platonismo eclettico. Da Platone, Boezio attinge il concetto della divinità come sommo Bene; con Aristotele considera Dio come il primo motore immobile; con gli Stoici ammette la provvidenza e il fato. Sebbene sia cristiano, nella sua filosofia segue da vicino il neoplatonismo dell'epoca. Egli presenta nella sua persona il passaggio dall'antichità al Medio Evo; è l'ultimo romano e il primo scolastico.


La dottrina di Proclo

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